Intercultura Cem Mondialità, per l'educazione interculturale

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49° Convegno Nazionale CEM Mondialità

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DALLE PAURE AL CORAGGIO CIVILE

49° Convegno Nazionale CEM Mondialità

Da molto tempo è divenuto un luogo comune il fatto che abitiamo una società globale sempre più complessa, intrecciata, plurale, meticcia. Forte di una lunga esperienza a contatto con gli educatori, nell’ultimo triennio il convegno del CEM Mondialità (rivista e movimento dei missionari saveriani con sede a Brescia) ha cercato di dipanare qualche filo di tale scenario, verificando l’impatto del cosiddetto post_umano sulle nostre vite; in particolare, l’anno scorso aveva riflettuto sulla felicità. Parola difficile da pronunciare, di questi tempi, eppure non impossibile, se declinata alla luce della resilienza: vale a dire la capacità di reagire alle atmosfere depressive e di risorgere da un trauma subìto, riprogettando noi stessi con una certa fiducia verso il futuro. Fino a sostenere che, se non tutti siamo resilienti allo stesso modo, l’educazione (e in particolare l’educazione interculturale) è in grado di rafforzare in noi la capacità di resilienza, di vincere il clima generale di rassegnazione. Quest’anno, proseguendo questo percorso ma nello stesso tempo aprendo una pista nuova, il tradizionale appuntamento di fine agosto rivolto in particolare al mondo dell’educazione, degli insegnanti e dei formatori ha deciso di soffermarsi sulla paura, mantra generalizzato e benzina efficace per intolleranze di vario genere ma anche realtà palpabile e da non sottovalutare; e sul coraggio civile, necessario per vincerla. Se le città in cui viviamo sono sempre più multiculturali, la nostra società ha l’obbligo di formare cittadini capaci di vivere con pienezza dentro i nuovi contesti glocali, caratterizzati dal pluralismo. Solo così potrebbero essere ricostruiti i legami sociali e la solidarietà che tengono assieme la vita delle/nelle città. Pura utopia, come tanti ritengono? Per tentare, in ogni caso, bisogna attrezzarsi al dialogo, all’incontro, alla mediazione e alla continua rinegoziazione di vissuti e significati. Da questo punto di vista, il termine glocale mette insieme due diverse concezioni: cittadinanza come relazione di inclusione politica del soggetto nello Stato (locale) e/o cittadinanza societaria, come relazione sociale di responsabilità e appartenenza a una sfera comune, un territorio senza confini fisici (globale). Ecco dunque il tema del 49° Convegno CEM, svoltosi nella Repubblica di San Marino dal 26 al 30 agosto scorsi, che ha fatto memoria della parola d’ordine che un prete, scrittore e partigiano della bassa mantovana, don Primo Mazzolari, molti anni fa (1949), si era dato nel proprio impegno quotidiano: ADESSO! Dalle paure al coraggio civile, per una cittadinanza glocale.

PER UN’ASSUNZIONE DI RESPONSABILITA’

<<Non esiste educazione nella paura>>: ha esordito con queste parole il pedagogista e filosofo Aluisi Tosolini, che con la sua relazione introduttiva intitolata La cittadinanza glocale ha inaugurato il percorso sammarinese. In un discorso ad ampio raggio, che ha affrontato i principali temi dell’istruzione e dell’educazione oggi in Italia, Tosolini ha ricordato che in campo educativo il nostro paese vive una crisi di speranza, che per essere superata richiede anzitutto il chiarimento e la ridefinizione di una serie di parametri sociali, a partire dall’educazione alla cittadinanza, questione dirimente nell’affrontare ogni possibile recupero dell’emergenza educativa attuale (va ricordato che la Conferenza Episcopale Italiana ha scelto di dedicare proprio all'emergenza educativa più volte segnalata da Benedetto XVI gli Orientamenti pastorali per il decennio 2010_2020). Solo così, a suo parere, sarà verosimile evitare la pericolosa deriva che sta conducendo un gran numero di docenti e formatori dal disincanto al disagio e al disimpegno! Una considerazione tanto più rilevante per il mondo cattolico _ ha sostenuto Tosolini _ se si pensa quanto l’educazione sia figlia della medesima logica che anima la missione, e che a entrambe oggi sia richiesto di vivere a cavallo di due mondi, di due (o più) culture. È toccato poi a don Luigi Ciotti, il coraggioso e dinamico prete di strada torinese, fondatore dell’associazione Libera, il compito di infiammare gli animi dei presenti al Convegno con la sua passione civile, il suo impegno a favore di poveri, emarginati, sofferenti, la sua capacità di affrontare la paura, malattia apparentemente inguaribile della società contemporanea. In un momento, a un tempo, difficile ma importante. <<Il vero significato della parola coraggio _ ha sottolineato con forza don Ciotti _ è avere cuore, che si traduce anzitutto in un’assunzione di responsabilità, per la quale non servono eroismi, ma un costante impegno quotidiano>>. Ricordando lo stretto legame che il coraggio ha con la libertà e dunque con la responsabilità, don Ciotti ha affermato che <<la cultura scuote le coscienze, ed è la premessa della nostra libertà>>: in un panorama sociale sempre più povero culturalmente, alla ricerca continua di capri espiatori e a forte rischio di nevrosi (negli ultimi tre anni, per fare un esempio, in Italia è triplicato il ricorso agli antidepressivi) <<non possiamo vivere in pace _ ha concluso _ ma dobbiamo vivere per la pace e per i diritti>>, riscrivendo il vocabolario dell’accoglienza. Ricordando come esemplare, in finale, il sapiente monito racchiuso nel testamento di papa Paolo VI, che scriveva: <<Sul mondo: non si creda di giovargli assumendone i pensieri, i costumi, i gusti, ma studiandolo, amandolo, servendolo>>.

DA TERRA IN BOCCA AL DIALOGO TRA LE FEDI

In coda all’intervento, Antonella Fucecchi e Antonio Nanni hanno richiamato le linee essenziali del loro ultimo libro, Rifare gli italiani (EMI 2010): un titolo che rappresenta è un imperativo non solo per la scuola di oggi ma per tutti coloro che hanno a cuore il terzo Risorgimento di cui il nostro Pese necessita a 150 anni dall'unità nazionale. Da qui, l’urgenza che ogni giovane conosca la Costituzione come una Bibbia laica, dove è sancito il patto che fonda la nostra coscienza repubblicana e democratica.  La serata di venerdì 27 ha ricollegato la musica con i temi dell’impegno civile e della lotta contro la paura. È stato infatti presentato il libro (corredato da cd audio) di chi scrive e Odoardo Semellini Terra in bocca. Quando i Giganti sfidarono la mafia (Il Margine 2009), alla presenza dello storico leader del gruppo Enrico Maria Papes, di Tiziano Bellelli (chitarra) e Pape Gurioli (pianoforte), che ripropone un disco del 1971 che costituiva un duro attacco alla mafia, all’epoca boicottato da radio e tv. Un’opera ancor oggi attualissima, che l’inconfondibile voce di Papes ha proposto agli entusiasti presenti. Il giorno seguente, Raimon Panikkar, il grande filosofo, teologo, studioso delle religioni e artefice del dialogo interreligioso appena scomparso, è stato degnamente ricordato nell’ambito del Convegno. Per una triste quanto emblematica coincidenza, la morte di Panikkar, avvenuta il 26 agosto scorso a Tavertet (un piccolo paese dei Pirenei, in Spagna), è avvenuta proprio durante lo svolgimento dei lavori del Convegno. Panikkar, una delle figure di riferimento dell’attività di CEM, che ha avuto l’onore di ospitarlo in un convegno ad Assisi nei primi anni Novanta, rimarrà un autore chiave per tutti coloro che hanno a cuore l’amore per la filosofia e l’esperienza spirituale. Particolarmente toccante, quindi il profilo della sua vita, della sua opera e del suo impegno che ne ha tracciato il professor Fulvio Manara, docente dell’università di Bergamo, che ha proposto ai presenti un’interessante video_intervista a lui.

Nel frattempo, spazio ai laboratori, cuore pulsante delle giornate sammarinesi, suddivisi in tre fasce: due, come sempre, rivolti a bambini e adolescenti; cinque valigie degli attrezzi, su nuclei tematici _ dalla pedagogia interreligiosa a scuola alle questioni di genere, dalla narrazione autobiografica alla musica utilizzata in funzione delle migliori relazioni con se stessi e con gli altri _ dagli organizzatori ritenuti centrali nell’attuale stagione; e infine tre proposti con una formula nuova. Qui, sono state attraversate altrettante parole chiave (cittadinanza, paura, coraggio), affrontata da una serie di esperti in ambito interculturale e secondo metodologie specifiche. Ciascuno dei tre gruppi è stato costantemente accompagnato da un tutor, permettendo così ai partecipanti (circa 200) di toccare i temi del convegno da differenti prospettive, nonché di assaggiare approcci metodologici differenti pur se complementari.

L’ESPERIENZA DI DUDAL JAM

Al convegno è stato presente per l’intera durata monsignor Joachim Ouédraogo, vescovo di Dori, in Burkina Faso, che, insieme con altri tre rappresentanti burkinabè, ha portato il suo saluto ai partecipanti e riferito dello stato d’avanzamento del progetto Dudal Jam, il progetto che CEM, in collaborazione con l’ong LVIA, conduce da due anni a sostegno della realizzazione di due Centri per la pace e il dialogo nel (poverissimo) paese africano. Diverse le iniziative di sostegno attivate. Tra le altre, la pubblicazione del volume di Patrizia Canova e Michele Dotti, appena uscito e presentato a San Marino, Dudal Jam, a scuola di pace _ Percorsi di dialogo interculturale dal Burkina Faso (EMI 2010). Il libro racconta uno straordinario progetto di pace nato dal dialogo interculturale e interreligioso in Burkina Faso, un viaggio alla scoperta di un’Africa spesso invisibile osservata dalla prospettiva della convivenza pacifica tra fedi diverse. Il volume contiene un cd_rom multimediale che racchiude foto, testi e video pensati principalmente per uso didattico, ma appassionanti per tutti. Grande successo tra i partecipanti al convegno ha poi avuto il Dudal Bar, servizio di ristoro e mercatino etnico con oggetti artigianali burkinabè, che ha portato una ventata di allegria e ottimismo africani tra i presenti, che hanno potuto gustare anche la bella mostra fotografica a corredo dell’iniziativa. Durante la festa dell’ultima sera, da segnalare la performance dell’attore senegalese Mohamed Ba, intitolata Il canto dello spirito. Ba, fra l’altro regista, scrittore e mediatore culturale, collabora da anni con il CEM e con il PIME, portando in scena numerosi lavori, dedicati principalmente alle questioni dell’immigrazione, dell’integrazione e della lotta a ogni forma di razzismo. Le conclusioni, in realtà aperte e rivolte ai prossimi impegni dei partecipanti al convegno, sono state tracciate da Gianni Caligaris, che ha esortato a considerare la cittadinanza una militanza, più che un’appartenenza; e a seminare la speranza, primo passo contro il trionfo della paura. <<Vogliamo alzare la voce per affermare che non sono la violenza e la guerra le levatrici della storia, ma piuttosto la tenerezza e il coraggio disarmato!>>, ha concluso Caligaris. Un primo passo per uscire da una crisi, prima ancora che economica, etica e politica. Un passo, beninteso, da fare ADESSO.

Brunetto Salvarani
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