Introduzione
EDUCAZIONE ALLA MONDIALITA’ E EDUCAZIONE INTERCULTURALE
Pace, ambiente, sviluppo, diritti umani. Sono i quattro temi che CEM ha affrontato attraverso la rivista, il convegno nazionale, i corsi di formazione, cercando e suggerendo percorsi didattici che privilegino atteggiamenti di solidarietà e cittadinanza attiva. Non spiegare la pace, ma lavorare per la pace. Non un’educazione agli alunni, ma con gli alunni. In ambito educativo (ma non solo) la pace va dunque oltre la denuncia delle armi e diventa cammino di nonviolenza; pensare l’ambiente non si limita ad una consapevolezza di dati biologici e geografici, ma vuol dire piuttosto un approfondimento delle relazioni fra comportamenti umani ed ecosistemi in diverse culture; affrontare i temi dello sviluppo non riguarda solo i problemi del terzo mondo, ma una ricerca di pratiche di sviluppo sostenibile tanto a livello locale, quanto a livello globale; insegnare i diritti umani non può limitarsi ad un percorso storico-giuridico sui principali documenti, ma prende anche in considerazione diritti di terza generazione e punti di vista non occidentali. Questa consapevolezza ha portato il gruppo di formatori e redattori che collaborano con CEM a valorizzare pratiche educative che accostassero all’ambito cognitivo un’attenzione per comportamenti, atteggiamenti ed abilità; un’attenzione privilegiata alle relazioni - con il proprio corpo, nel piccolo gruppo, a livello locale e globale – e alle differenze in genere. Nell’affrontare i temi della mondialità, e a maggior ragione in tempi di globalizzazione, si è sviluppata dunque una ricerca di educazione interculturale.
Il Centro ICO dell’Università di Gand ha recentemente selezionato centocinquanta strumenti di educazione interculturale. Riportiamo qui di seguito i quattro obiettivi e le sei caratteristiche utilizzate nella pubblicazione di ICO per introdurre l’educazione interculturale:
"L’educazione interculturale si pone i seguenti obiettivi:
- insegnare a bambini e giovani, senza distinzioni in merito alle loro origini o al loro status, come confrontarsi con le differenze culturali e la diversità a livello sociale e nella loro vita privata; fornire loro le abilità, le conoscenze e gli atteggiamenti necessari ad acquisire questa competenza (comunicazione interculturale, risoluzione dei conflitti, modi di lavorare in una società multiculturale, analisi dei propri valori culturali, dei propri standard, delle proprie idee etc.)
- promuovere la tolleranza, il rispetto e la comprensione reciproca, l’apertura verso individui e gruppi provenienti da un contesto diverso quanto a cultura, etnia, nazione, religione etc.
- combattere razzismo, xenofobia, discriminazione, pregiudizi e stereotipi etc.
- fornire agli insegnanti (e altro personale scolastico) abilità professionali complementari che permettano di lavorare con efficacia in classi e scuole culturalmente ed etnicamente miste.
Alcune caratteristiche dell’educazione interculturale:
- l’educazione interculturale non è una materia a parte; è una prospettiva interdisciplinare, un principio che riguarda tutte le materie dei curricula scolastici
- l’educazione interculturale è una parte normale dell’educazione; si rivolge senza eccezioni a tutti gli alunni, tutti gli insegnanti e tutte le scuole. La presenza di immigrati in classe non è necessaria per l’educazione interculturale
- l’essenza dell’educazione interculturale è il processo dinamico di apprendimento interculturale in classe. Riguarda anche aspetti amministrativi e organizzativi delle vita della scuola (...)
- l’educazione interculturale va aldilà dell’educazione dei migranti o delle minoranze etniche (...) Ciò significa che l’obiettivo primario dell’educazione interculturale non è il miglioramento dei risultati scolastici degli alunni provenienti da gruppi migranti o da minoranze etniche (...)
- l’educazione antirazzista è una parte dell’educazione interculturale (...)
- l’educazione interculturale comprende una dimensione globale, internazionale: non si limita alla società multiculturale del singolo, ma si concentra anche sulla diversità culturale e gli scambi a livello mondiale, le realtà degli altri, delle società non europee, sul mondo come villaggio globale etc."
CEM vuole caratterizzare la propria ricerca e i propri interventi di educazione interculturale anche attraverso lo sviluppo di una pedagogia narrativa. CEM ha contribuito a definire tale approccio attraverso i suoi convegni annuali e nel lavoro collettivo "Per una pedagogia narrativa" dal quale riprendiamo due paragrafi curati da Antonio Nanni.
LE RAGIONI DELLA PEDAGOGIA NARRATIVA
Ma perché appare così importante la proposta di una pedagogia narrativa nella scuola in questo momento? Si potrebbe scrivere più di un libro soltanto per cercare di dare una risposta a questo interrogativo. Per brevità, tuttavia, ci vediamo costretti a schematizzare come segue:
- Una prima ragione è a monte: se è vero che stiamo vivendo nella transizione dal Moderno al Post-moderno, allora ne consegue che anche il paradigma educativo non potrà più essere lo stesso che in passato. Ecco perché il paradigma esplicativo (logico-razionale, dimostrativo, ecc.) deve essere integrato, non certo sostituito, con un paradigma più vicino alla cultura postmoderna, cioè appunto "narrativa".
- Una seconda ragione è data dalla diffusa domanda di narrazione che c’è nella società di oggi: bisogno di appartenenza, di comunità, di ripristinare legami vitali con il luogo, l’etnia, la propria cultura, la propria storia.
- Una terza ragione sta nella consapevolezza di vivere in una società che "perde memoria" ogni giorno di più: di qui la volontà di recuperare la memoria storica, di ricostruire la genealogia della propria cultura, di riappropriarsi della tradizione come patrimonio prezioso per la comunità, a questa ragione si collega anche la volontà di contrapporsi al fenomeno del "revisionismo storico".
- Un’ultima ragione è che la scuola non potrà diventare una "comunità educante" (come pure pretende di definirsi) se non farà passi in avanti nella direzione di una "comunità narrante": e questo perché non si fa comunità alcuna senza narrazione condivisa. Accade invece che i docenti si autopercepiscono come portatori di spiegazioni (non di narrazioni) e i discenti come colore che devono imparare le cose spiegate perché solo su quelle verranno valutati. È del tutto falso credere che la narrazione sia la via facile e che la spiegazione sia invece la via difficile. Forse è vero il contrario: è molto più rassicurante il modello esplicativo perché tutto è già previsto, le domande e le risposte, il punto di partenza e il punto di arrivo. Ma forse proprio per questo i nostri ragazzi si sentono spesso già stanchi e annoiati prima ancora di incominciare il cammino di una pseudo-ricerca.
Un’altra ragione è quella di rimettere al centro se stessi, la propria "vita" e di ridurre la forza seduttiva dello spettacolo esterno. Le nuove generazioni avvertono il bisogno di un forte coinvolgimento in tutte le cose che fanno, per loro le emozioni, i sentimenti, il vissuto, le impressioni… sono altrettanto importanti quanto le conoscenze, il sapere. È per questo che un modello "illuministico" di scuola non può funzionare perché tende a "censurare" la vita e a valorizzare solo il dato cognitivo e razionale.
Obiettivi di una pedagogia narrativa.
Proviamo ora ad esplicitare alcuni obiettivi di una pedagogia narrativa:
- rafforzare nei giovani la memoria storica come principale risorsa per la costruzione della propria identità;
- educare al pensiero genealogico, alla ricostruzione paziente dei processi storici, alla dimensione diacronica della realtà partendo dalla propria biografia e tradizione locale;
- avviare la costruzione di una memoria storica condivisa, nazionale ed europea;
- favorire nei giovani la formazione di una identità aperta, dialogica, sufficientemente forte e sicura per vincere la tentazione del ripiegamento nel dogmatismo e nel fondamentalismo;
- controbattere il tentativo dei revisionisti storici di negare, minimizzare o far dimenticare avvenimenti precisi della storia umana;
- educare allo stupore e alla meraviglia, al linguaggio evocativo, poetico, immaginifico, creativo, fantastico, recuperando il valore del simbolo;
- educare all’ascolto delle "altre memorie" (ad esempio la narrazione "al femminile"), assumendo empaticamente il punto di vista dell’altro, soprattutto delle minoranze e dei vinti;
- sperimentare la fruizione e la produzione di materiali narrativi, orali e scritti, musicali e artistici, sia in forma individuale sia in forma collettiva.