Dossier Febbraio 2006
Dossier
Non muti ma ponti
Antonio NanniOgni vera educazione è l’arte di costruire ponti, promuovendo cultura del dialogo e tessendo legami tra le persone. La metafora del muro esprime barriera e separazione, mentre la metafora del ponte indica sempre una volontà di collegamento, una connessione da stabilire, un’alleanza da promuovere.
In quanto segno di divisione il muro è dia-bolon (diavolo), separazione, rottura, frammentazione, invece in quanto segno di unificazione il ponte è sim-bolo, integrazione, ricomposizione, arte del mettere insieme.
Sarebbe certamente perdente pensare di costruire la propria identità come un muro-contro-muro, mentre appare più dinamico e interattivo cercare di costruire la propria identità come un “ponte levatoio” che si abbassa e si alza a seconda dei contesti e dei volti che si incontrano. La storia umana è costellata di muri e di ponti, di contrapposizioni e di alleanze, di ostilità e di amicizia. Se su un versante troviamo il Vallo di Adriano, la muraglia cinese, la linea Maginot e il muro di Berlino… sull’altro versante, al di là dei ponti “fisici”, troviamo quei personaggi-ponte che hanno saputo immaginare il mondo come una rete vitale: da Giorgio La Pira, ad Aldo Capitini, da Bruno Hussar a Raimon Panikkar, da Gandhi a Martin Luther King.
L’educazione è chiamata oggi, come il Cem sottolinea da tempo, a interconnettere i saperi più che a rafforzare le specializzazioni settoriali. A tutti i livelli: dalla didattica alla politica, dall’economia all’etica. Ci sta a cuore l’unità della famiglia umana e il comune destino del pianeta. La cultura della mondialità non trascura il particolare né l’universale, non marginalizza il locale né il globale. Mondialità è costruire insieme la civiltà del con-vivere.
Ma c’è un punto sul quale riteniamo che in futuro sarà opportuno concentrare la nostra attenzione: il diritto al simbolo, ossia la necessità di promuovere una nuova “cittadinanza simbolica” senza la quale non sarà possibile realizzare una vera “società decente”, quella che non umilia nessun cittadino, ma di tutti riconosce la dignità umana e culturale, etnica e religiosa.