La pagina di... Rubem Alves Giugno 2006
La pagina di... Rubem Alves
Il football trasformato in riso
Rubem AlvesNon assisto al gioco del football, non conosco i nomi dei giocatori, non tifo per nessuna squadra, sono un idiota. In senso etimologico questa parola indica una persona che detiene caratteristiche peculiari. In Brasile tutti fanno il tifo, perciò chi non tifa per una squadra è un idiota.
La responsabile di una casa editrice, Raissa, insisteva perché io scrivessi un libro sul football, un argomento per me era impossibile da trattare a causa della mia idiozia. Lei però non cedeva, continuando a implorarmi, così, commosso da tanta determinazione, sciolsi i miei pensieri e li lasciai volare.
Mi ricordai di aver discusso della mia idiozia con la mia analista. Avevo vergogna di essere così diverso, mi autoescludevo sempre dai gruppi di uomini che discutevano di football, mentre il lunedì mattina, sul taxi, l’argomento era sempre la partita della sera precedente: il taxista parlava da solo e io gli davo ragione.
La mia analista mi suggerì di prestarmi a quella tecnica che si chiama «associazione libera», cioè pensieri sciolti come il volo degli urubu. Così mi tornò alla memoria un’esperienza dimenticata, la prima partita di football a cui ho assistito nella mia vita. Avevo cinque anni e vivevo in campagna, mio fratello mi portò ad assistere ad una partita. Io non capivo nulla di cosa stava succedendo, vedevo uomini adulti in calzoncini che correvano in un campo per calciare una palla.
Tutto si svolgeva senza grandi emozioni, quando all’improvviso vidi sulla strada vicino al campo di calcio un cavallo nero e una vacca. Quest’ultima, spaventata dalla gente che correva da una parte all’altra, entrò nel campo di gioco, abbassò la testa e si mise a correre verso la palla.
I giocatori scapparono spaventati, molti salirono sugli alberi, io ero piccolo ed ebbi paura, così mio fratello mi trascinò in un porcile per cercarvi rifugio. Da lì non vidi niente, ma sentii soltanto i porci con i loro grugniti, che io non conoscevo. Ebbi di nuovo molta paura.
Questa fu la mia prima esperienza con il football. Esperienza bovina, esperienza suina. La mia analista, colpita dal mio racconto, concluse che la mia indifferenza verso il football in verità non era tale. La mia indifferenza copriva in realtà un sentimento di profondo terrore, prodotto dalla vacca imbizzarrita e dai porci maleodoranti.
In conclusione, la mia esperienza non ha niente in comune con una partita di football. Quella a cui assistetti terminò in maniera disastrosa. Allo stesso modo, non è infrequente che i giocatori manifestino uno «spirito suino» all’interno del campo di gioco.
Riuscii a curarmi da questo terrore solo molti anni dopo, grazie a Ronaldinho. Ronaldinho gioca a football come un bambino. Il football è un brutto gioco, pieno di imbrogli, calci, spinte, sgambetti, parolacce. Solo Ronaldinho lo sa rendere allegro. Perché è un bimbo che gioca sorridendo.
Non mi interessa la squadra per cui gioca. Io tifo per Ronaldinho anche se non segue e nemmeno determina la politica economica del Brasile. Così sono un tifoso idiota, ma vedendo il suo sorriso io mi dimentico della vacca infuriata e dei porci.
È con queste memorie che comincia il mio libro. I miei pensieri volano. Ho appreso da internet che il football cominciò in Cina, 3000 anni avanti Cristo, gioco di guerrieri che usavano le teste dei prigionieri decapitati come palla.
Poi il football e la religione: tifosi e giocatori tutti ad invocare i santi. E che dire del football e della politica? E chi direbbe che esiste una somiglianza fra il piacere del football e il piacere dello stupratore? Ogni goal è uno stupro… Ho capito che questo gioco è il circo del mondo.
Non c’è nessun altro sport che provochi tanta passione, tanta allegria, tanta tristezza.
Il football dà un senso alla vita di molte persone che sarebbero altrimenti condannati alla noia.
Il football fa dimenticare la realtà politica, ideologica, religiosa, economica, razziale.
È la grande religione ecumenica, in cui scompaiono le differenze. In questo circo c’è solo un pagliaccio. Non prende il football sul serio. I pagliacci sono quelli che trasformano le cose serie in cose divertenti. È questo che ho fatto… Di qui il titolo che ho scelto: «Il football trasformato in riso».
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