Dossier Gennaio 2006
Dossier
Fino al martirio
Antonio Nanni
Quando i giovani di Locri sono scesi in piazza per reagire contro l’uccisione dell’on. Fortugno, con uno striscione dove era scritto ADESSO AMMAZZATECI TUTTI, hanno dato un esempio concreto di che cosa significhi oggi la lotta “fino al martirio” nei confronti della violenza della mafia, della camorra e della ‘ndrangheta. Un gesto di resistenza che parla da solo, come quello muto e solitario di Don Pino Puglisi, a Brancaccio, quartiere di Palermo .
La speranza è l’ultima a morire (spes ultima dea) siamo abituati a ripetere. Ma si può scegliere di andare incontro al martirio proprio in nome della speranza nella vita.
È questa la storia bella e struggente degli studenti universitari della Rosa Bianca, che abbiamo potuto rivivere attraverso l’omonimo film recente. Tutte le scuole dovrebbero portare i ragazzi a vederlo! È un vero immaginario della speranza che ci rende comprensibili le ragioni del martirio, come fedeltà alla verità, e il suo grande significato per l’educazione.
In questo modo viene tracciato un confine netto tra la libertà come scelta responsabile e il relativismo secondo cui tutte le posizioni tendono ad equivalersi. Durante il nazismo era forse più chiaro capire che cosa volesse dire negare la libertà, mentre nelle democrazie attuali le persone si illudono di vivere nella libertà ma i condizionamenti sono infiniti e quelli più potenti rimangono inavvertiti sul piano della consapevolezza. È questa la ragione per cui la dittatura morbida del sistema mediatico non è meno pericolosa del vecchio totalitarismo a tutto tondo. Come resistere oggi ad una violenza dolce e suadente, soft e avvincente che è quasi disarmante e cioè ir-resistibile ?
Ecco perché la resistenza e la lotta “fino al martirio”, a difesa della propria identità assertiva, è quanto mai attuale in un tempo di disorientamento generale. Dobbiamo iniziare a domandarci quali siano le nuove forme di martirio che si stanno già diffondendo nella nostra società, sempre più dominata da forme di violenza e di monopolio che hanno il nome di plutocrazia, di telecrazia e di tecnocrazia e che ci stanno portando passo dopo passo verso le derive estreme del nichilismo e del post-umanesimo.