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49° Convegno Nazionale CEM Mondialità

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Convegno CEM Mondialità 2010


San Marino 26 - 30 agosto 2010
 

Laboratori, incontri, spettacoli, proiezioni, presentazione di libri

Relatori don Luigi Ciotti e Aluisi Tosolini

Spettacolo di Mohamed Ba “ Il canto dello spirito”

Ahmed. Il mio vicino di casa.

Un’antica e nuova parola d’ordine: Adesso!

Da molto tempo andiamo ripetendo che abitiamo una società globale sempre più complessa, intrecciata, plurale, meticcia. Negli ultimi tre anni, il convegno del CEM ha cercato di dipanarne qualche filo verificando l’impatto del cosiddetto post-umano sulle nostre vite; in particolare, l’anno scorso abbiamo riflettuto sulla felicità. Parola difficile da pronunciare, di questi tempi, eppure – ci siamo detti – non impossibile, se declinata alla luce della resilienza: vale a dire la capacità di reagire alle atmosfere  depressive e di risorgere da un trauma subito, riprogettando noi stessi con una certa fiducia verso il futuro. E abbiamo appreso che, se non tutti siamo resilienti allo stesso modo, l’educazione (e in particolare l’educazione interculturale) è in grado di rafforzare in noi la capacità di resilienza, di vincere il clima generale di rassegnazione...

Quest’anno, proseguendo questo percorso ma nello stesso tempo aprendo una pista nuova,  rifletteremo sulla paura, mantra generalizzato e benzina per intolleranze di vario genere ma anche realtà palpabile e da non sottovalutare; e sul coraggio civile necessario per vincerla. Se le città in cui viviamo sono sempre più multiculturali, la nostra società ha l’obbligo di formare cittadini capaci di vivere con pienezza dentro i nuovi contesti glo-cali, caratterizzati dal pluralismo. Solo così saranno ricostruiti i legami sociali e la solidarietà che tengono assieme la vita delle/nelle città. Pura utopia, come tanti ritengono?

Per farlo, in ogni caso, bisogna attrezzarsi al dialogo, all’incontro, alla mediazione e alla continua ri-negoziazione di vissuti e significati. Ecco, di questo e di molto altro ci occuperemo, nel nostro 49° Convegno, facendo memoria della parola d’ordine che un prete, scrittore e partigiano della bassa mantovana, don Primo Mazzolari, molti anni fa, si era dato nel proprio impegno quotidiano: ADESSO!

Brunetto Salvarani
Direttore di CEM Mondialità


Ahmed. Il mio vicino di casa.

Adesso! Dalle paure al coraggio civile, per una cittadinanza glocale

«Carneade, chi era costui?». Con questo borbottio di domanda fra sé e sé si concludeva il breve ed infruttifero viaggio di don Abbondio nei territori accidentati del coraggio. Manzoni ci fa subito capire di che pasta era il curato. Una persona metodica, prudente, che presto confesserà la sua paura, con l’altra celebre frase: «il coraggio uno non se lo può dare!». In questi anni la volta del cielo si sta offuscando di paure. Paure individuali come ci sono sempre state ma che ora, vorticando nei circuiti mediatici, si saldano e si rinforzano a vicenda, diventando tremori collettivi, minacce percepite di pericoli epocali; sofferti percorsi individuali diventano frammenti di cultura comunitaria, punti deboli e sensibili di una socialità che scivola, sudando freddo, verso una progettualità pessimista.

Siamo la società dei miracoli tecnologici, delle meraviglie, del progresso scientifico. Eppure noi, le generazioni più potenti da quando l’homo sapiens ha iniziato a calpestare la Terra, siamo, senza

se e senza ma, la società delle paure. La paura del diverso, del futuro, della difficoltà, del cambiamento, delle sfide. La paura genera fobia ma anche, nel migliore dei casi e nei migliori fra di noi, la prudenza.

Nel comune sentire la prudenza è quell’atteggiamento mentale che limita la mobilitazione delle energie e riduce la vita alla sopravvivenza. Sant’Agostino ha scritto: «La speranza ha due bei figli: la rabbia ed il coraggio... La rabbia nel vedere come vanno le cose, il coraggio di vedere come potrebbero andare». Nel suo pensiero non c’è posto per la prudenza. Allora torna in mente don Primo Mazzolari, sacerdote e partigiano, che nel primo numero del suo giornale Adesso (1949) scriveva: «Rischiamo di morire di prudenza in un mondo che non vuole e non può attendere. Adesso è un atto di coraggio. Adesso, non domani». Vorremmo tematizzare il coraggio, meglio i coraggi. Coraggi devirilizzati, spogli di ogni epica. Il coraggio delle donne (figlie, mogli, madri, amanti, badanti, lavoratrici...). Il coraggio dei migranti, di chi resiste alle mafie, di chi vive una sessualità minoritaria. Il coraggio di testimoniare fedi discriminate, ovunque nel pianeta.

Vogliamo alzare la voce per affermare che non sono la violenza e la guerra le levatrici della storia, ma che lo sono la tenerezza ed il coraggio disarmato.

Serve un grande atto di coraggio collettivo: riappropriarsi della sfida di ricostruire e vivere la  cittadinanza. Poiché la cittadinanza non è un’«appartenenza», ma una «militanza». Il paradigma tradizionale di cittadinanza è in via di dislocazione e superamento. La globalizzazione economica ed istituzionale altera il territorio delle regole. I processi di globalizzazione sottraggono esercizio al potere dello Stato, trasferiscono decisionalità ad ambiti non direttamente controllabili dalla deliberazione dei cittadini, amplificano e attualizzano, restringendo i margini di mediazione, il confronto tra appartenenze e identità diverse.

Si può parlare di «cittadinanze» al plurale o di «cittadinanze plurime», ma adesso è il momento di parlare di «cittadinanza glocale». Anglicismo orribile, che tuttavia mette insieme due diverse concezioni: cittadinanza come relazione di inclusione politica del soggetto nello Stato (local) e/o cittadinanza societaria, come relazione sociale di responsabilità ed appartenenza ad una sfera comune, un territorio topologico, senza confini fisici (global). 

Ed ecco il bisogno di cittadini «glocali». Adesso!

Gianni Caligaris




Segreteria organizzativa del Convegno

CEM Mondialità - Via Piamarta 9 – 25121 Brescia
Tel. 030.3772780 - E-mail:
cemconvegno@saveriani.bs.it

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