50° Convegno Nazionale CEM Mondialità
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Convegno CEM Mondialità 2011

TREVI 20 - 25 agosto 2011
Oltre ogni crisi, per un nuovo patto generazionale
Laboratori, incontri, spettacoli, narrazioni di buone pratiche
RELATORI: Stefano Allievi, Mimmo Lucano, Miloud Oukili
PERFORMANCE: Cisco (già Modena City Ramblers)
Sentinella quanto resta della notte?
Su un muro della periferia di Milano è comparsa alcuni mesi fa una scritta paradigmatica e inquietante: <<Non c’è più il futuro di una volta>>. Potrebbe trattarsi di una semplice constatazione, fin troppo lapalissiana, potrebbe essere lo sfogo di un adulto nostalgico, sessantottino, amareggiato nel costatare che il mondo di libertà per il quale si era battuto si è rovesciato oggi nel suo opposto. Potrebbe essere una semplice boutade. Noi crediamo che sia il grido di un giovane, più rassegnato che rabbioso, uno dei tanti coccolati dalla famiglia, passivizzati dalla televisione, sedotti dal mercato, sfruttati dal lavoro, ignorati dalla politica. Giovani che faticano quindi a guardare con fiducia al futuro, non più percepito come promessa di realizzazione, ma come minaccia di perdita e di abbruttimento. Abbiamo privato i nostri figli del futuro. Come è stato possibile che la generazione che gode di maggiori opportunità materiali e simboliche guardi oggi al futuro con tanta paura e rassegnazione? Sentinella, quanto resta di questa notte?
Il Convegno del cinquantenario non può partire che da questa domanda. Siamo alla favorevole convergenza di più ricorrenze: il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, il 100° della spedizione di Roald Amundsen al Polo Sud, il 50° del primo uomo nello spazio (Yuri Gagarin), il 10° dell’attacco terroristico al World Trade Center. E siamo alla vigilia di quel 2012 che alcuni considerano un significativo punto di svolta per il pianeta e per l’uomo. Siamo al crocevia della storia, tra rischi e opportunità. Siamo nella crisi e siamo in crisi. Si tratta di una condizione ambivalente che, da un lato, dice della perdita, del girare a vuoto inconcludente e del rischio, ma, dall’altro, dice dell’avvicinarsi della svolta, dell’opportunità. Sta a noi abitarne costruttivamente l’oscillazione.
È giunto il momento di costruire un nuovo patto tra le generazioni. Ce lo ha ricordato anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel suo messaggio di fine anno, richiamando l’impegno del mondo adulto a non macchiarsi “di una vera e propria colpa storica e morale”: quella di schiacciare i suoi figli sotto il peso degli errori e dei debiti accumulati nel passato.
Se non saremo capaci di dare ai nostri figli possibilità di occupazione e di vita dignitosa, nuove opportunità di affermazione sociale, “la partita del futuro è persa non solo per loro, ma per tutti: ed è in scacco la democrazia”.
Proviamo quindi, ancora una volta, a essere antenne che captano parole di speranza, cartografi che disegnano mondi possibili, viandanti di un futuro desiderabile, custodi di ponti. Proviamo a coniugare l’autorevolezza e la credibilità degli adulti che ancora credono in un futuro migliore con la forza dirompente di quei giovani che non si rassegnano all’inevitabile. Proviamo a essere umili costruttori di futuro. Per evitare che siano la politica e il mercato di oggi a imbrigliarci nella tracotanza che esclude e abbruttisce e nella coazione al consumo che rende infelici. Come ebbe a scrivere Dietrich Bonhoeffer, ci sono uomini che ritengono poco serio sperare in un futuro terreno migliore. Essi ritengono che il senso dei presenti accadimenti sia il caos, il disordine, la catastrofe, e si sottraggono, nella rassegnazione o in una pia fuga dal mondo, alla responsabilità per la continuazione della vita, per le generazioni future. “Può darsi che domani spunti l’alba dell’ultimo giorno: allora, non prima, noi interromperemo volentieri il lavoro per un futuro migliore”.
Sentinella, quanto resta della notte?
Ciò che tarda avverrà: ecco inizia ad albeggiare.
Sono giorni inquieti, per il nostro Paese. Ha dato voce a tale inquietudine una canzone di Roberto Vecchioni, in cui traspare la voglia di voltare pagina e iniziare un percorso nuovo, perché “questa maledetta notte/ dovrà pur finire/ perché la riempiremo noi da qui/ di musica e parole”. Ma i segnali di insofferenza a questa notte si vanno moltiplicando, riempiendo le piazze delle città e quelle virtuali dei social network, anche se faticano a rintracciare sponde politiche credibili. Nel frattempo, a pochi km da noi, negli stati arabo-musulmani che si affacciano sullo stesso mare altri giovani chiedono libertà, e riescono a rovesciare regimi che sembravano intoccabili.
Da parte nostra, crediamo sia giunto il momento di mettere a tema la questione di un nuovo patto generazionale, in un’Italia sempre meno Paese per giovani. Il convegno ha per titolo Sentinella, quanto resta della notte?, interrogativo ripreso da Francesco Guccini in un brano del 1983 dove veniva citato in ebraico, Shomér ma mi-llailah? Lo spunto, un oracolo del profeta Isaia (21,11-12): ‘Sentinella, quanto resta della notte? Sentinella, quanto resta della notte?’ La sentinella risponde: ‘Viene il mattino, poi anche la notte; se volete domandare, domandate, convertitevi, venite!’. La suggestione di questi versi è così forte che don Giuseppe Dossetti - una delle figure più alte della seconda metà del Novecento, padre costituente e poi monaco – li elesse a metafora della faticosa transizione politica italiana, anni fa, scrivendo un libretto prezioso dallo stesso titolo.
Il pezzo invita alla speranza, a patto che gli interlocutori ritornino, che nel linguaggio biblico è il verbo della conversione, del cambiamento interiore. Il suo culmine sta nell’invito a insistere, a ridomandare, a tornare ancora senza stancarsi. E’ quanto siamo chiamati a fare oggi, noi educatori, insegnanti e genitori, rimboccandoci le maniche e senza indulgere alla cultura del lamento, tanto diffusa quanto inutile.
Brunetto Salvarani
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