Editoriale Febbraio 2006
Editoriale
Un uomo di visioni
Brunetto SalvaraniDieci anni fa, l'8 febbraio 1996, moriva padre Bruno Hussar, grande amico del CEM e fondatore del Villaggio della pace, Nevè Shalom - Waahat as-Salaam (NS-WaS), con cui da molto tempo abbiamo stabilito profondi rapporti d'amicizia e di collaborazione. Gli anniversari sono un'occasione di misurare il tempo che scorre, ma anche di ripensare a figure talora decisive per la nostra esperienza: è stato così qualche mese fa con Pier Paolo Pasolini ad un trentennio dalla sua tragica fine, è così per questo febbraio in cui si celebrano fra l'altro i cent'anni dalla nascita di un martire e teologo che tanto amiamo, Dietrich Bonhoeffer. Con padre Bruno, però, l'effetto è diverso e comunque più intenso, perché con la sua decisiva complicità abbiamo fatto tante cose, imparando tanto: ricordo, ad esempio, la campagna di solidarietà al Villaggio dei primi anni novanta, la sua straordinaria testimonianza ad un convegno CEM ad Assisi, i primi passi dell'associazione italiana degli Amici di NS-WaS. Grazie a lui, guidati da un altro mahatma, padre Domenico Milani, abbiamo avuto la fortuna di conoscere persone di grande umanità, da Renzo Fabris a Franca Ciccolo, fino a Bruno Segre, ancor oggi presidente degli Amici. Ed è difficile dimenticare, per chi li abbia vissuti da vicino, i molti momenti forti, culminati in un viaggio CEM in Israele per toccare con mano la fatica e le realizzazioni del Villaggio.
Così, fare memoria di Bruno Hussar oggi non è solo una pura operazione-nostalgia per un fratello maggiore che ci ha preceduto nel Regno, ma la riproposizione di un impegno e di una speranza possibili, in un anno che stiamo appunto dedicando alla liberazione degli immaginari della speranza.
"Al di là di ogni tappa particolare, vivevo e vivo sempre per Israele e per la sua pienezza, per la riconciliazione, la pace e la comunicazione fraterna tra i figli di Abramo, perché la Buona Novella dia vita al mondo…": così scriveva l'uomo dalle quattro identità, nella commovente autobiografia Quando la nube si alzava, esponendo il suo sogno di autentico baal chazon (uomo di visioni), che già l'aveva condotto a collaborare al Concilio per la Nostra Aetate e a fondare a Gerusalemme la Maison Saint Isaie, sito rivolto all'insegnamento della Bibbia sul posto. L'ulteriore ipotesi: avviare un angolo di terra in cui ogni componente etnica e religiosa avrebbe scelto di abitare in uguaglianza e collaborazione reciproca, educandosi a vicenda mediante l'edificazione di una vera e propria Scuola per la pace ("Anche la pace è un'arte, che non s'improvvisa, ma deve essere insegnata", ripeteva sovente Bruno). Accanto a tale scuola, la Scuola del Villaggio, la prima d'Israele in cui l'insegnamento è impartito in ebraico e in arabo.
C'è poi la cupola candida di Dumia, lo spazio di silenzio posto in un suggestivo boschetto in cui ciascun abitante, religioso o no, può raccogliersi. L'intuizione di non costruirvi chiese, sinagoghe o moschee, ma un luogo così unico, venne a Hussar meditando sul Salmo 65,2 (Per Te il silenzio - dumìa - è lode, o Dio, in Sion). Il solo linguaggio che vi si parla è, appunto, il silenzio; gli arredi, alcuni cuscini sul pavimento; le aperture, una finestra e una porta, guardano sui monti della Giudea e sul mare.
Oggi attorno a Dumia è sorto il Centro spirituale e pluralista Bruno Hussar, che sarà ufficialmente inaugurato fra un paio di mesi, allo scopo di creare un punto di riferimento per lo studio delle fedi del Libro e del dialogo interreligioso. Nel frattempo le famiglie che risiedono stabilmente al Villaggio sono diventate una cinquantina, e si prevede possano ancora aumentare in un futuro prossimo. Certo, il perdurare del conflitto israelopalestinese si sente anche lì, i problemi non mancano e NS-WaS - come dicono i suoi abitanti, e come ammetteva francamente lo stesso Bruno - non è un angolo di paradiso privo di contraddizioni: lì, però, i conflitti sono presi di petto, affrontati e gestiti. Il laboratorio di pace sognato da Hussar è ancora attivo, e continua a produrre frutti tangibili in vista di un'autentica convivialità delle differenze: "Pur essendo una piccola comunità - amava ripetere con la fiducia dei profeti, che sanno leggere la realtà nel profondo - siamo convinti di avere una grande forza, la forza del piccolo seme che sgretola la roccia".
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