7° Convegno Cemsud
Il 7° Convegno Cemsud realizzato, in collaborazione con l’Istituto di Scienze religiose “Monsignor Vincenzo Zoccali” e l’Istituto Teologico Pio XI, quest’anno ha posto, all’attenzione del numeroso pubblico, accorso ad ascoltare i professori Brunetto Salvarani, cristiano, direttore di CEM Mondialità ed Adel Jabbar, musulmano, sociologo dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, l’interrogativo principe della ricerca antropologica-religiosa “Chi è il mio Prossimo? “.

Continuare il confronto sempre vivo tra culture e religioni e incontrarsi con gli amici e le amiche che rappresentano” I popoli del Libro” è divenuto, oggi, l’imperativo categorico per chi voglia dialogare seriamente sui temi fondamentali della convivenza umana. In questo “ Simposio del Mediterraneo”, oltre a stimolare il desiderio di ascolto di punti di vista diversi e confermare l’esigenza di costruire nuovi approcci ecumenici e sfondi di convivialità interculturale, la comunità ecclesiale reggina ha voluto ricordare la figura di don Domenico Farias, sacerdote reggino , primo prete, fin da quando non si parlava ancora di dialogo, ad iniziare nell’Archidiocesi di Reggio e Bova un cammino di conversione e di speranza, intrecciando rapporti ecumenici con le chiese sorelle separate presenti in città.
In memoria di don Farias è stata dedicata l’intitolazione dell’aula magna dell’Istituto di Scienze religiose. Nei due giorni del Convegno, si sono affrontati temi attualissimi, come l’accoglienza e l’integrazione dei fratelli musulmani nel tessuto sociale della nostra città attraverso le buone pratiche di relazione improntate al rispetto dei loro stili di vita , al riconoscimento della loro storia che da popolo nato in un contesto plurale (Arabia felix) in epoca medievale , ricca di personaggi che hanno diffuso cultura ed invenzioni al resto del mondo si è ritrovato in epoca moderna a vivere una condizione di marginalità, subendo quasi, il fascino dell’alterità occidentale.
Il professore Jabbar sostiene che bisogna liberare l’Islam dal dominio mediatico attraverso la purificazione della memoria superando il comunitarismo e il fondamentalismo. Egli pensa che l’individuo musulmano medio sia diviso tra il medioevo e l’epoca moderna ed è incapace a gestire il presente. Per iniziare a dialogare bisogna comprendere il processo storico in cui l’Islam è cresciuto, comprendere lo sconfinamento culturale e la deterritorializzazione, capire quanto l’altro sia una turbativa e quanto questa mentalità, determina atteggiamenti diffidenti ed ostili. Per ricucire queste crisi identitarie è necessario ricorrere alla narrazione della propria storia,attraverso il dispositivo della memoria, infatti è a partire da sé che si comprende l’altro e si inizia a dialogare.
I musulmani sono abituati al pluralismo, l’islam si sviluppa all’interno di luoghi plurali dove “i saperi e i sapori “del mediterraneo diventano incontro e scambio con tribù ed etnie che si spostano su tutti i territori e dove vanno creano rapporti e civiltà. Il “Modello Medina” è un modello plurale perché il profeta Maometto ha messo insieme le sensibilità che a Medina convivevano in tanti viaggiatori provenienti da tutte le zone dell’oriente e che si riconoscevano nella pluralità delle loro tradizioni e delle loro storie comuni e differenti.
Oggi, invece si presenta per questi popoli , una fase storica desolante perché più forte è il ricordo di quel passato glorioso, più aumenta il fondamentalismo estremista. Jabbar ha concluso, ricordando la figura storica di un musulmano indiano Bada can , vissuto nel 900 e che ha optato per la non violenza ed ha fondato la laicità diffondendo anche l’istruzione delle donne, la tutela della salute e la distribuzione del reddito in modo equo.

Il professor Salvarani ha poi esposto con parresia e profonda consapevolezza il punto di vista cristiano sulla dinamica del "colloquium". Ha usato questa traduzione fatta da Paolo sesto, dell'ormai inflazionato termine "dialogo", per sostenere che davanti ad una visione distorta delle religioni e ad una secolarizzazione diffusa, accompagnata da un ateismo trionfante, è urgente proporre la via del pluralismo religioso , non solo verso l'islam ma verso tutte le fedi.
Noi, non siamo abituati al pluralismo perciò occorre cogliere l'opportunità delle nuove presenze ed alterità per guardare il nostro prossimo con stima e rispetto e non con preoccupazione e paura.
Il Concilio Vaticano Secondo, guardava al mondo con ottimismo e parlava di "Dialogo possibile", sia nel documento "Gaudium et Spes" che nel "Nostra aetate" c'è scritto: "Guardiamo ai musulmani con stima".
Davanti al cupo scenario del mondo dipinto da Bush, convinto assertore della "guerra infinita", noi cristiani dobbiamo sperare in una "Rivincita del Dialogo e attraverso questo, ad una rivincita del sacro", realizzando quella "Pacem in terris" auspicata da tutte le donne e gli uomini di buona volontà. Per rispondere a questa sfida , suggerisce il teologo, ci sono tre possibilità , La prima è quella di non rimanere soggiogati dall'accettazione dell'immaginario "scontro di civiltà".
Potrebbe essere una posizione fissista e pericolosa. Non possiamo , dice Salvarani, rimanere ancorati ad una tradizione immutabile perché la complessità e la modernità sono ormai penetrate nelle nostre chiese. La seconda possibilità è rappresentata dallo sforzo che bisogna fare per non rimanere in un relativismo assoluto, è pericoloso infatti pensare che tutto può essere valido. Non ci aiuta a fare l ' azione di discernimento necessario e siamo indotti a rifugiarci nel privato, chiudendoci in un atteggiamento nichilista infruttuoso e rendendoci incapaci a pensare al futuro con speranza.
La terza possibilità è intraprendere un "Dialogo" che fa i conti in modo serio , nel quotidiano con chi è diverso da noi, per cultura e per religione. In conclusione Brunetto Salvarani ci indica La "Giornata del dialogo cristiano - Islamico, il cui Appello è stato lanciato da lui e da altre persone nel lontano novembre del 2001. Associarci in quella giornata, ai fratelli musulmani con la preghiera e il digiuno....." è già e non ancora" realizzare il Regno di Dio in terra.
Per far questo è necessario lavorare, convertirsi all'Amore...
I sogni, non sono qualcosa che scende dall'alto, ma è necessario realizzarli con fatica. La strada da percorre tutti insieme è quindi questa: umile , silenziosa e feconda, per costruire un mondo di libertà e di pace per le generazioni che verranno.