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Il ritorno di Pippi (per bambini)


Celine Dissard e Renzo Laporta, con il supporto di Silvia Bazzini

Pippi Calzelunghe 1Quest’anno abbiamo scelto Pippi Calzelunghe come guida e musa ispiratrice per il nostro laboratorio.
Con la sua modalità d’essere una bambina “fuori dalle norme” e magnanima di cuore, Pippi ci offrirà spunti per idare attività di gioco ed animazione; e contemporaneamente contribuire a fare ricerca sul tema del convegno. Quando gioca, Pippi è sempre uguale a se stessa, nelle sue attività non vi è traccia dell’influenza culturale; che del resto – lei - è sempre pronta a sovvertire con lucida fantasia e creatività. Lei fa quello che si sente di fare e con disinvoltura attraversa e si impegna in attività che, attraverso il filtro culturale, ci si aspetta siano connotate per il genere, o per soli maschi, per sole femmine o per tutti e due.
E’ così che Pippi risulta un fantastico modello di riferimento sia per gli uni che per le altre. Ma quella è una storia inventata, bellissima, ma che resta nei libri.

In punta di piedi, ed attraverso i giochi ed i giocatttoli che propone la nostra cultura, vorremmo cercare ed addentrarci tra e nei possibili conflitti che albergano quando si pone al gruppo dei partecipanti l’ambigua domanda: “Ma questo è un giocattolo per maschi, per femmine o per tutti due?”
Parte del laboratorio sarà impegnato nell’esplorare e stimolare il confronto con l’immaginario di genere che i bambini e le bambine maturano sin dalla più tenere età. Un immaginario che è pesantemente influenzato dal mercato che, assieme alle proposte delle diverse figure educative ed inprinting mass mediatici, si sedimenta nella cultura del gioco e del giocare contemporanea.

I “curriculum ludici” sono potentemente modellatrici, anche attraverso di essi s’impara la differenza di genere e si costruiscono stili di relazione tra maschi e femmine ed all’interno del gruppo dei simili. Una cultura ludica che risulta spesso colonizzata più che liberata negli immaginari possibili.Pippi Calzelunghe 1
Succede che siano proposti ai maschi dei giocattoli che non vengono proposti alle femmine e viceversa. Succede che i bambini non rendano accessibile il gioco del calcio alle bambine, e che le bambine faccino uguale con la pallavolo.
Accade che le bambine si dedicono alla costuzione di collane di margherite e che i bambini usino i bastoni.
E’ natura o è cultura? Ma questa è la giusta domanda? L’approccio pedagogico dovrebbe permettere la scelta e la costruzione di un proprio punto di vista critico che sia libero di scegliere, nonostate le possibili pressioni culturali.

Nella nostra ricerca non vi saranno risposte predeterminate da trovare, ma interessanti domande con cui confrontarsi, facilitando l’ascolto dei punti di vista.
Con “pippilesca” disinvoltura si “giocherà la differenza di genere”, si andrà alla non-scuola di Pippi per creare gli scenari di Villa Villacolle; plasmare il cavallo a puois e costruire Mr. Nilson, “la scimmietta equilibrista”; si cucineranno i biscotti, si prepareranno intrugli e tisane per curare ogni male; si giocherà la forza e la lotta per allenarsi a sollevare i dieci e più cavalli chiusi nelle automobili; si competerà nel raccontare “le frottole più frottole”, organizzando il party da pirati. Inmancabile sarà recuperare brani dal libro e la canzone...

Pippi Calzelunghe 1Nell’affrontare sofficemente il conflitto abbiamo trovato particolarmente interessante il nuovissimo volume di P. Ricchiardi e A.M Venera, “Giochi da maschi, da femmine e da tutti e due”. In esso si può trovare un’approfondita e dettagliata ricerca sui giochi dei bambini e delle bambine nella nostra ed altrui culture. Una ricerca che attraversa il tempo ed arriva anche a fotografare la situazione attuale. In luce, il contesto profondamente segnato dalla pressione esercitata dal mercato. L’immagine finale che ne emerge, se confrontata con ricerche simili svolte in passato, acquista oggi maggiore dinamismo.
In line con gli attuali cambiamenti sociali del ruolo dell’uomo e della donna, ai bambini e bambine di oggi sembra essere garantita una superiore “libertà di gioco”, una maggiore tolleranza a fare diverso, soprattutto nei contesti educativi guidati da figure professionali. Contemporaneamente a ciò, risultano ancora molto forti le tradizioni culturali che irrigidiscono ruoli maschili e femminili, mostrando le forme del gioco “acconsentito” dagli adulti, e manipolate dal mercato.

Crediamo che con il lavoro ed i risultati raccolti con il laboratorio potremmo contribuire a riconoscere e liberare gli immaginari nostri e dei partecipanti. Sperabilmente approdando su lidi più consoni ai bisogni e desideri di singoli e del gruppo, più rispondenti ai cambiamenti che sono occorsi nelle visioni delle funzioni maschili e femminili, indistintamente dal genere di appartenenza, ma intimamente collegate al divenire delle persone.

La canzone di Pippi Calzelunghe

Ecco sono qui Pippi Calzelunghe così mi chiamo;
credo proprio che una come me non c'è stata mai!
Ogni volta che devo far qualcosa combino guai,
ma alla fine poi vedo che son tutti amici miei!

Pippi, Pippi, Pippi
che nome, fa' un po' ridere,
ma voi riderete per quello che farò!

Tutto il giorno sto con una scimmietta e un cavallo bianco
ed un topo che tutto il mio formaggio si vuol mangiar!
Forse non lo sai, ma io qualche volta divento magica:
quello che tu vuoi dillo a me che, forse, te lo darò!
Pippi, Pippi, Pippi
che nome, fa' un po' ridere,
ma voi riderete per quello che farò.

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