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PERCHÉ LE RELIGIONI A SCUOLA?

COMPETENZE, BUONE PRATICHE E LAICITÁ

Con il patrocinio dell’Università La sapienza di Roma

Sabato 9 aprile 2011


CARTA DI BRESCIA


1. Cambiando la società italiana, cambia anche la scuola, chiamata a riconoscere la realtà della presenza di molti studenti direttamente o indirettamente appartenenti a tradizioni, culture e religioni diverse da quelle storicamente radicate in Italia.

2. Siamo convinti che le religioni costituiscano una chiave indispensabile perché ogni (futuro) cittadino – credente o diversamente credente o non credente - sia messo in grado di capire i grandi processi culturali, sociali e politici in atto su scala globale.

3. Mentre ci preoccupano le spinte fondamentaliste, identitarie e violente che talvolta attraversano le religioni, allo stesso tempo riconosciamo che tradizioni e comunità religiose possono contribuire ad affermare fondamentali valori di pace, giustizia e convivenza civile.

4. In una società fortemente attraversata dalla pluralità religiosa, la scuola deve offrire strumenti e competenze utili a conoscere le diverse tradizioni religiose quali componenti fondamentali di ogni percorso didattico interculturale.

5. Il gruppo di insegnanti, docenti universitari, studenti, esponenti religiosi, giornalisti, politici, e semplici cittadini, riuniti a Brescia il 9 aprile 2011, sulla scia della riflessione  avviata  nel 2002 in occasione del convegno "L'ora delle religioni. La scuola e il mosaico delle fedi", anch'esso svoltosi nel capoluogo lombardo, intende rivolgersi al mondo della scuola e dell'Università e al Parlamento per sottolineare l'importanza – a un tempo cognitiva, civica ed etica - di percorsi didattici curriculari e aconfessionali sulle religioni.

6. La proposta che lanciamo non intende sostituirsi né contrapporsi al vigente corso di IRC che ha una specifica fisionomia e una sua legittima fruibilità, ancorché facoltativa. Né intende esonerare i docenti titolari delle varie discipline dall’affrontare, nell’ottica epistemologica propria alla loro materia, i fenomeni religiosi occasionalmente intercettati nello svolgimento del loro programma.

7. Riteniamo peraltro essenziale che all'interno dei programmi didattici delle scuole italiane nei diversi ordini siano previsti percorsi sulle grandi religioni del mondo, considerate nella loro evoluzione storica ma anche in una prospettiva antropologica, culturale e sociale legata alla realtà contemporanea. Assumendo il carattere laico della scuola italiana, condividiamo la necessità di un passaggio dalla laicità "dell'ignoranza" a quella "della competenza" (Régis Debray).

8. Sappiamo che nel mondo della scuola vi sono preziose risorse umane che – opportunamente abilitate in percorsi professionalizzanti ad hoc - possono dare corpo a un insegnamento curriculare e aconfessionale su religioni e credenze. La nostra ipotesi di lavoro è inoltre rafforzata dalla crescente attenzione dell'Università nei confronti degli studi sulle religioni e, in particolare, dal collaudo di specifici Corsi di laurea e Master specialistici.

9. Guardando con interesse alle esperienze di insegnamento delle religioni in una prospettiva curriculare e aconfessionale realizzate all'estero, e assecondando le specifiche “raccomandazioni” di politica educativa provenienti da autorevoli Organismi europei (Consiglio d’Europa, Unione europea, Osce…), auspichiamo che qualche sperimentazione sia tentata anche in Italia e che da parte di alcuni parlamentari sia ipotizzata l'istituzione di una specifica [materia] disciplina.

10. L’avviamento di un’offerta scolastica di questa portata richiede tuttavia un sistematico approfondimento sulla didattica, i contenuti e i programmi al quale il nostro gruppo intende contribuire offrendo le proprie competenze e l'elaborazione di buone pratiche maturate in anni di sperimentazioni. Auspichiamo quindi l'avvio di un confronto che coinvolga anche il MIUR e le istituzioni scolastiche sul tema delle competenze religiose nella scuola del pluralismo culturale e religioso che ogni giorno vediamo crescere di fronte a noi.

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