Raccolta firme per l'acqua

Dai primi di gennaio è partita una raccolta firme su scala nazionale per chiedere che la Legge d’iniziativa popolare “PRINCIPI PER LA TUTELA, IL GOVERNO E LA GESTIONE PUBBLICA DELLE ACQUE E DISPOSIZIONI PER LA RIPUBBLICIZZAZIONE DEL SERVIZIO IDRICO” sia discussa in Parlamento.
A presentarla è il Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua, di cui fanno parte centinaia di associazioni e comitati sparsi su tutto il territorio nazionale.
Perché l’acqua non è pubblica?
Ebbene no, l’acqua nelle nostre case (dalla captazione alle sorgenti fino alla depurazione delle acque di scarico) è gestita da società per azioni, enti di diritto privato, sin dal 2000.
Questo cambiamento in Italia è avvenuto senza che la maggior parte di noi se ne accorgesse.
Le S.p.A. di gestione possono essere pubbliche, private o misto pubbliche private, ma rimangono comunque enti di diritto privato che agiscono perseguendo il profitto.
Per esempio a Roma Acea ATO 2 S.p.A. non è più la municipalizzata di un tempo ma è una società misto pubblica privata, in cui il 51% pubblico appartiene ai comuni di Roma e provincia ( afferenti all’Ambito Territoriale Ottimale 2, cioè la zona geografica così come individuata dalla legge Galli n.36/94) ed il 49% privato appartiene ad Acea ATO 2 S.p.A.
Noi pensiamo che l’acqua sia un diritto a cui nessuno può rinunciare e che includerla tra i beni di rilevanza economica equivalga a considerarla una merce, lasciarla al libero mercato e farla diventare quell’ “oro blu” di cui tanti cominciano a parlare. A questo vogliamo opporci finché siamo in tempo.
Uno stato responsabile non può delegare ad un privato una gestione di una risorsa così importante.
In Italia si ha ultimamente il brutto costume di pensare che se il pubblico gestisce male un servizio, anche se molte aziende municipalizzate hanno dimostrato un ottimo funzionamento, si debba passare al privato. Ma perché non è possibile avere un pubblico migliore?
Ci è stato detto che il privato avrebbe portato investimenti e know-how: nel settore dell’acqua in Italia finora non si è visto nessun grande investimento, mentre sono stati cospicui gli aumenti delle bollette.
Per esempio ci sono casi in cui cittadini virtuosi che avevano risparmiato “troppa acqua”, compromettendo il profitto del gestore, si sono visti aumentare le tariffe come meritato premio. Come si può pensare che chi guadagna sui consumi possa perseguire una politica del risparmio e utilizzo sostenibile della risorsa?
Le conoscenze tecnologiche della parte privata molte volte si sono basate sui tanti lavoratori formati dalla gestione pubblica precedente. Anzi da far notare come le politiche di bilancio delle S.p.A. abbiano impedito che tutti i lavoratori e lavoratrici delle municipalizzate fossero riassorbiti dalle nuove aziende e come, di conseguenza, abbiano causato diversi licenziamenti.
L’acqua è una risorsa finita. La sua qualità è sempre più compromessa, il suo uso eccessivo abbassa il livello delle falde e ne rende più difficile l’accesso, i cambiamenti climatici stanno drasticamente modificando la distribuzione nell’anno delle piogge. Ogni territorio deve definire un bilancio idrico che preservi la risorsa e la sua qualità.
La gestione del sistema idrico deve essere affrontata in modo serio da parte dello stato e la partecipazione dei cittadini non è secondaria ma vitale. Proponiamo che i lavoratori del servizio idrico e gli abitanti del territorio partecipino attivamente alle decisioni sugli atti fondamentali di gestione del servizio idrico integrato.
La nostra proposta tra l’altro prevede che 50 litri al giorno per persona, il minimo vitale, siano gratuiti e garantiti dalla fiscalità generale. Le tariffe dei consumi successivi si baseranno sui redditi e sulla composizione del nucleo familiare, un consumo superiore a 300 litri al giorno per persona sarà considerato uno spreco e pertanto soprattassato.
La ripubblicizzazione del servizio idrico potrà essere finanziata con la riduzione delle spese militari, con la lotta all’evasione fiscale e con tasse ambientali di scopo.
Contro chi vuole fare del profitto sulla nostra sete, vendendoci un bene che è già nostro, sono state già raccolte nelle prime due settimane di Campagna le 50.000 firme necessarie per portare la legge in Parlamento (ad oggi più di 200.000), ma l’obiettivo è di raccoglierne molte di più per far sì che il peso della volontà dei cittadini davanti ai politici sia maggiore.
La vostra firma oggi non è una goccia nel mare.
Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua
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Per informazioni:
Sito Web: www.acquabenecomune.org (elenco delle zone , regione per regione, dei banchetti firme)
E-mail : segreteria@acquabenecomune.org