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“La calunnia è un venticello"

Il teatro del corpo e della voce


Nadia Savoldelli

Parole chiave

voce come anima della persona - personalità multiple - contrasti - conflitto come energia costruttiva di cambiamento - ricordi di voci eco di conflitti - riconoscimento - la vocalità come comportamento sociale - stereotipo e pregiudizio - conosciuto e ignoto - emozioni e sentimenti nascosti - voce speculum dell'Essere Uomo  archetipi collettivi, cioè memorie di un passato originario, fatto di sostrati comuni - eredità culturali di gruppi di uomini particolari - la percezione, l'ascolto, mediati e condizionati da questa duplice eredità, dell'umanità universale (l'essere uomo in quanto tale) e dell'umanità particolare (società-cultura).
Potenza ancestrale della voce, potenza vibratoria e ri-creatrice, che s'incontra con l'ambiente culturale mediatore delle percezioni.


La voce “racconta” la nostra storia, i nostri incontri, scontri, affanni, vittorie… è l’espressione sonora della vibrazione interiore dell’essere umano, segna il salto dell’uomo dalla natura alla cultura a qualunque geografia appartenga, conferendo alla personalità umana lo splendore d’una spiritualità ricca e comunicativa. Tutto il nostro corpo contiene un sistema di risuonatori, che contengono anche le voci che non vorremmo ascoltare, che ci creano conflitti con anime che non vorremmo contenere. La complessità di questo sistema è sorprendente e spesso non viene sfruttato nelle sue enormi possibilità.

Ogni comunicatore, in qualsiasi ambito assuma il suo ruolo, deve innanzi tutto comprendere e farsi comprendere, e-ducare nell’accezione etimologica del termine di condurre e farsi condurre portando e facendosi portare in quella sfera intima in cui ognuno di noi custodisce elementi di pregnanza di senso, di qualità dell’esperienza. La conoscenza del proprio modo di parlare, dell’uso che si fa della propria voce, del proprio linguaggio del corpo, la capacità di interagire e di osservare diventano allora gli strumenti indispensabili per il comunicatore-educatore. Il linguaggio teatrale, per sua natura, consente di entrare in possesso di tali strumenti per mezzo di un apprendimento attivo fondato sull’esperienza.

Il laboratorio di educazione interculturale è un percorso per ricominciare a parlare “naturalmente” con il corpo, per imparare ad ascoltare ed ascoltarsi, per esprimersi con un linguaggio che superi il quotidiano, che sia disponibile alla diversità di forma e di suono, e diventi “viva” comunicazione, voce, parola, canto che si fa poesia, che attraversa paesaggi geografici diversi senza confini.

Le modalità che si propongono di training vocale e corporeo permettono a tutte le persone un’ indagine e una sperimentazione sulle componenti espressive della propria voce e d'altro canto, proponendosi come possibilità di superare i confini classici della voce; inoltre offrono un terreno ricco a quanti operano nella formazione educativa linguistica e nella comunicazione. Ogni individuo, ogni voce sono unici. La persona è guidata nella esplorazione della propria voce, attraverso l'ascolto attento di ogni suono, potenziando le possibilità espressive, intervenendo su cattive abitudini, spesso legate alla sfera emotiva, alle contraddizioni, agli stereotipi, alle difese e paure, alle ferite e agli scontri passati.

E’ un lavoro interessante per chi vuole sentirsi a proprio agio con la voce ed apprezzarla, per sentire che la voce, rivelatrice di sensazioni e sentimenti, ha un legame profondo con il corpo, per provare “nuove voci”, per lasciar correre l’immaginazione, per avere un approccio di più ampio respiro, gratificante, emozionante con la voce. L’unità energetica dell’individuo ci porta a concepire la voce come una energia che nasce direttamente dal corpo e come tale strettamente legata al lavoro corporeo. Attraverso specifiche esplorazioni e sperimentazioni si possono conseguire miglioramenti nel movimento e risolvere blocchi psicofisici segni – ferite di conflitti affrontati o da affrontare, magari con il pianto, ma anche con una sonora risata. Si affronta la forza della calunnia serpeggiante che risuona come nell’aria di Rossini, un sussurro che ventila tra le persone e che può divenire un colpo di cannone portatore di dolore all’anima.

Con questo lavoro si vuole anche recuperare la capacità investigativa propria dei neonati di sperimentare, per arrivare a scoprire che mediante la voce si possono sonorizzare contenuti interiori, sensazioni ed emozioni, donando “Voce al Corpo“ e “Corpo alla Voce“. Questo laboratorio interessa tutte le persone che vogliono esplorare i loro potenziali vocali e corporei per esprimere una storia, un racconto, per entrare nei propri ricordi : questa attività educativa allora apre orizzonti per operare poi nella educazione interculturale dove si offrono spazi narrativi e di incontro con racconti diversi, con voci diverse da paesi diversi…

Ogni incontro avrà un tempo per sviluppare i nostri registri e qualità vocali in rapporto con il corpo, con la nostra capacità di legare l’ immaginazione con queste forme espressive.
Dopo questa fase si vedrà come la voce e il corpo possono stare al servizio di una storia.
Proviamo a trovare un rapporto semplice ma giusto fra la nostra voce, il corpo e la storia da raccontare.

Si consiglia di portare un breve storia ( racconto, leggenda, mito….) come appoggio per questo lavoro.

Bibliografia

  • I. Fònagy, La vive voix. Essai de psycho-phonétique. Payot 1983, 1991
  • C. Bologna, Flatus vocis. Metafisica e antropologia della voce. Il Mulino 1992
  • V. Mathieu, La voce, la musica e il demoniaco. Ed. Spirali 1983
  • Gianluca Capuano, I Segni della voce infinita, Jaca Book, Milano, 2002
  • G. Giuliani,La voce, l'ascolto: ricerca per una psicologia della voce, Bulzoni, Roma, 1990
  • G. Volpi, Misteri della voce umana, Dall'Oglio, Milano, 1957
  • A. Magliaro, Il segno vivente, ERI, Torino, 1969
  • A. Tomatis, L'orecchio e la voce, Baldini & Castoldi, Milano, 1993, pp. 15-108
  • L. Vygotsky, Pensiero e linguaggio, C. E. Giunti, G. Barbera-Universitaria, collana "I fondamenti della psicologia moderna", Firenze, 1966.
  • P. Zumthor, La presenza della voce, Il Mulino, Bologna, 1984


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