Il resto del mondo Aprile 2006
Il "resto del mondo"
Relazione e convivenza: un continuo divenire
Franco ValentiMai come oggi la parola “convivenza” mette in causa le relazioni di singoli o gruppi di individui che coesistono su uno stesso territorio. Solitamente si utilizzava il termine convivenza per definire da una parte situazioni o condizioni di individui segnati dalla differenza e che sommavano le proprie peculiarità in un'unica esperienza di vita, dall'altra la contiguità nella storia umana di comunità differenti, spesso a seguito di guerre ed invasioni sia belliche che commerciali, in una accezione sostanzialmente di sottomissione delle comunità vinte o minoritarie. Il termine quindi andava generalmente appaiato a quello di tolleranza: contiguità e coesistenza delle differenze come sistema di costruzione dei rapporti sociali.
Oggi, in un contesto postmoderno, diventa più difficile pensare la convivenza. Certamente vi sono delle qualità che possono definire le affinità e le lontananze degli individui, potremmo numerare in modo progressivo sia i luoghi della separatezza e della differenza che quelli delle similitudini, ma non vi sono strumenti teorici in grado di segnare in modo netto i confini degli ambiti individuali e sociali. Le società chiuse, come le abbiamo conosciute nei secoli e decenni passati sono in via di dissoluzione a causa della globalizzazione.
Le ritualità, le lingue, i luoghi fissi pietrificati della supposta identità individuale o nazionale, le stesse regole fisse organizzative della società e delle relazioni rappresentano ormai un retaggio del passato. L'intento ormai anacronistico di rifondare tradizioni senza tener conto dei cambiamenti intervenuti, rappresenta spesso una volontà organizzativa ideologicamente motivata, ma inevitabilmente destituita di fondamento e destinata al fallimento. Per ovviare a questa debacle si vanno sempre più strutturando nelle società contemporanee le convivenze declinate sulla similitudine, più che sulla differenza, nelle appartenenze censuali: si riorganizzano le corporazioni, i gruppi omogenei di interesse, le associazioni temporanee di scopo, di qui la segmentazione sempre più marcata della società e delle sue componenti costitutive. L'appartenenza censuaria definisce anche a livello macro le compatibilità o le incompatibilità delle convivenze: basti guardare ai rapporti di forza tra gli stati e le alleanze che ne conseguono, con il pericolo di una dissoluzione dei rapporti sociali di solidarietà e di trasversalità, relegando i ceti più deboli nelle riserve della miseria e dell'impotenza. Gli ampi ed alti orizzonti ideali si stanno abbassando sempre più, accontentandosi di guardare per terra e vivere sul momento presente, senza altre pretese.
Diritti umani universali, appiglio sicuro nel cambiamento
Le due tensioni, quella immanente, immobile, rituale e quella del continuo processo di trasformazione rigenerante, non possono non essere in relazione conflittuale e concorrenziale. Questa tensione, a mio avviso, caratterizza anche le relazioni sociali contemporanee, segnate da grandi movimenti migratori, e le contraddizioni che tale fenomeno sta scatenando non sono altro che la manifestazione di questo momento di trapasso, di cambiamento in divenire.
L'unico appiglio sicuro e che deve essere salvaguardato ad ogni costo in tutto questo fluttuare di eventi - tela di fondo sulla quale si disegna sempre rinnovato l'agire sociale, la norma etica valida per tutti e in tutti i tempi, l'imperativo categorico del perseguimento del bene comune di tutti i cittadini - è il rispetto dei diritti universali dell'uomo e la coscienza della necessità morale del rispetto dell'ambiente.
Al di là di questi valori fondanti il voler costruire delle dighe o lanciare degli interdetti di incompatibilità culturale o religiosa, se non addirittura etnica, non porta a nulla se non alla catastrofe. Sicuramente le incertezze e le sofferenze della trasformazione non vanno ignorate, ma quando si parla oggi di convivenza, non si può ignorare questo enorme processo che sta ridisegnando l'universo delle relazioni, non solo tra popoli e comunità, ma anche tra i singoli individui.