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La pagina di... Rubem Alves Febbraio 2006

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Ruben Alves   La pagina di... Rubem Alves

L'angelo flautista

Rubem Alves

Non avendo mai visto un angelo con le ali (nonostante mi sforzassi molto), io avevo finito per non crederci. Poi dalla lettura della Bibbia ho saputo che normale per gli angeli è apparire senz’ali né aureole, vedi i tre angeli che hanno fatto visita ad Abramo e Sara. Il mio equivoco consisteva nel pensare che gli angeli avessero ali - come quelle delle anatre o delle oche - per poter volare. Gli angeli volano (e ci fanno volare!), ma volano per quello che sono, per quello che dimora nei loro corpi: musica, poesia, pittura, danza… Le arti sono le ali del corpo. Grazie ad esse noi voliamo.

Ho scritto questa introduzione per parlarvi di un angelo senz’ali che ho incontrato nel Cearà1. Dovevo tenere una conferenza, ma prima ci fu un concertino di bambini flautisti. Arrivarono sorridenti, con un’uniforme color zucca, tenendo in mano flauti o, meglio, pifferi. Il maestro era un giovane. L’orchestrina suonò musiche popolari. Tutto esatto, tutto bello. I piedi marcavano il ritmo. Dopo l’esecuzione si ritirarono.

L’indomani mi recai con degli amici nel paese dei bambini dell’orchestra, Aquiraz, a un’ora di macchina, per un concerto più lungo, sotto le stelle, in una chacara2 con enormi piante di manghi. I bambini suonarono la loro allegria. Poi Marcello, il maestro/direttore, si unì a noi per conversare. Gli abbiamo chiesto di raccontare la sua storia. Non si fece pregare. Era di famiglia molto povera. Il papà, violento, era un pescatore. Per aiutare la famiglia, Marcello dapprima aveva venduto ghiaccioli (per strada), poi era diventato garzone di fornaio. Prima di rincasare, passava sull’argine del fiume e lanciava il tramaglio per pescare qualche pesciolino.

Un giorno seppe che c’erano dei posti vacanti in una banda e si presentò per essere batterista: pensava infatti che si trattasse di una orchestra da ballo. Ma l’incaricato lo ricevette suonando un flauto. Marcello abboccò d’incanto. “Appena ti vidi, ti amai già da molto”. Il flauto era la sua incognita innamorata che adesso gli cantava canzoni d’amore. Corse a casa dal papà che rispose un “no” secco alle intenzioni del figlio: “Il flauto è roba da vagabondo. Mai un figlio mio suonerà il flauto”. Marcello capì che doveva far l’amore di nascosto. Le iscrizione alla banda chiudevano alle cinque del pomeriggio. A quell’ora Marcello era ancora in panetteria. Quando poté avviarsi, in bicicletta, cadde dalla foga e dall’afflizione: pesciolini sparsi e sbucciature varie. Arrivò con due ore di ritardo, ma l’incaricato, mosso a compassione, accettò la sua iscrizione. Marcello aveva allora undici anni. Ma non aveva il flauto, che costava 10 reali3 (il suo salario di un mese in panetteria!). Bisognava trovare quei soldi: li cercava perfino per terra. Ci volle un anno per riuscire a metterli insieme e comprare il flauto (di plastica). Ma non poteva esercitarsi in casa, per via del papà. Scelse una pianta di anacardi, lontano da casa: di sera vi si arrampicava e là si esercitava. Una sera il papà l’aspettava: aveva scoperto il flauto. Accese un fuoco, lo bruciò e picchiò Marcello a sangue.

Il ragazzo non si rassegnò. Raccolse centesimi per un anno ancora e comprò un altro flauto. Ma riuscì anche ad avere un’alunna che gli pagava 10 reali al mese. Poi altre, fino a nove: 90 reali! Il papà cambiò idea: flauto dava denaro! In seguito, non saprei come, Marcello decise di insegnare flauto ai bambini, gratuitamente. L’orchestra di flauti è nata così.

Adesso Marcello – che ha 18 anni – vuole formare un’altra orchestra, nella cittadina di Serpa... ma i bambini sono molto poveri: non hanno soldi per comprarsi il flauto. Quando egli terminò il suo racconto, io non sapevo se ridere o piangere. “Io ho un sogno, aggiunse Marcello; mi piacerebbe avere un flauto vero, un flauto traverso. Ma costa 1.980 reali. Ce ne vorrà del tempo per riuscire a mettere insieme tanto denaro!”. Silenzio. Una professoressa che era con me, sorrise e disse: “Marcello, io ho un flauto in una custodia di velluto. Un flauto che nessuno suona… Il flauto è tuo”.

Chissà?, forse a quest’ora Marcello sta facendo l’amore con il suo flauto...

 

©Cem Mondialità


[1] Cearà è uno stato del Brasile, nel Nordest.
[2] Chacara (pronuncia sciacara) è un podere con una modesta casa colonica.
[3] Il “reale” è la moneta del brasile. Quando fu coniata negli anni novanta (prima c’era il cruzado), un reale corrispondeva a un dollaro americano.
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