Intercultura Cem Mondialità, per l'educazione interculturale

Sections

Personal tools

You are here: Pagina principale => Eventi => Dudal Jam => Campagna DUDAL JAM => Tutte le informazioni sulla campagna DUDAL JAM
[



CSAM
]



[ Missionari Saveriani ]



[ Missione Oggi ]



[ Video Mission ]



[ Libreria dei Popoli ]



[ San Cristo ]



[ Missione giovani ]



[ Missionari Saveriani Italia ]
 

Tutte le informazioni sulla campagna DUDAL JAM

Document Actions

Dudal Jam  DUDAL JAM? DUDAL JAM!!! 

CEM lancia la campagna DUDAL JAM (Centro per la pace)

a cura di CEM Mondialità

Dudal Jam

Dalla regione del Sahel del Burkina Faso ci è giunta un’affascinante proposta: possiamo lavorare insieme per progettare e gestire Dudal Jam (in lingua peulh «scuola di pace» o «centro di pace»)?

Questa domanda ce l’hanno posta il giovane vescovo di Dori, capoluogo del Sahel, presidente della Commissione per il dialogo tra cristiani e musulmani della Conferenza Episcopale del Burkina Faso e del Niger, Joachim Ouédraogo, e il Presidente di tutte le comunità musulmane del Burkina Faso, attraverso una rete di Comuni del Piemonte che là si sono impegnati in progetti di cooperazione decentrata dal 2001

Il vescovo, che parla un buon italiano, ci viene a trovare a Brescia (luglio 2007). Poi una serie di incontri con gli amici del Piemonte, una loro visita a Viterbo, il coinvolgimento della Ong LVIA, quella dal più antico radicamento in quel paese, fondata dal prete partigiano don Aldo Benevelli, folgorato dalla Pacem in Terris (1963).

I) Perché questo Centro proprio nel Sahel?

A) Perché il Burkina Faso sta trasformando il suo limite di paese continentale senza sbocco sul mare nella sua principale risorsa. Come ha scritto il sociologo Basile Guissou, il Burkina Faso si presenta come porto terrestre, per la sua centralità rispetto ai paesi circostanti, per il suo ruolo di carrefour dell’Africa dell’Ovest, che ha reso Ouagadougou non solo la capitale dello Stato, ma anche la Bruxelles riconosciuta della Communauté Économique de l’Afrique de l’Ouest.

B) Perché il Sahel è una regione di intersezione tra Burkina Faso, Mali e Niger; punto di contatto e di convivenza secolare di etnie diverse (Peulhs, Sonrhaï, Mallebé, Marku, Gourmantché, Foulsé e Tuareg) che, grazie alla scrittura e ai rapporti transahariani, dispongono di un patrimonio identitario millenario e strutturato; intersezione tra etnie di pastori transumanti in via di sedentarizzazione e etnie di agricoltori; tra mondo arabo del Nord-Africa e il Centro-Africa.

C) Perché il Sahel è una regione poverissima, la più povera del Burkina Faso, eppure stupisce per la mancanza di fatalismo, per l’ottimismo e per l’impegno a sviluppare le sue pur modeste potenzialità produttive (allevamento, artigianato, commerci e turismo). Come dimostra anche l’esperienza di auto-organizzazione dei Groupements Villageois (Gruppi di agricoltori, di allevatori, di donne, di artigiani e di genitori degli allievi), promossa da Saïdou Madiène, un orgoglioso tuareg, un pastore nomade che, dopo gli anni della terribile siccità (1971-73), decise di percorrere pazientemente tutti i villaggi del Sahel, con la parola d’ordine «Uniamoci per salvare il nostro Sahel». Oggi il CRUS (Comité Régional des Unités de Production du Sahel), la Federazione delle Unions des Groupements Villageois delle quattro Province, è composto da 1.200 gruppi che organizzano circa 40.000 persone (23.000 uomini e 17.000 donne).

D) Perché il Sahel è un raro esempio visibile e sperimentabile di pacifica convivenza, non solo, ma di profondo dialogo di vita tra cristiani e musulmani: un risultato straordinario dovuto, in gran parte, all’Union Fraternelle des Croyants (UFC), che dal 1969 ispira la vita quotidiana di questa regione.

E) Perché un’iniziativa del genere può diventare strategica in questo momento storico, nel quale molti stanno seminando i folli germi della discordia, dello scontro tra civiltà, del conflitto apocalittico e della guerra totale: può diventare un’oasi di pace; è una testimonianza vivente di dialogo e di costruzione della pace; un faro per il futuro dell’Africa e dell’Europa, una concreta profezia incarnata della pace, che può mostrare a tutti che il rispetto e il dialogo interreligioso non sono parole vane, ma vissuti concreti; un Centro di pratica co-educazione alla pace e di conoscenza delle rispettive religioni come forze di armonizzazione, specie per i giovani dell’Africa e dell’Europa. Insomma si tratta di trasformare una situazione naturale di pace nella zona più povera del mondo in un esempio, in un grande progetto, in una profonda riflessione, in un metodo pedagogico–didattico di formazione concreta al dialogo interreligioso e alla pace.

II) Perché il CEM?

A)    Il Vescovo di Dori e il Presidente delle Comunità musulmane pensano che questa esperienza dell’Union Fraternelle des Croyants, (nei suoi due livelli: il dialogo interculturale e interreligioso; la strategia di sviluppo delle comunità locali) potrebbe diventare un esempio concreto, una testimonianza vivente che il dialogo si può fare e si deve fare. Un esempio importante, fino a ipotizzare un progetto culturale ed educativo non solo da far conoscere e sperimentare ai giovani africani (cristiani e musulmani, del Burkina Faso e dei Paesi dell’Africa Occidentale), ma anche a giovani europei o immigrati in Europa.

B)     È perciò una grande occasione, per CEM Mondialità e per LVIA, la richiesta di collaborare alla progettazione e alla realizzazione in Africa e in Italia di Dudal Jam, di lanciare una grande campagna di informazione, di sostegno e di promozione. Il CEM, del resto, ha sempre privilegiato le strategie del dialogo, interculturale ed interreligioso, per contribuire ad edificare un mondo più giusto…

C)    Nelle vacanze pasquali una delegazione, composta da rappresentanti dei Comuni, LVIA e da un nutrito gruppo di CEM, è andata nel Sahel, a Dori e a Gorom-Gorom (che in lingua mallebé vuol dire «terra di pace e disperanza»), per immergersi nell’ambiente; per comprendere il contesto; per valutare le loro proposte progettuali (per le iniziative rivolte ai giovani africani e per quelle degli stage che dovranno prevedere la partecipazione contemporanea di giovani europei e burkinabè; per capire che cosa possiamo offrire dall’Italia, sia come competenze di dialogo e di educazione alla pace e allo sviluppo, sia come sperimentazione del modello di stage, sia come sostegno economico).

D)    Il Convegno Nazionale di CEM Mondialità a Viterbo sarà ricamato anche dai fili di questa esperienza, e arricchito dai contributi del Vescovo e dell’Imam e sarà allietato dalla presenza di giovani burkinabè ed italiani.

III) Quali obiettivi…
 
    • realizzare la collaborazione, ovunque, tra i cristiani, i musulmani e le altre confessioni religiose;
    • promuovere lo sviluppo integrale delle persone, attraverso la cultura del reciproco rispetto, della migliore reciproca conoscenza, del dialogo interreligioso, della cooperazione per lo sviluppo delle comunità;
    • valorizzare e difendere il dialogo tra il cristianesimo e l’islam africano nella sua specificità
    • lottare contro i pregiudizi culturali, il fondamentalismo religioso e l’intolleranza che sono i semi della discordia sociale;
    • creare un Centro di co-educazione al dialogo e alla pace al servizio di africani ed europei, specie giovani, figli dello stesso problema, che possono fare un cammino comune.
... e quali iniziative?
 
A) Preparare un clima adatto
    • In prima istanza è necessario promuovere la conoscenza reciproca e individuare i livelli su cui è possibile instaurare un dialogo.
    • In secondo luogo bisogna partire dalla vita quotidiana. Lo sforzo da fare è quello di mettersi dalla parte dell’altro, di cercare di capire il suo punto di vista. E non ridurre tutto alla religione. Il dialogo infatti mette in gioco molti aspetti: implica un confronto fra culture, opinioni, mentalità, retaggi storici…
    • Dobbiamo partire da ciò che ci unisce, conoscendo bene le rispettive fedi; non voler imporre nulla; accettare le differenze; ma essere fedeli a se stessi; senza sincretismi e senza pretendere conversioni.
    • Bisogna favorire le virtù del dialogo: l’umiltà che rende capaci di ascolto; la benevolenza, perché ciò che è buono ci è comune; la stima reciproca, condita di sincero affetto (gli occhi del cuore); prendersi cura gli uni degli altri e imparare insieme a inventare sempre di nuovo la speranza.

B) Costruire un fecondo percorso di andata e ritorno tra l’Africa e l’Europa, perseguendo un vero arricchimento reciproco

  • Gli europei possono fare campagne di sensibilizzazione e di promozione raccogliendo fondi, fornendo anche contributi culturali e metodologici e organizzando gruppi di persone, specie giovani, che partecipino alle iniziative in Burkina Faso, a Dori e a Gorom-Gorom.

    Questo progetto però vuole risultare anche propositivo per gli europei:
    • favorisce la miglior conoscenza diretta dell’islam africano;
    • incentiva la consapevolezza che il dialogo tra cristiani e musulmani è veramente possibile;
    • sensibilizza alla conoscenza diretta di questa parte dell’Africa e dei suoi abitanti;
    • contribuisce a riesaminare il nostro stile di vita e il nostro modello di sviluppo;
    • promuove la riflessione comune sulla storia dei rapporti tra Europa e Africa;
    • richiama l’intelligenza, la morale e la fede africane che interpellano gli europei.

Nel corso dell’annata 2008-2009, CEM Mondialità riserverà due pagine di testo a iniziative, esperienze e informazioni sulla campagna Dudal Jam e sul Burkina faso.

>> img pdf Scarica il Depliant [3,16 MB]

©Cem Mondialità
« Settembre 2014 »
do lu ma me gi ve sa
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30        
Cerca nel sito
 
 

CEM Centro educazione alla Mondialità
via Piamarta, 9 - 25121 Brescia - tel +39 030 3772780 - fax +39 030 3772781 - email: cemsegreteria@saveriani.bs.it

siti al TOP