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Editoriale Giugno 2006

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Brunetto Salvarani   Editoriale

La mappa di un nuovo mondo

Brunetto Salvarani

Amore dopo amore di Derek Walcott

Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell'altro,
e dirà: Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato
per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,
le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.

Partiamo con la poesia, e inauguriamo l’anno sociale di CEM Mondialità coi coinvolgenti versi meticci di Derek Walcott, dalla raccolta «Mappa del nuovo Mondo». Un po’ perché c’è sempre bisogno di poesia, di poesia non ce n’è mai troppa, e perché essa - recitava un bel libro di qualche anno fa - «salva la vita»; e un po’ perché le suggestioni offerte da Walcott sono parecchie, per noi che cerchiamo di proporre ogni mese il mensile dell’interculturalità. Mi piace soprattutto l’idea per cui la nostra identità si rispecchia nella stranierità dell’altro, di colui o colei che - per caso o per scelta - ci sta di fronte. È, questa, una novità epocale, come ormai sappiamo, che spesso però, per molti motivi, produce più conflitti che soddisfazioni, più problemi che, appunto, esultanza.

Così, abbiamo pensato di dedicare questa nuova annata al conflitto. Allo scontro dei simboli, che da tempo andiamo denunciando, e che oggi si è fatto così drammatico da imporsi all’attenzione generale per la sua gravità. In una società complessa come la nostra, tutto appare relativo, parziale, confuso proprio a causa dell’assenza di un paradigma condiviso. Il vero potere occulto che sembra orientare le nostre scelte (etiche, politiche, economiche) viene ad essere appunto l’immaginario: di qui la lotta quotidiana per la sua occupazione mediatica, al fine di condizionare gli orientamenti dell’opinione pubblica. Né la scuola, e neppure il mondo della formazione e dell’informazione sembrano più in grado di porre un rimedio come agenzie di contropotere, perché anch’essi appaiono travolti dalle logiche perverse e pervasive del marketing (pseudo)-educativo e dello strapotere mediatico.

Che fare? Ecco la (classica) domanda che ci guiderà, un interrogativo con cui vogliamo confermare il nostro proposito di tornare a scuola mirando alto - da un lato - e di tuffarci nel mezzo della mischia, per cercare di non subire la realtà come inesorabile fluire del destino, ma contribuire attivamente alla determinazione di ciò che è bene e di ciò che è male. Ci baseremo sulla cultura della gestione del conflitto e sulla sua presenza (letta ora come risorsa, ora prevalentemente come tabù) negli immaginari dell’educazione. Come scrivevo nell’editoriale di un anno fa, siamo convinti che CEM possa essere, in rete con altri soggetti, uno dei luoghi in cui si lavora per ridare centralità alla scuola; per restituirle nuovamente dignità, mentre un po’ tutte le figure che vi afferiscono - insegnanti, famiglie, ma anche e soprattutto gli alunni - la vivono male, al più la sopportano, e - salvo benemerite e sempre più eroiche eccezioni - non provano più alcun interesse per cambiarla. Perché, non dimentichiamolo in questi mesi di nuovo parlamento e nuovo governo, se si vuole cambiare in meglio questo Paese, è indispensabile cominciare dal restituire voce e centralità alle sue istituzioni educative.

Passando rapidamente alla rivista che state sfogliando, ci troverete più conferme che novità, dopo la rivoluzione dolce dello scorso anno. Ancora tre parti (Intercultura Fase 2, il Dossier e il Resto del mondo), qualche ritocco qui e là, l’intenzione di valorizzare ancor più la dimensione nazionale e internazionale del nostro impegno, i corsi di formazione che abbiamo rilanciato nei mesi scorsi. Ma vorrei ricordare gli altri luoghi in cui potete trovarci: dal tradizionale convegno, che ci vedrà tornare felicemente nella bella Viterbo, al nuovissimo sito WEB (www.cem.coop), che ci auguriamo divenga sempre più interattivo e capace di dialogare col grande popolo del CEM.

Cara lettrice, caro lettore, allora, «siediti. È festa. La tua vita è in tavola».

©Cem Mondialità
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