Editoriale Agosto/Settembre 2006
Editoriale
Rilanciamo l’interculturalità nella scuola!
Brunetto Salvarani
«La Riforma Moratti non facilita l’integrazione scolastica dei figli degli immigrati, perché non parla mai di interculturalità, di educazione interculturale, non va mai al di là della comunità locale, nazionale, europea, non prevede risorse economiche e professionali per l’insegnamento della lingua italiana agli stranieri, condizione indispensabile per l’integrazione scolastica, e inoltre rende più difficile l’integrazione con alcune norme specifiche…». Il giudizio, a dir poco preoccupato, lo si legge fra i materiali di un convegno svoltosi nel giugno di un anno fa su «L’integrazione scolastica dei minori immigrati dopo la Riforma». Viene da monsignor Giovanni Nervo, già direttore di Caritas italiana ed ora presidente onorario della prestigiosa Fondazione Zancan. Da parte nostra, sull’argomento ci siamo intrattenuti a più riprese: già nell’ottobre 2002 inviammo una Lettera aperta al ministro Letizia Moratti in merito all’inopinata sparizione della Commissione ministeriale per l'educazione interculturale. Nella precedente legislatura (1996-2001), infatti, a tale Commissione era affidato «l’approfondimento delle problematiche relative all’educazione interculturale e l’adozione delle necessarie iniziative per tutti gli ordini e gradi della scuola». Formata da una quarantina di esperti e convocata cinque o sei volte l’anno, aveva promosso convegni e momenti formativi, producendo CD-rom e dando vita ad una serie di trasmissioni in collaborazione con la benemerita RAI-Educational: fino a costituire una rete di insegnanti e di scuole per un programma di educazione a distanza, e ad avviare un progetto di integrazione fra la Commissione stessa e altri gruppi di lavoro in vista della riforma scolastica e dell’elaborazione di nuovi saperi. Dal 13 maggio 2001, però, la Commissione non è stata più convocata… mentre la nostra Lettera aperta, ideata durante il 41° Convegno di CEM su «Educare diversa-mente» e corredata di molte firme a sostegno, non ha mai ricevuto risposta.
Ora, a poche settimane dalla nascita di un nuovo governo e con un nuovo ministro della (nuovamente Pubblica) Istruzione, Giuseppe Fioroni, intendiamo rispolverare quelle firme ma soprattutto quell’impegno. Credo infatti sia davvero il caso, mentre ribadiamo l’urgenza e la necessità di dare voce e corpo a quella che chiamiamo la Fase 2 dell’intercultura (che dovrebbe guardare alla riforma dei saperi, dei canoni disciplinari, delle pratiche educative, dei metodi didattici, dei libri di testo e, in generale, del linguaggio utilizzato nella comunicazione scolastica), di rilanciare la campagna per il ripristino della Commissione, e abbiamo scritto a tale proposito al ministro Fioroni.
La nostra convinzione è che occorre puntare ad una visione pedagogico-politica (e non scuolacentrica) dell’intercultura. È questa la ragione per cui vi offriremo sulla rivista, nel corso dell’annata, un alfabeto condiviso e in progress, presentando l’interculturalità come una grammatica di civilizzazione, insieme educativa e politica. Si tratta di riprendere un cammino che è stato bruscamente interrotto dalle politiche migratorie (la Legge Bossi-Fini!) e scolastiche (le famose tre i, ma non l’intercultura, e le sei educazioni, ma senza l’educazione interculturale).
Come CEM non possiamo tacere su una scelta strategica così decisiva come l’intercultura. Ne va della nostra identità, della nostra mission. Sappiamo bene, infatti, che nell’interculturalità c’è tutta la nostra cultura della mondialità come convivialità delle differenze, e il nostro impegno convinto per l’unità della famiglia umana.
Ovviamente, vi terremo informati degli sviluppi della situazione…
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