La scomparsa di padre Ivaldo Casula

Un lutto per il CEM e per la famiglia saveriana
Il 5 aprile scorso, Giovedì Santo, è morto a Makeni (Sierra Leone) il missionario saveriano padre Ivaldo Casula, a causa di una grave infezione virale.
Vogliamo ricordarne brevemente la figura e l’opera, che lo ha visto, fino a tempi recenti, ricoprire l’incarico di direttore del Movimento CEM (2000-2004).
Padre Ivaldo aveva 63 anni, essendo nato a Guasila (Cagliari) il 28 novembre 1943. Entrato tra i Saveriani a Macomer nel 1956, fu ordinato sacerdote a Glasgow nel 1970. Impegnato prevalentemente nell’animazione missionaria e nella formazione, visse a Coatbridge, in Scozia (1971-78) e, - dopo due anni di studio alla Pontificia Università Salesiana e tre anni di missione a Makeni (1980-83), a Londra (1983-85), a Chicago (1985-87), nuovamente a Londra (1987-88) e di nuovo a Coatbridge (88-92). Dal 1994 al 2000 fu rettore della casa di Macomer e dal 2000 al 2004, a Brescia, direttore del Movimento CEM. Nel 2005 era tornato in Sierra Leone, come formatore e vice direttore del «Fatima Institute» a Makeni.
Chi lo ha conosciuto, durante il suo periodo di permanenza al CEM, ne ricorda con affetto la modestia, lo stile discreto, la grande capacità di attenzione alle persone, la serenità, la disponibilità all’ascolto. Le sue energie furono indirizzate a far conoscere il Movimento CEM in Italia, superando i confini bresciani, e dando vita a dinamici gruppi CEM in Calabria, Puglia, Sardegna e Lombardia. Conscio della ricchezza che il Movimento rappresentava, aveva studiato la possibilità di una sua «esportabilità» all’estero, progetto per il quale aveva intrapreso contatti e visite. Padre Casula aveva inoltre iniziato a raccogliere materiali che documentassero la storia del Movimento CEM: la sua fatica è alla base del volume di Antonio Nanni, Storia del CEM, di prossima pubblicazione presso l’EMI (Editrice Missionaria Italiana).
Vent’anni trascorsi nel Regno Unito avevano lasciato in lui qualche vezzo britannico, al punto che il suo carattere aveva una coloritura simpaticamente anglosassone. Durante la sua permanenza a Brescia amava passeggiare in cortile, per prendere una boccata d’aria, accompagnato dall’inseparabile sigarettina con cui condivideva le sue pause, pardon, i suoi break come li chiamava, con perfetto accento inglese.
Arrivederci padre Ivaldo, sorry... good bye father Ivaldo!