Dossier Aprile 2006
Dossier
IBRAHIM RUGOVA. Il Gandhi dei Balcani
Stefano CurciLa politica pacifista che il mio partito sta svolgendo nei confronti del popolo
kosovaro può tornare ad esempio di come si debba combattere, con ogni forza
il terrorismo. (…) L'islamismo è una cosa, il terrorismo è il suo opposto a-dialettico.
Sono un uomo religioso e per questo combatto con ogni forza ogni istanza che possa
dar luogo a legittimazioni, anche solo sul piano ideologico, di cause terroristiche.
E questo lo ribadisco con forza sia per quanto riguarda gli orientamenti ideologici di
quei gruppi che in nome di una preziosa ed “eletta” religione come quella islamica
fomenta ideali di distruzione di vite umane innocenti, che per quanto riguarda il nostro
problema interno al Kosovo, tutto ancora da risolvere.
Nei secoli passati ci sono state tante guerre nei Balcani e noi albanesi
siamo stati accusati di essere dei “destabilizzatori” della pace.
Così abbiamo fatto la scelta della nonviolenza per confutare questa
opinione, per dimostrare falso questo giudizio. Ora abbiamo dato
al mondo l'immagine di un popolo che sceglie la pace, costruendola
con i mezzi della nonviolenza.
Ibrahim Rigova
Il merito principale di Rugova è stato certamente quello di sostenere la resistenza all'oppressione in nome della pace e della nonviolenza. Creatore di un governo ombra del Kosovo, interlocutore credibile presso i paesi occidentali, Rugova ha portato avanti la propria lotta per l'indipendenza incondizionata del Kosovo con metodi non violenti: per questo è stato soprannominato il Gandhi dei Balcani.
Infatti, nel 1989 il presidente serbo Slodoban Milosevic, con un Emendamento della Costituzione della Serbia, ha abolito in modo unilaterale l'autonomia del Kosovo: Rugova all'epoca era presidente della Società dei letterati del Kosovo, ed è stato uno dei firmatari dell'Appello dei 215 intellettuali albanesi che si sono pronunciati contro la decisione serba. La sua carriera politica inizia allora perché la decisione del governo serbo di fatto impediva l'uso della lingua albanese nelle scuole, nei mezzi di comunicazione e nei tribunali e licenziava gli operai albanesi impiegati nei servizi pubblici. Restavano così inascoltate le richieste della popolazione della provincia a maggioranza albanese.
Per questo motivo Rugova è stato escluso dalla Lega dei Comunisti della Jugoslavia, mentre l'opinione pubblica internazionale lo ha individuato come difensore dei diritti umani e politici degli albanesi del Kosovo. I kosovari di etnia albanese hanno risposto all'abuso serbo non con la violenza, ma dichiarando l'indipendenza e dando vita ad un proprio governo, naturalmente non riconosciuto, ma che ha potuto garantire servizi che rischiavano di sparire come le prestazioni dello stato sociale e il mantenimento delle tradizioni linguistiche locali. Una vera e propria società parallela con scuole nelle case private e ospedali in luoghi di fortuna. Questa resistenza non violenta ha consentito al Kosovo di rimanere fuori dal conflitto armato che insanguinava Slovenia, Croazia e Bosnia.
Sotto la guida di Rugova il 2 luglio 1990 i delegati albanesi dell'Assemblea del Kosovo hanno adottato la Dichiarazione costitutiva, con la quale hanno dichiarato il Kosovo repubblica. Nel settembre 1996 Rugova e Milosevic hanno firmato separatamente un accordo sul futuro del Kosovo, dopo lunghe mediazioni della associazione cattolica San Egidio, ma questo accordo non è stato mai implementato.
Nel 2003, il vescovo di Terni Paglia, che aveva appoggiato Rugova con la Comunità di Sant'Egidio, presentava così il leader kosovaro in un dibattito pubblico: “Nel 1996 Rugova negoziò un accordo sulle scuole e l'università con Belgrado: fu un atto di coraggio, non politico ma umanitario, dovuto alla volontà di alleviare le difficoltà del suo popolo. E fu una nuova dimostrazione dell'umanesimo di Rugova. L'alternativa era quella della insurrezione armata. Non la si volle, allora, per evitare un bagno di sangue, come c'era stato in Croazia e in Bosnia nei primi anni Novanta. Questo era un tema caro a Rugova, che non voleva provocare decine di migliaia di vittime fra il suo popolo. Non per paura. Lui, anzi, rischiava quotidianamente la vita, essendo un simbolo della resistenza pacifica. Di lui tutti, avversari compresi, conoscevano indirizzo, spostamenti, famiglia. Era facile lanciare proclami bellicosi da lontano, dall'estero. Non era facile, né opportuno, stando dentro ad una situazione come un padre di famiglia. E Rugova è stato per gli albanesi del Kosovo un padre di famiglia (…) E, a proposito di famiglia e famiglie, c'è un altro aspetto molto significativo della storia di Rugova. In Kosovo, come in Albania, ma anche come in certo nostro Mezzogiorno, vi erano faide tra famiglie che provocavano vendette, per cui morivano molti uomini. Agli inizi degli anni Novanta fu merito di Rugova, insieme ad un intellettuale cattolico, Anton Cetta, l'avere riconciliato le famiglie che avevano il cosiddetto debito di sangue. Furono almeno un migliaio le riconciliazioni, che avvenivano solennemente, in grandi assemblee popolari all'aperto. Questo accadeva per il desiderio di unità e pace della popolazione, che Rugova seppe interpretare e guidare”.
Infatti dal 1989 al 1991 Rugova ha guidato con il sociologo Cetta i “Consigli della riconciliazione” grazie ai quali centinaia di famiglie albanesi, divise dalla vendetta del sangue praticata secondo l'arcaico codice consuetudinario, si sono riappacificati.
Rugova è stato eletto più volte presidente della provincia del Kosovo. La sua morte lascia un quadro ancora molto complicato: la provincia è al momento amministrata dalle Nazioni Unite, e stanno per partire altri negoziati per decidere il suo futuro. Da una parte ci sono gli albanesi, che vogliono la piena indipendenza, dall'altra i serbi, che invece spingono perché rimanga parte della Serbia-Montenegro.
NOTA BIOGRAFICA
Ibrahim Rugova è nato a Cerrce il 2 dicembre 1944. Poco dopo la sua nascita il padre e il nonno furono uccisi dalle Brigate della sicurezza jugoslava. Dopo la laurea, ha svolto il dottorato in letteratura albanese all'Università di Pristina. Ha poi studiato a Parigi con Roland Barthes e si è impiegato come redattore di riviste, critico letterario, assistente presso l'Istituto di albanologia di Pristina e professore di letteratura. Ha pubblicato parecchi libri di teoria della letteratura, della storia e della critica. Nel 1989 fonda il primo partito politico del Kosovo, la Lega democratica del Kosovo, del quale è stato leader fino al febbraio 2005.
Nel 1992 le elezioni parallele hanno designato Rugova come presidente dell'autoproclamata Repubblica del Kossovo. Rugova ha visitato le principali capitali europee e gli Usa per denunciare la repressione e le violazioni dei diritti umani subite dal suo popolo. Tra i tanti riconoscimenti che ha avuto, Rugova ha vinto il Premio Sakharov del Parlamento europeo (1998) ed è stato nominato senatore onorario d'Europa nel 2004, riconoscimento che il Senato europeo conferisce alle personalità politiche per meriti nella democrazia, nella pace, nella scienza e nell'ambito dei diritti umani. Cittadino onorario di Venezia, Milano e Brescia. È morto per un tumore ai polmoni il 21 gennaio 2006, proprio nell'imminenza dei negoziati di Vienna sullo status del Kosovo.
PER APPROFONDIRE
Salvoldi V. - Gjergji L., Resistenza nonviolenta nella ex-Jugoslavia. Dal Kossovo la testimonianza dei protagonisti, EMI, Bologna 1993.
Salvoldi V., Kossovo, ex-Jugoslavia. Dove la nonviolenza è vita , Velar, Gorle (Bergamo) 1994.
Salvoldi G. - Salvoldi V.-Gjergji L., Kosovo, un popolo che perdona , Emi, Bologna 1997.
Tommasi U. - Cataldo M., Kosovo. Buco nero d'Europa , Editrice Achab, Verona 2004.