Il dialogo interreligioso a scuola
Per una giornata del dialogo interreligioso a scuola
Brunetto SalvaraniCi siamo già soffermati sulla nostra rivista sulla pedagogia dei gesti di Giovanni Paolo II, il quale, forte anche di una sensibilità e di tecniche di drammatizzazione che gli venivano dalla sua stessa biografia giovanile, ha consapevolmente accompagnato il proprio magistero più o meno tradizionale con molteplici gesti connotati da una vistosa potenza espressiva, evocativa, carismatica. II quadro che ne è derivato è, almeno in nuce, un autentico atlante della pedagogia interreligiosa, che ha toccato alcuni dei luoghi più ricchi di senso del pianeta, finendo per tracciare una sorta di manuale dei rapporti con I'alterità rispetto al quale sarà difficile - anche per la forza dei gesti compiuti - tornare indietro. Un atlante pressoché sterminato nelle proporzioni, del quale è impossibile sfogliare ogni pagina, e che ha avuto quali interlocutori privilegiati mondi culturali lungamente osteggiati (o incompresi) dalla sua chiesa: I'ebraismo, l'islam, le grandi presenze religiose planetarie.
AI cuore di tale atlante, una data 27 ottobre 1986, e un luogo, Assisi. Su invito dello stesso Karol Wojtyla ai leader religiosi di tutta la terra, si tiene la prima Giornata mondiale di preghiera per la pace, nella patria di San Francesco, dove almeno visivamente, anche dai teleschermi, è posto sul tappeto il motivo grandioso quanto complesso del dialogo interreligioso. Nasce qui quello che sarebbe stato detto, appunto, lo spirito di Assisi. Ciascuno dei presenti (ebrei, musulmani, buddhisti, indù, fino ai nativi americani su cui qualcuno troverà pure il modo di fare dell'ironia) invoca Dio adottando il linguaggio che gli è caro, per evitare il sincretismo ma soprattutto perché ne emerga la pluralità delle voci, come strumenti diversi al servizio di un'unica sinfonia. Non mancheranno le critiche, anzi; in particolare, da quegli ambienti interni alla sua chiesa che temono che il dialogo possa sfociare in relativismo, e il confronto con le sapienze religiose dell'umanità finisca per annacquare la specificità di Gesù Cristo.
A vent'anni da quella data, CEM Mondialità ha deciso di appoggiare e di far propria con sincero entusiasmo la proposta comparsa su Avvenire del 22 marzo 2006 di Paola Bignardi di scegliere appunto il 27 ottobre, in memoria dell'incontro di Assisi, per una giornata dell'incontro fra le religioni a scuola. Come voi lettori e lettrici ben sapete, il CEM è impegnato sin dalla sua nascita, che risale al lontano 1942, nell'educazione alla pace, al dialogo e all'interculturalità, ed è stato anche fra i promotori su scala nazionale della Giornata ecumenica del dialogo cristianoislamico, che si celebra in Italia sin dal 2002 in occasione dell'ultimo venerdì di Ramadan, facendo proprio l'invito dello stesso Giovanni Paolo II a condividere il digiuno dei fratelli e sorelle musulmani, il 14 dicembre 2001. II mondo della
scuola e della formazione è da sempre il nostro campo di riferimento, e conosciamo bene le sue difficoltà in un tempo di grandi cambiamenti in ambito culturale e religioso: riteniamo perciò che oggi più che mai sia necessario a partire dalle scuole e delle istituzioni educative mirare alto, operando in positivo per fermare le sirene dei fondamentalismi, delle chiusure identitarie e dei presunti scontri di civiltà, tenendo ferma la barra sulla via maestra del dialogo, del confronto, della riflessione critica sulla realtà.
Da parte nostra, quindi, non solo condividiamo la proposta della giornata dell'incontro fra le religioni, ma siamo impegnati direttamente nel coinvolgervi in primo luogo gli insegnanti, gli alunni e le loro famiglie, con quella stessa responsabilità che ci guida nel nostro impegno quotidiano.
