Documento sintesi Convegno CEM Mondialità 2007

LA SFIDA DEL POST-UMANO:
BANCO DI PROVA PER L’EDUCAZIONE
1. Il problema
Umano, disumano, post-umano, trans-umano… sono tante parole che partendo da una stessa radice linguistica spingono il linguaggio a registrare gli attuali sviluppi della tecnoscienza e ad aprirsi alle trasformazioni in corso che oltrepassano le tradizionali frontiere dell’antropologia.
Il Cem è consapevole del carattere epocale che questa sfida rappresenta per tutti gli attori dell’educazione e della scuola. È per questo che ha ritenuto opportuno impegnarsi responsabilmente ad elaborare un primo documento di cultura educativa, cui periodicamente altri ne seguiranno, per inserirsi nel dibattito pubblico e offrire orientamenti e criteri di discernimento al mondo educativo.
La novità da comprendere è che oggi la vecchia “questione sociale” che già a partire dall’Ottocento aveva mostrato il suo volto atroce e disumano si è venuta trasformando in “questione antropologica” che mette oggi a rischio il futuro della vita umana e dello stesso pianeta terra.
Nel nostro tempo pare dunque evidente che queste tre questioni – sociale, antropologica ed ecologica – siano non solo strettamente intrecciate ma che trovino nel potere dell’economia e della tecnoscienza la loro matrice unitaria.
Il CEM è altresì consapevole che la scelta di concentrarsi per ora prioritariamente sulla questione antropologica ha soprattutto un valore metodologico, ma che deve essere compito dell’educazione non separare i problemi tra loro ma affrontarli invece in una prospettiva olistica, sistemica e sinergica evitando sia il ricorso all’ormai superato paradigma dicotomico quanto ogni forma di riduzionismo. D’altra parte sembra oggi del tutto incontrovertibile affermare che senza il futuro della biosfera e del pianeta (questione ecologica) non sarebbe possibile alcun futuro né per l’uomo (questione antropologica) né per l’economia (questione sociale).
Mentre non è stato affatto risolto il dramma umano delle disuguaglianze e delle ingiustizie sociali, che anzi, a causa di un mancato governo dei processi della globalizzazione ispirato al bene comune, si sono aggravate ancor più finendo per aumentare il contrasto tra picchi di povertà e di ricchezza, sia a Nord sia a Sud del pianeta, possiamo ritenere che con la rivoluzione delle biotecnologie si stiano già manifestando i primi effetti tangibili del post-umano e del trans-umano.
Lo smarrimento antropologico è così avanzato che non si riesce più a dare una definizione condivisa su chi è l’uomo.
2. L’uomo oltre l’uomo. Allargare i confini dell’alterità
Educare all’altro, ascoltare le ragioni dell’altro è da sempre la prima finalità educativa del CEM. Ora il post-umano, più che essere un superamento che si lascia alle spalle l’umano, viene a rappresentare essenzialmente una ibridazione tra l’uomo e l’animale e tra l’uomo e la macchina. Sul piano educativo ciò implica un allargamento di ciò che tradizionalmente è stato risposto alla domanda sull’uomo.
Infatti il post-umano mette in discussione la biologia stessa dell’essere umano, il suo corpo, la sua carne, il suo DNA, oltre che la sua psiche. Questo chiama in causa, in definitiva, la cosiddetta “natura umana” che già oltre trenta anni fa Edgar Morin aveva già lucidamente denunciato come “un paradigma perduto”.
Oggi è a tutti evidente che dal corpo biologico, come tradizionalmente lo conosciamo, si è passati al corpo tecnologico, al cyborg, all’uomo bionico che, per stare all’attualità, potrebbe anche chiamarsi Oscar Pistorius, il giovane atleta sudafricano che corre con protesi tecnologiche.
Quando infatti si parla di post-umano è soprattutto a questo che dobbiamo pensare: al corpo dell’uomo tecnologicamente modificato.
Il simbionte, allora, altro non è che l’essere umano come simbiosi, ossia come vita in comune, tra la componente animale e quella tecnologica a cominciare dagli stessi batteri, dagli antibiotici e dagli OGM, fino alle protesi, ai by-pass, ai microchip, alle attuali nanobiotecnologie che fanno l’uomo cyborg un essere sempre più artificiale. In tale contesto del tutto sbilanciato a favore della tecnica, ciò che è organico, biologico, corporeo, naturale, sembra essere ormai destinato – soprattutto nella visione radicale di alcuni trans-umanisti – al declino, mentre ciò che è meccanico, tecnologico, informatico, inorganico e artificiale appare destinato a trionfare. Nell’orizzonte del post-umano, d’altra parte, non ha più senso fare riferimento soltanto alla vecchia teoria dell’evoluzione umana ma diventa indispensabile allargare lo sguardo alla nuova prospettiva della co-evoluzione dell’uomo con l’animale e con la macchina. In epoca recente questo rapporto co-evolutivo dell’uomo con l’animale e con la macchina ha subito un’accelerazione.
Ma l’educazione ha fatto ben poco sul piano dei “saperi per adeguare le conoscenze culturali e le responsabilità etiche alla nuova situazione. Mentre infatti in natura «l’altro» dall’uomo sono gli animali, e ovviamente le macchine, nella nuova era del post-umano e del trans-umano, “l’altro” viene ad essere un prodotto della tecnica se non, addirittura, un prodotto ibrido tra uomo animale e tecnica cioè, una chimera, come si dice. Usciamo allora da un’ottica puramente antropocentrica per entrare in un ottica evoluzionistica, o come finalmente bisognerà chiamarla, co-evolutiva.
Emerge dunque con evidenza come la visione antropocentrica dell’umanesimo tradizionale sia già entrata in conflitto con le posizioni del post-umanismo e del trans-umanismo.
Dove si colloca allora il CEM nel contesto di questo dibattito? Qual è l’orientamento che s’intende offrire agli educatori?
3. Né tecnofobia né tecnofilia. La difficile via del discernimento educativo
I prodigi con cui la tecnoscienza continua a sorprenderci ogni giorno, ora con la mappatura del genoma o con la produzione di cellule staminali in vitro, ora con l’inserimento di un microchip nel corpo di un neonato o con annunci di avvenute clonazioni, stanno a dimostrare, come con efficacia è stato scritto, che “siamo sul punto di staccare completamente l’uomo dalla naturalità della specie. (…) Questo è il significato autentico del nostro presente: la totalizzazione tecnica della natura” (Aldo Schiavone).
È indubbiamente vero che stiamo assistendo a mutamenti che toccano l’antropologia e annunciano l’avvento di una sorta di specie post-umana, il che interroga radicalmente concetti quali il rispetto della dignità, i diritti, il senso della vita, l’umanità stessa così come oggi la sperimentiamo.
Scrive Stefano Rodotà: «Torna così un interrogativo che ormai ci accompagna in ogni momento. Tutto ciò che è tecnologicamente possibile deve essere anche considerato eticamente ammissibile, socialmente accettabile, giuridicamente lecito? Quali sono i criteri di giudizio, i principi ai quali appellarsi?».
Non ha alcun senso allora, mettersi a fare il tifo a favore o contro la ricerca e la sperimentazione della tecnoscienza. Scegliendo la via difficile del discernimento il CEM rinuncia alla scorciatoia sia dei tecnofobi che dei tecnofili e alla conseguente tentazione di schierarsi con gli apocalittici o con gli integrati. In questo il CEM sa di giocarsi una sua diversità per altro scomoda ed esposta al fuoco incrociato della critica. Nel primo volume apparso in Italia sul nostro tema a cura di due pedagogiste, Franca Pinto Minerva e Rosa Gallelli, si leggono queste parole conclusive: «La capacità di orientare i processi coevolutivi in direzione di solidarietà inter-specifica e di democrazia planetaria comporta, oggi, la possibilità di salvaguardare la vita sulla Terra e costituisce la grande opportunità evolutiva della specie umana, della sua particolare sensibilità, della sua originale immaginazione e della sua straordinaria intelligenza» (Pedagogia e post-umano. Ibridazioni identitarie e frontiere del possibile, p.158).
Sui temi della centralità dell’uomo nel creato e sulla soglia-limite cui anche la scienza non può sottrarsi torneremo certamente in un futuro documento di cultura educativa.
È chiaro tuttavia fin d’ora che l’avvento del post-umano comporta che l’educazione metta in discussione se stessa e sia disposta a rivedere metodi di approccio e saperi disciplinari perché non vi è dubbio che le prospettive del post umano rimescolano il mazzo delle carte e riaprono i giochi del rapporto tra scienza e laicità nel quadro della biopolitica e dell’etica pubblica.