Saluti Convegno 2006
Saluti al Convegno
Padre Domenico Milani [25.08.2006]
Domenico Dilani
Il mio intervento comporterà due momenti.
Il primo, brevissimo, di carattere evocativo: nel 1947 sono stato ordinato prete, a Parma; ero già nel CEM, poi dal ’52 sono passato alla direzione del CEM; nel ’59 sono partito per l’Africa; dopo 26 anni sono tornato, mi hanno rimesso al CEM e, ultimamente, i miei superiori mi hanno richiamato da Brescia, dove nel frattempo eravamo emigrati, per riportarmi a Parma. Se fate la somma: 25 anni per diventare prete, 25 anni di CEM, 26 anni d’Africa, ecco che andiamo su, verso gli 84, che sono i miei anni. Una parola sola: quando ho saputo che il CEM passava dalle mani dei saveriani alle mani di un gruppo di amici, coi quali avevamo lavorato per tanti anni, mi sono detto: «Era ora…». E quindi adesso a questi miei amici, cito Brunetto Salvarani per dirne uno, dico di continuare, con lo stesso spirito, il lavoro che abbiamo, bene o male, cercato di fare insieme. Quando io ero direttore del CEM fui chiamato dalla Santa Sede, non so da quale monsignore. Io avevo preparato un fogliettino sul quale avevo scritto che noi ci interessavamo al mondo intero, senza distinzione di razza o di religione. Erano gli anni ‘53-54 e mi si chiese cosa intendessi dire con «senza distinzione di religione»? Cercai di giustificarmi in qualche modo, passai l’esame e tornai a casa libero e giocondo. Questo perché noi dicevamo di voler dare vita a un movimento aconfessionale. Il termine «a-confessionale» oggi si traduce con «laico», christifideles laici è la teologia della nostra presenza nella chiesa, come anche Populorum progressio costituisce il testo che ha qualificato una certa presenza nella chiesa del CEM. Quindi questo passaggio dalle mani saveriane alle mani dei nostri amici è un passaggio bellissimo e dunque per l’avvenire io dico soltanto una cosa: ciò che fu sia fatto proseguire come ogni cosa che nasce da filo d’erba e diventa albero.
Questo per la rievocazione. Poi per quanto riguarda la seconda parte del mio intervento, dopo aver ascoltato le altissime parole del vescovo, che ringraziamo tanto, io vi racconterò una mia esperienza. Noi del CEM siamo un po’ patiti della narrazione, del racconto, e dunque vi racconterò come avvenne il battesimo di una vecchia cristiana che si chiamava, in lingua swahili, Pendeti. La parola pendeti deriva dal verbo cupenda in swahili. Cupenda cupendua essere amati, cupendana, amarsi, e pendeti, amabile, simpatica. Durante uno degli ultimi safari che feci a Maue, maue è una parola swahili che vuol dire «pietraia», dopo le varie attività apostoliche, confessioni ecc. dovetti occuparmi dell’esame dei catecumeni del quarto anno. Il periodo di preparazione per essere ammessi al battesimo era, appunto, di quattro anni, dopodiché tutti i battezzandi dovevano sostenere l’esame con il prete. Io dovetti dunque occuparmi di questo esame. Passano i primi, giovani, meno giovani, ecc., a un certo punto il catechista mi dice: «Guarda che qui c’è una vecchietta che ogni volta che viene all’esame per ricevere il battesimo non ce la fa mai, è stata bocciata tante volte». “Ah - dico - fatela venire». Eravamo nella mia capanna (quando il missionario arriva in montagna gli abitanti del villaggio costruiscono una capanna apposta) e avevamo messo alcuni seggiolini attorno al tavolo, che era poi la mia valigia. Questa donna anziana, avrà avuto circa novant’anni, si siede. Era vestita di sole. Penso che voi capiate che cosa intendo dire: aveva soltanto uno straccetto tra le gambe, per il resto una pellina tutta pieghettata, una bellissima creatura. Dunque, dicevo, questa donna si siede di fronte a me.
E io dico: «Allora mamma, vuoi essere battezzata. Cominciamo dalle cose più semplici: il segno della croce lo sai fare? Fai il segno della croce».
E lei «Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».
Allora dico «Vediamo adesso se sai le preghiere. Il Padre Nostro lo sai?»
«Certo che lo so» dice lei .
«Comincia», dico io.
E lei «Comincia tu».
E io dico: «No, comincia tu, sei tu che devi essere battezzata».
E lei dice «Se tu cominci io poi ti vengo dietro».
E allora io comincio: «Padre Nostro che sei nei cieli».
E lei: «Padre Nostro che sei nei cieli» e si ferma…
Allora io le dico: «Vai avanti».
E lei dice: «Vai avanti tu. Sei tu che hai cominciato».
Allora io proseguo: «Sia santificato il tuo nome, sia fatta la tua volontà», vai avanti le dico, e lei: «Sia santificato il tuo nome, sia fatta la tua volontà», continua a ripetere quello che dico io e poi si ferma. Attorno a me c’erano una quindicina di catecumeni che avevano passato, chi sì, chi no l’esame. Alcuni erano già stati ammessi al battesimo. Vedendo che questa povera mamma non ce la faceva neanche a dire il Padre Nostro erano proprio scoraggiati e esprimevano questo stato d’animo con un tipico gesto africano. Allora io ho detto: «Guarda mamma, il Padre Nostro è un po’ lungo, tentiamo con l’Ave Maria».
E lei dice «Sì, sì, l’Ave Maria è più corta».
E io dico: «Comincia».
E lei di nuovo: «Comincia tu»… stessa storia di prima… a un certo punto le ho fatto una domanda: «Mamma, facciamo un’altra cosa, hai visto che stamattina, mentre celebravo la messa, a un certo punto di fronte al tavolo sgangherato, la gente si è messa in ginocchio e io sono passato dando loro, sai quella cosina bianca rotonda…», e lei dice. «Si ho visto, ho visto» e allora ho avuto la spudoratezza di dire: «Che cos’è?».
La risposta è stata un capolavoro di teologia. La donna, infatti, mi dice: «Come vuoi che sappia che cos’è quella cosa lì se non l’ho ancora assaggiata», perché l’assaggiare è un modo per conoscere. I presenti continuavano a essere scettici circa l’esito dell’esame ed esprimevano il loro atteggiamento con gesti ed esclamazioni. A quel punto io ho chiesto un’altra cosa: «Mamma, tu perché vuoi essere battezzata?». Per tuta risposta lei si alza dal suo sgabellino, si mette in piedi, e con tutte due le braccia alzate mi dice: «Voglio essere battezzata perché voglio andare su». Mi è venuto freddo alla schiena e ho detto agli altri: «Domani battezziamo Pendeti». «Oh Oh», esclamazioni di gioia. Il mattino dopo c’era la messa. L’avevano vestita tutta di bianco. Ho celebrato la messa, ho impartito la comunione ecc. e poi sono tornato a casa. Questo accadeva giovedì sera. Eravamo nell’epoca in cui si pensava ancora che extra ecclesiam nulla salus, cioè bisognava passare per il battesimo per forza… poi …. Ci ha insegnato tante altre cose.
Il sabato il catechista viene come al solito a messa alla missione centrale. Dopo la messa viene nel mio ufficio e mi dice: «Padre, ti ricordi quella vecchietta che hai battezzato giovedì a Maue?». E io dico: «Certo che me la ricordo» e lui mi dice: «È morta ieri».
Saluti al Convegno