Laboratorio 3 Info
Notizie dall'Harem: Donne in conflitto tra esigenze e bisogni
Sigrid Loos e Rita Vittori

“Una bella donna non è colei di cui si lodano le gambe o le braccia, ma quella il cui aspetto complessivo è di tale bellezza da togliere la possibilità di ammirare le singole parti”
Lucio Anneo Seneco
Nel suo libro "L'HAREM E L'OCCIDENTE", FATEMA MERNISS, sociologa marocchina, a spasso per l'Europa, si interroga sulla visione occidentale dell'harem arabo. Scopre, prima di tutto, che l’immagine dell'harem parte da un'idea distorta: quella che la donna sia soprattutto curve, sospiri sensuali, veli che scoprono e ammiccano. Cosi' gli occidentali immaginano l'harem arabo, trasportandolo nel loro immaginario come una comunita' di donne avvenenti, succubi e devote, sempre a disposizione del loro uomo-padrone, che ha solo l'imbarazzo della scelta per soddisfare tutti i suoi desideri. Ed ecco che noi, occidentali abituati a considerare la donna araba,stereotipandola, come un essere silente e privo di liberta', siamo portati dalla Mernissi a osservare le cose da altri punti di vista... In realta' non e' un luogo di piacere, ma di famiglie e donne insoddisfatte.
Niente veli e profumi d'oriente, solo piu' famiglie che dividono una grande casa con cortile centrale e hanno una ferrea regola: le donne non varcano la porta d'uscita e con tutte le gelosie, i malumori, la tristezza che questa condizione comporta. perché la donna europea vive un altro harem, non meno stringente e soffocante: quello che porta una donna a sentirsi sbagliata e indesiderabile a causa di qualche chilo di troppo.
L'origine del termine arabo harem deriva da "haram" che significa tutto cio'che e' proibito dalle leggi religiose, cio' che e' illecito. Essendo nata in questo luogo segregato, l'autrice sa quanta resistenza e sabotaggio esercitino le donne riguardo ai voleri degli uomini e quanto questi siano consapevoli di cio'.
Fatema afferma anche come l’attenzione alla bellezza fisica può diventare una vera e propria trappola per la donna occidentale, che è costretta a percepire l’età come una svalutazione e a dedicare quindi le sue energie migliori alla cura della propria immagine, senza poter mai vincere, naturalmente, la sfida contro il tempo. "Gli atteggiamenti degli occidentali sono decisamente più pericolosi e sottili di quelli musulmani perché l’arma usata contro la donna è il tempo" (p. 173). La taglia 42 , in conclusione, assume i connotati di un confine di un harem metaforico tutto occidentale, quello della bellezza, appunto, che finisce per rendere schiave proprio le donne considerate più emancipate e moderne.
Forse, conclude Fatima nell'ultimo capitolo del libro, questo e' accaduto perche' la donna europea vive un altro harem, non meno stringente e soffocante: quello che porta una donna a sentirsi sbagliata e indesiderabile a causa di qualche chilo di troppo. "Una donna matura e sicura di se' non si pesa ogni quarto d'ora" dice Fatima.
Cosi', tra il serio e il faceto, si chiude il libro: gli arabi manipolano lo spazio di una donna, gli occidentali ne manipolano invece il tempo; impongono modelli fisici ai quali adeguarsi, soffocando e costringendo a preoccuparsi del proprio aspetto in modo. L'obiettivo sembra essere lo stesso: far pesare sulla donna un senso di vergogna e di incertezza. Annullarla, farla sentire inferiore. L'uomo occidentale manipola tutta l'industria della moda e della cosmesi, che in Marocco e' un fatto unicamente personale.
Quante volte noi donne ci sentiamo avvilite, brutte anche se non lo siamo? Quante volte ci cogliamo a sentirci in colpa se non siamo come gli altri ci desiderano? Quante volte la fatica di aderire alle richieste esterne ci fa sentire svuotate o inadeguate? Quante volte ci sentiamo in colpa perché non siamo “perfette”?
Il laboratorio vuole essere un momento di “gioco” inteso come attività transizionale dove il reale si trasfigura aprendo le porte alle dimensioni del divergente e del possibile. Ciascuna fase del ciclo di vita di una donna ha un suo profumo e una bellezza che la rende irrepetibile e affascinante: la dobbiamo saper cogliere, esprimere, manifestare con vari linguaggi affinché possiamo trasmettere a chi ci sta accanto i molteplici significati di una vita.
Ricreeremo luoghi femminili che parlano di “materno” come capacità di prendersi cura dell’esistente visibile e invisibile, luoghi di piacere ma anche di sofferenza di donne a noi lontane geograficamente, ma pur sempre “sorelle”.
Il mercato: mercato come luogo di incontro ove scambiare, offrire, scoprire “prodotti” del nostro percorso di vita. Il mercato è anche però il luogo ove le donne africane cercano di vendere i prodotti del loro lavoro nei campi per cercare il sostentamento per sé e la propria famiglia o dove acquistano prodotti per “sbiancare la loro pelle” troppo nera…Mercato è anche il luogo ove molte donne vengono vendute come schiave …
Il bagno turco e il salone di bellezza: luoghi di ascolto di corpi di donne, che cercano di esprimere la propria bellezza in modo che sia visibile come un canto d’amore alla vita. La cura del corpo attraverso cosmetici, unguenti, maschere di bellezza, massaggi ha radici antiche, già dall’ Antico Egitto ci giungono testimonianze in tal senso.Ma gli stessi luoghi possono diventare luoghi di “tortura”, ove cercare di imitare modelli di bellezza dettati dal contesto culturale di appartenenza, che vuole le donne ora magre ora opulente, ora aggressive ora remissive, ora muse ora seduttrici, ora abbronzate ora candide… i canoni di bellezza nel passato e nel presente hanno rappresentato e rappresentano spesso sottili forme di violenza sul corpo delle donne. Basti pensare alle donne orientali che per millenni hanno subito la bendatura dei piedi, impedendo loro di camminare. Giocheremo con la bellezza del proprio corpo esprimendola con nuovi cosmetici e …
Salotto letterario (ovvero siamo tutte Shahrazad): Shahrazad, protagonista delle Mille e una notte, fa ricorso alla sua sconfinata cultura, unica arma delle donne recluse nell’harem, riuscendo ad opporre alla logica maschile della forza, la magia della parola, lucida e ammaliante a un tempo, con cui tesse nella notte trame di racconti avvincenti, che inducono il re a differire di giorno in giorno la sua esecuzione. E proprio per aver sconfitto l’ordine della violenza, Shahrazad è considerata il "simbolo dei diritti umani nell’Oriente moderno" (p. 49). Anche noi come Shahrazad recupereremo il tempo per la narrazione che si fa poesia, racconto in modo che anche le parole possano ritrovare la bellezza di essere ascoltate e lette.
P.S. le donne che si iscriveranno al nostro laboratorio dovranno portare con sé:
- Trucchi, cosmetici, profumi, unguenti, olii ecc
- Un libro, una poesia, a cui sono particolarmente legate
- Musiche in cd e audiocassette che prediligono
- Vestiti in più per giocare a trasformarsi… magari un vestito elegante o da sera?
Bibliografia
- Fatema Merniss, L’Harem e l’Occidente Mondadori 2005
- Herman Huarache Ma mani, La donna della coda d’argento, Mondatori 2005
- Idem: la profezia della curandera , Piemme 2001
- Alice Werblowsky, Carla Chelo, siamo così, un giorno nella vita dell’Italia attraverso le storie di 24 donne, Tea 2005
- Calighe Belala, Come cucinarsi un marito all’africana, Epoche, 2000
- Carter, Le fiabe delle donne, Serra e Riva Ed.1991
- Tawfik, a cura di, Lo specchio degli occhi, Ananke ed. 1998