Intercultura Cem Mondialità, per l'educazione interculturale

Sections

Personal tools

You are here: Pagina principale => Rivista => Arretrati 2006 => Dicembre Atti => Serate Convegno 2006
[



CSAM
]



[ Missionari Saveriani ]



[ Missione Oggi ]



[ Video Mission ]



[ Libreria dei Popoli ]



[ San Cristo ]



[ Missione giovani ]



[ Missionari Saveriani Italia ]
 

Serate Convegno 2006

Document Actions

   Serate al Convegno

Viterbo città invisibile [25.08.2006]

Alfonso Prota e Antonello Ricci

 

Introduzione [1]

Territori e comunità locali. Luoghi e storie come patrimoni identitari. Il paesaggio non esiste senza sguardo che lo pensi. Paesaggio è geologia di visioni e ricordi, sentimenti e risentimenti, fantasie esperienze agnizioni. Racconti soprattutto. Di chi quei luoghi ha percorso. Di chi magari li ha amati come una seconda patria. Dal Bulicame dell’Inferno alla Torre-metafora del Pasolini luterano, al pittoresco neolatino-viterbese di Gassman-Brancaleone. Città dipinte in affresco, set cinematografici, appunti sparsi poesie diari, «quinte» di romanzo.

Ma anche leggende e memorie del genius loci, cronache e narrazioni che una comunità tramanda di sé. A se stessa. Dalle «nobiltà» medievali all’incubo dello squadrismo fascista agli scempi urbanistici della Speculazione palazzinara. All’oggi. Al domani.

Viterbo città d’acque uomini pietre. Vulcani che sparsero una platea di lava chiamata peperino. Acque che solcarono quella roccia, disegnando cupe forre e acrocori luminosi. Uomini le cui mani trasformarono quella roccia in pietra, tirando su splendide mura. Uomini che imbrigliarono quelle acque per irrigare orti e muovere pale di mulini. L’azzurro dolcissimo del lino, la stoffa forte della canapa. Insalate di rape e cavoli.

Ogni comunità conserva nel proprio dna identitario una preziosa «banca-dati» narrativa.

Animatori culturali in provincia. Rispolverare storie, restituirle all’arte del racconto. All’ascolto di un pubblico. Pedagogia comunitaria, certamente. Mestiere da griot di villaggio. Ma anche, se ci si tira fuori dalle paludi del localismo, apertura al mondo. Perché ogni storia è sempre autoctona ma al tempo stesso universale. Patrimonio dell’umanità.

Sia chiaro: il racconto presuppone un’arte altrettanto antica, quella dell’ascolto. Un buon narratore è sempre, anzitutto, cercatore di storie. Ascoltatore curioso. Mosso da rispetto. Passione e com-passione.

Detto ciò, come raccontare Viterbo al pubblico dei convegnisti di CEM-Mondialità nostri ospiti per una settimana appena?

Due spettacoli teatrali, due passeggiate-racconto. A cura del gruppo teatrale viterbese Volgiti, che fai.[2]

Da una parte: liturgia della parola scenica, «seduta spiritica» con personaggi che rivivono (e ri-contano) storie sull’erba del palcoscenico improvvisato del chiostrino della Domus. Dall’altra: visite guidate sui generis, la voce del genius loci risuona nei suoi luoghi «propri», ridisegna i paesaggi dell’identità locale tramite una parola «itinerante». Cammino e sosta scanditi da letture/performance. Percorso come evento processo opera in sé.

Giovedì 24 agosto, chiostrino della Domus La Quercia, sera, spettacolo teatrale «Sottoassedio»[3]

Italia 1921-22. Potremmo essere ovunque. Siamo a Viterbo. Dal coro del popolo viterbese, uomini e donne senza volto, mani di pietra e cuore di leone, si fanno avanti alcuni personaggi. Un ragazzino fattosi uomo in uno scontro di piazza. Un giovane che si congeda dalla vita quasi senza rendersene conto, tradito dagli amici, arrogante e ardito fino all’ultimo. Un vecchio condannato per un omicidio mai commesso: come il marinaio di Coleridge è rimasto prigioniero dei propri ricordi, ogni sera va dal prete e gli racconta di quella ingiustizia subita ai tempi del fascio. Due madri impietrite dal dolore. Ciascuna un figlio ammazzato. La prima, straniera e aristocratica, è annichilita dall’orrore per una violenza «locale» totalmente incomprensibile ai suoi occhi. L’altra invece, testarda popolana vitorbese, nei giorni del dilagante conformismo in camicia nera saprà dare il commovente esempio d’una Resistenza declinata al femminile.

Nato da scrupolose ricerche d’archivio, Sottoassedio porta in scena odi e rancori di parte accesi e moltiplicati dalla violenza dello squadrismo fascista nell’insanguinata stagione che precedette la marcia su Roma. Il testo si basa su una scrupolosa ricostruzione dei cosiddetti «fatti di Viterbo». A partire dal vaglio sincero e spassionato di tutte le fonti disponibili (dagli atti processuali alle carte di polizia, dagli articoli di giornale alle foto d’epoca, dai memoriali scritti alle testimonianze orali) e attraverso la messinscena della sua folla di personaggi inventati dal vero Sottoassedio rievoca nel linguaggio del dramma (fatto di parola detta - a volte, perché no?, parola dialettale - ma anche di gesti e silenzi, di rulli di tamburo e versi improvvisati, di canzonette e cori) i tragici episodi di violenza politica accaduti a Viterbo tra la primavera 1921 e l’estate 1922. Nato con intenzioni epico-celebrative, nel corso dell’allestimento Sottoassedio si è ben presto trasformato in un’indagine delle passioni che travolgono il cuore umano.

Venerdì 25 agosto, intorno alle mura e per i vicoli della città medievale, sera, passeggiata-racconto «Alla scoperta della Viterbo Invisibile»

21.30 l’ora. 150 le persone. Una «fiumana di popolo» stretta in via delle Caprarecce, nella valle di Paradosso, sulla rampa della porta murata di San Lorenzo. Un millepiedi alchimista che ad ogni passo ha trasformato la pietra della città in materia viva. La città è Viterbo, una Viterbo sconosciuta anche per chi l’ha raccontata. Diversa ogni volta che qualcuno l’ascolta e la racconta.

In fondo la passeggiata è stata un esperimento. Possono 150 persone, al buio, costruire una città di parole, di suoni, racconti e immaginazione? L’esperimento nasce dall’esigenza di scoprire se veramente il paesaggio è scambio di informazione ed energia. Se l’informazione organizza il paesaggio stesso, se ne crea le forme.

Ci hanno accompagnato Dante, Calvino, Stevenson…. E con loro il buio è divenuto pagina di un fumetto. Il buio ha cantato le storie della sua città. Parole di pietra e acqua, orti e mulini. Esiste un’altra Viterbo umile e appassionata, al di là degli spigoli delle vie, delle griglie delle finestre, dei corrimano delle scale, belli ma troppo silenziosi e perfetti, da museo. Una Viterbo notturna e inattesa che potrebbe essere ascritta d’ufficio alle Città invisibili di Calvino.

Possiamo dirlo: se 150 persone sorridono felici, esclamando «Viterbo è una città affascinante!», senza aver visitato un solo monumento da guida turistica, allora… l’esperimento è riuscito!

Sabato 26 agosto, chiostrino della Domus La Quercia, sera, performance «I saperi delle mani: storie di scalpellini e cavatori, funari e fiscolari»[4]

Luciano e Giovanni, scalpellini eredi delle famiglie Anselmi e Funari, parlano di pietra, scalpelli, sudore, segni e cave. Raccontano la loro vita, quella delle loro famiglie ma anche la vita della «città di peperino». Il loro libro So’ impastato nel peperino nasce dalla ruvida voce di Renzo, zio dei due autori, che ha rievocato la Viterbo della grande guerra, del primo dopoguerra, del fascismo e del boom economico - quando Renzo vole fa’ il Progresso sennò nun ce sta -  attraverso le vite e le morti di cavatori, lapicidi e scalpellini.

Raccogliere queste storie dentro le pagine di un libricino e lasciarle così, inalterate, senza una voce vera, è solo il primo passo. Poi arriva il momento di raccontare. Di soffiare le parole fra le mani, farne una lancia da scagliare. Così nasce la messinscena. Dal desiderio di raccontare non la Storia ma le storie, far parlare la vita delle persone, per essere vicini all’esperienza, perché il funzionamento più intimo dei fatti e dei saperi che a questi fatti si collegano è motivato proprio da queste storie.

Storie di pietra ma anche di acqua. E di acqua parlano le mani di Mario Matteucci. Mario è venuto a raccontarci i segreti della filatura e della tessitura, del lino, della canapa e della fibra di cocco. In epoca medievale, a Viterbo, la valle del Paradosso, tra il quartiere di S. Pellegrino e quello di Pianoscarano, era luogo di mulini e frantoi, di acque e orti. Oggi è rimasto un solo frantoio, che conserva ancora le antiche presse e macchine per la lavorazione delle olive, ma soprattutto l’arte della tessitura dei fiscoli, filtri per la polpa macinata delle olive. E Mario è l’ultimo detentore dei segreti dell’intreccio di questi fiscoli. Il suo sogno è realizzare un museo della fiscolo e dell’olio nella sua azienda nata centocinquanta anni fa. Ma questa è un’altra storia…

Domenica 27 agosto, ai bottini del vecchio acquedotto dell’Arcionello-fosso Luparo, pomeriggio, passeggiata-racconto «C’è Mondialità all’Arcionello, viaggio alle sorgenti del torrente-padre di Viterbo»

All’alba del XX secolo gli amministratori viterbesi deliberano l’imbrigliamento del fosso Luparo per condurre in città la decantatissima acqua Palanzana. Sprofondata nel cuore del borro, un po’ scavata un po’ tirata su a forma di casette, in quattro e quattr’otto si realizza la Cittadella delle Acque. Impianto a metà strada tra una necropoli rupestre di gusto preromantico e qualche nostrana Machu Picchu ipogea. È l’acqua in casa.

La valle dell’Arcionello-fosso Luparo è oggi una singolare enclave di verde e resti archeologici di varie epoche scampata alla Speculazione edilizia. A un tiro di schioppo dalle mura medievali. Nel luglio 2003 il Comune approva 154 mila metri cubi di cemento destinati a «recuperarla». Pochi giorni dopo, un pugno di cittadini e associazioni si organizza al grido di «Salviamo l’Arcionello!». La battaglia è delle più creative, combattuta a colpi di passeggiate, performance teatrali, libri e convegni ( www.arcionello.it)[5]. Nasce il sogno di un Parco per la città. Accade l’inatteso. Di fronte a questa «protesta sorridente» Viterbo si scopre Altra e Civile. Citazioni di Calvino, Pasolini e Bianciardi inceppano la bocca delle ruspe. Il Comune fa marcia indietro e azzera la pratica. Nei due anni successivi, i più noti politici locali devono indossare scarpe da trekking e scendere a passeggio nella valle. Estate 2006: ben due proposte di legge attendono solo che la Regione Lazio istituisca il vincolo. Ce la faranno i nostri eroi?

Arrivederci al 2007, amici di CEM-Mondialità!

©Cem Mondialità


[1] Sul paesaggio viterbese e maremmano si vedano i lavori di Antonello Ricci: Tuscia. Viaggio in leggìo, itinerari e viaggiatori dell’immaginario nel nostro secolo, Sette Città, Viterbo 1998; Maremme in leggìo, itinerari e viaggiatori dell’immaginario, Vecchiarelli, Manziana 2000; Viterbo, guida della città, Edimond, Città di Castello 2001.

[2] Per chi volesse saperne di più su Volgiti, che fai (nato nel 1992), ricca documentazione delle sue iniziative è disponibile sul sito del fotografo Riccardo Spinella, www.fotovideolab.it .

[3] Sulle storie narrate in «Sottoassedio» si veda il libretto di sala Sottoassedio. Viterbo 1921-22, violenza politica e squadrismo fascista, a cura di Silvio Antonini, Stampa Alternativa, Roma 2005.

[4] Sulle storie di una Viterbo tutta cave e scalpelli cfr. Luciano e Gianni Funari, So’ impastato nel peperino. Storie di cavatori e scalpellini, a cura di Alfonso Prota, foto Stefano Frateiacci, Stampa Alternativa, Roma 2006. Un libro Millelire sull’arte del fiscolaro Matteucci è in corso di allestimento, sempre a cura di Alfonso Prota.

[5] Ricca documentazione fotografica delle passeggiate-racconto per l’Arcionello è disponibile su www.fotovideolab.it . Per quel che riguarda invece comunicati, cronache, approfondimenti sulla «protesta sorridente» si veda l’archivio del quotidiano online www.tusciaweb.it .

« Maggio 2012 »
do lu ma me gi ve sa
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31    
04-05-2012
09:35 - Festival della cittadinanza 2012: Economia di Corresponsabilità
05-05-2012
Festival della cittadinanza 2012: Economia di Corresponsabilità
09:00-20:00 Capaci di futuro? Dalla crisi un nuovo inizio
06-05-2012
Festival della cittadinanza 2012: Economia di Corresponsabilità
07-05-2012
Festival della cittadinanza 2012: Economia di Corresponsabilità
08-05-2012
Festival della cittadinanza 2012: Economia di Corresponsabilità
09-05-2012
Festival della cittadinanza 2012: Economia di Corresponsabilità
10-05-2012
Festival della cittadinanza 2012: Economia di Corresponsabilità
11-05-2012
Festival della cittadinanza 2012: Economia di Corresponsabilità
12-05-2012
Festival della cittadinanza 2012: Economia di Corresponsabilità
13-05-2012
Festival della cittadinanza 2012: Economia di Corresponsabilità - 18:35
18-05-2012
17:00 - Festival Biblico VIII Edizione MMXIII
19-05-2012
Festival Biblico VIII Edizione MMXIII
20-05-2012
Festival Biblico VIII Edizione MMXIII
21-05-2012
Festival Biblico VIII Edizione MMXIII
22-05-2012
Festival Biblico VIII Edizione MMXIII
23-05-2012
Festival Biblico VIII Edizione MMXIII
24-05-2012
Festival Biblico VIII Edizione MMXIII - 20:00
25-05-2012
09:30 - Festival dei saperi educativi - EDU 2012
26-05-2012
Festival dei saperi educativi - EDU 2012 - 23:55
Prossimi eventi
Festival Biblico VIII Edizione MMXIII
Eventi a Verona,
18-05-2012
Festival dei saperi educativi - EDU 2012
Borgo medievale di Vitorchiano (Viterbo),
25-05-2012
Campo estivo - Allegra...mente 16
“Villa Speranza” Ostuni (BR),
14-07-2012
Cerca nel sito
 
 

CEM Centro educazione alla Mondialità
via Piamarta, 9 - 25121 Brescia - tel +39 030 3772780 - fax +39 030 3772781 - email: cemsegreteria@saveriani.bs.it

siti al TOP