Interculturafase2 Maggio 2006
Intercultura fase2
Internet e New Media - Viaggio a Siviglia…
Aluisi TosoliniIl 17 maggio è stata celebrata, in tutto il mondo, la Giornata Internazionale delle Telecomunicazioni che, questo anno, ha assunto una valenza particolare poiché è stata declinata in modo nuovo.
Durante i lavori del Word Summit of the Information Society (Ginevra 2003 – Tunisi 2005) è stato infatti deciso (art. 121 della Tunis Agenda for the Information Society) di dedicare il 17 maggio non più genericamente alle telecomunicazioni ma più specificatamente alla società dell’informazione (cfr. http://www.itu.int/).
Al centro della riflessione, in particolare, internet, il divario digitale, il senso di processi formativi basati sulle nuove tecnologie, l’e-governament e la nuova cittadinanza digitale.
Spesso accade di ascoltare discorsi estremamente sospettosi nei confronti di internet e che paventano il rischio di una omogeneizzazione digitale planetaria. A dire il vero l’Agenda di Tunisi sostiene esattamente il contrario e, ad esempio al punto 90, sottolinea come le nuove tecnologie abbiano un importate ruolo proprio nell’empowerment interculturale e nella difesa e promozione delle differenze linguistiche e culturali.
Certo, qualcuno potrà obiettare, alla MacLuhan, che “the medium is the messagg” (frase che del resto campeggia anche nel sito ufficiale della sua fondazione), ovvero che l’azione di livellamento è attuata dal mezzo stesso, da internet. Ma, al di là del fatto che avrebbe dovuto avvenire anche per qualunque altro medium (il libro in primis), occorre anche riflettere sul fatto che internet non è un masso granitico esente da ogni pluralità. Anzi, è esattamente il contrario.
Faccio un solo esempio: durante la primavera alcune Direzioni Scolastiche Regionali hanno firmato un accordo con la Microsoft di Bill Gates per fornire, a prezzi scontati, licenze Windows ed Office alle scuole. Negli stessi giorni ero in Andalusia, in Spagna, con alcuni insegnanti del distretto scolastico di Fidenza (Parma) per una visita ai partner di un progetto europeo su didattica nuove tecnologie. Appena abbiamo acceso un computer siamo rimasti di stucco: il sistema operativo windows non esiste, sostituito da un sistema creato in software libero denominato Guadalinex. Il governo andaluso ha infatti deciso che non un euro di denaro pubblico può essere speso per acquistare software proprietario. Ma non finisce qui: il governo di Siviglia supporta, con un programma denominato Averroè, la rete telematica educativa della regione, gestisce dal centro tutte le problematiche tecniche di tutti i server di tutte le scuole andaluse. Inoltre, ogni studente e insegnante è dotato di un account utilizzabile su qualunque computer delle scuole andaluse.
Già queste sono robe dell’altro mondo per chi vive la scuola in Italia, ma vi lascio immaginare lo stupore dei docenti del progetto Terre Verdiane quando siamo entrati in una classe Terza elementare ed abbiamo scoperto che ogni due alunni c’è un computer. E tutti i computer sono in rete, e che ogni docente può utilizzare i computer come lavagna controllando direttamente l’operatività di ogni singola macchina. E non è che li avessero messi lì per noi: in Andalusia la regola “due alunni un computer” vale per tutte le classi successive alla seconda elementare.
Certo non di solo computer vive l’uomo, ed infatti, era carnevale, i bambini tutti travestiti stavano sciamando festosi verso il centro di Aracena, piccolo paese di montagna ai confini con il Portogallo.
Sia chiaro, una simile organizzazione non dipende solo dai soldi quanto piuttosto dalle scelte politiche. E quindi anche di politica educativa: mettere al centro della società la scuola come luogo di formazione alla nuova cittadinanza anche attraverso il consapevole e critico possesso ed uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Una scelta coraggiosa.
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