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Editoriale Dicembre 2006

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Brunetto Salvarani   Editoriale

Solo una sensazione?

Brunetto Salvarani

Tradizionalmente, il numero di fine anno di CEM Mondialità raccoglie gli atti del nostro convegno annuale: quello che ci ha visti rientrare felicemente nella bella Viterbo, l’agosto scorso, ormai il quarantacinquesimo di una lunga serie, intitolato «Tra bene e male?».
Ben difficilmente, però, riusciremo a riportare sulla carta stampata, se non in piccola parte, la straordinaria carica di energia che - magicamente - si sprigiona di solito in quel frangente, e che va molto al di là delle pur argomentatissime relazioni, e persino degli amatissimi laboratori operativi! Il convegno, permettetemi di dirlo, è certo tutto questo ma ogni anno si rivela, ancor più, un’occasione preziosa d’incontrarsi e di discutere, di mettere le basi per un anno nuovo di lavoro e di riflettere assieme, di porsi in discussione e di trovare altre idee per affinare quanto si fa: ma soprattutto, per migliorarsi, confrontandosi con tanti altri educatori, formatori, insegnanti, studenti...

Tra i molteplici stimoli che ho personalmente ricevuto a Viterbo, ne vorrei condividere almeno alcuni, a mo’ di flash, fra quanti ho conservato nella memoria.

Il neoministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, ci ha detto che «occorre pensare alla scuola come ad una comunità, la scuola non si gestisce come un’azienda, ma deve essere aiutata a crescere». Lorenzo Chiarinelli, vescovo di Viterbo, ha sostenuto che «l’educazione alla mondialità è la sfida fondamentale per cui, o affrontiamo pienamente questo tema o non solo non avremo la memoria, ma neanche il futuro». Padre Domenico Milani ha scosso la platea con il suo contagioso entusiasmo, esortandoci a proseguire senza timori nella nostra (faticosa) opera di rigenerazione. Annamaria Rivera ci ha ammonito sul fatto che in un’epoca di moltiplicazione dei conflitti armati, grandi movimenti migratori e fondamentalismi contrapposti, il rapporto con l’altro non solo produce conflitti, ma rischia sempre di alimentare una violenza, anche simbolica. Il maestro sufi Gabriel Mandel Khân ha affrontato il tema dell’islam tra conflitto e dialogo, argomentando con frequenti riferimenti al testo coranico la necessità di uscire da stereotipi e di scegliere con vigore la strada del dialogo interreligioso quale direttrice maestra dei credenti nel Dio unico. Grazie ad Antonello Ricci ci siamo calati nella storia e nella più genuina tradizione viterbese, rivivendo con lui e con i suoi colleghi attori alcune delle più tradizionali professioni locali, quella dei tagliatori di pietra e quella dei fabbricanti di funi, canapi e fiscoli, i dischi necessari alla filtratura della polpa macinata delle olive. Con Candelaria Romero e la sua performance Hijos-Figli abbiamo partecipato da vicino alla sua sofferta autobiografia, dalla dittatura argentina alle torture, l’esilio e i traumi postumi del padre, che hanno segnato per sempre la vita della sua famiglia. Tramite Peppe Sini, responsabile del Centro di Ricerca per la pace, con la sua radicalità e il suo coraggio profetico, ci siamo scossi dalle nostre letture dell’oggi troppo spesso un po’ banali e piccolo borghesi. Il nostro Aluisi Tosolini ci ha tratteggiato le trasformazioni attuali dell’educazione, pensata principalmente come ciò che ci può aiutare a trasformare in collettivi quei problemi che sono oggi percepiti comunemente come privati...

Conclusioni? Difficile - anzi, impossibile - trarne. Solo una sensazione, che credo fosse fortunatamente generalizzata presso i nostri convegnisti: se la passione registrata nei giorni di Viterbo è uno spaccato (per quanto selezionato…) della nostra scuola e delle nostre istituzioni formative, probabilmente non tutto è perduto. La partita per ridare loro vita, gioia e cuore si può ancora giocare! C’è da augurarselo, per il bene della scuola stessa ma anche del Paese intero, che nel sistema scolastico rispecchia tanto le sue ansie e le sue contraddizioni quanto le speranze residue per un domani meno incerto e pauroso.

©Cem Mondialità
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