51° Convegno Nazionale CEM Mondialità
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Trevi (Pg) > 19-24 agosto 2012
Lucrezia Pedrali - Conduttrice CEM Mondialità
James Hillman in «Politica e bellezza» scrive: «Sono fermamente convinto che se i cittadini si rendessero conto della loro fame di bellezza, ci sarebbe ribellione per le strade. Non è forse stata l’estetica, ad abbattere il Muro di Berlino e ad aprire la Cina? […] Oggi diventare coscienti significa non soltanto diventare coscienti dei nostri sentimenti e dei nostri ricordi, ma soprattutto risvegliare le nostre risposte personali al bello e al brutto».
Arte e bellezza come possibilità di miglioramento del rapporto con l’ambiente in cui viviamo e che vive in noi e la produzione artistica come espressione del significato del rapporto fra l’uomo e il mondo; nell’interpretazione che l’arte fa del mondo, apparentemente in sé compiuta ma sempre aperta alla possibilità di altre interpretazioni, si colloca l’esperienza della meraviglia, dello stupore della possibilità di altro. L’esperienza estetica, condivisa e comunicata, rappresenta il luogo privilegiato per riflettere sulla realtà e sul senso dell’esperienza umana e nella riflessione comune si riconnette alla dimensione etica. Arte nella vita, nei gesti, nei suoni e nei segni che produciamo quotidianamente e che possono assumere diverso valore se intesi a rivendicare spazi per ridisegnare nuovi luoghi e nuove forme di cittadinanza. Arte come esplorazione delle forme simboliche attraverso le quali si attribuiscono i significati al mondo. Arte come politica e come opposizione alla produzione culturale omologante che non riconosce alcuna differenziazione o specificità culturale; arte come riqualificazione dei contesti sociali e relazionali che rendano possibili nuove forme di aggregazione e nuovi modelli di cittadinanza. Arte come scoperta del bisogno di bellezza e della dimensione di gratuità e di responsabilità che l’esperienza della bellezza porta con sé.
Arte e passione: anche nell’agire dell’educazione, riaffermata tenacemente nella propria caratteristica di originalità e creatività come gesto capace di generare valori esistenziali e sociali.
L’arte, come l’educazione, o l’educazione come arte, consentono di accedere al simbolico e di sviluppare attitudine alla critica e alla problematizzazione delle esperienze. Consentono anche di legittimare e di rivelare i copioni sottesi alle pratiche agite e alla materialità del fatto educativo,
recuperando la necessaria consapevolezza delle proprie modalità di relazione e di conoscenza di se stessi, degli altri, del mondo. Se la standardizzazione dei modelli di pensiero e di vita riduce le possibilità del soggetto di produrre risposte autonome alle domande di senso, nella pratica educativa, artistica in quanto libera e consapevole, risiede un possibile antidoto alla spersonalizzazione e alla deprivazione etica, culturale, estetica e sociale. Generare passioni è la sfida dell’educazione ma le passioni non s’insegnano, si trasmettono con pratiche di vita artistica, attraverso la generazione del desiderio. Ritroviamo il modo di suscitare desideri di conoscenza, di bellezza, di comunità, di giustizia, di democrazia.
Brunetto Salvarani - Direttore CEM Mondialità
In occasione della preghiera dei fedeli dei funerali bolognesi del cantautore Lucio Dalla, il 4 marzo scorso, Enzo Bianchi ha ricordato il dono della bellezza, da ricercare nel canto, nell’arte, nella musica e nella poesia. Non è un caso – mi pare – che un simile appello venisse da un monaco, vale a dire da un uomo che vive di silenzio e preghiera, capace di parlare certo ai credenti, ma anche, e con non minore efficacia, ai (cosiddetti) non credenti, e alle persone tutte alla ricerca di un senso.
Da parte nostra, siamo convinti che anche per il mondo della scuola, della formazione e dell’educazione permanente (i nostri mondi di riferimento, insomma), nell’attuale momento di crisi non solo economica una strada da percorrere con sempre maggiore forza e convinzione sia quella del recupero del bello. Un bello che non ha nulla a che fare con l’estetismo e con i modelli antropologici oggi dominanti, ma che rappresenta il ritorno a quei linguaggi – quello dell’arte, del cinema, del narrare, e così via – che ci permetterebbero di restare umani e di immaginare un paese e un mondo finalmente diversi. Su questo ci confronteremo al 51° convegno di CEM Mondialità: sulla necessità di trovare, nonostante tutto, l’alba dentro l’imbrunire (omaggio trasparente al grande Battiato di Prospettiva Nevskij). Un compito arduo eppure pressante. Difficile dirlo meglio di quanto non faccia il recente film dei fratelli Taviani, Cesare deve morire, in cui l’ultima scena vede Cassio confessare davanti alla camera da presa: “Da quando ho scoperto l'arte, questa cella mi sembra una prigione”.
Segreteria organizzativa del Convegno
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Tel. 030.3772780 - E-mail: cemconvegno@saveriani.bs.it