Il resto del mondo Maggio 2006
Il "resto del mondo"
Dopo un anno di dibattiti
Marco Dal CorsoFin dal numero di novembre 2005 la rivista ha accolto, in questa pagina, il dibattito sull’insegnamento della religione a scuola, come continuità ad un lavoro che il CEM ha avviato da tempo: riflettuto da tanti, auspicato da molti. Si tratta, ora, a chiusura dell’anno tematico, di rendere conto del percorso fatto e indicare qualche prospettiva.
Quello che è cambiato, dal punto di vista del contesto, da novembre a oggi è… l’urgenza di avviare una riflessione insieme critica e riflessiva: se lo era allora, tanto più adesso, dopo le vignette satiriche, la proposta-idea dell’ora di Corano a scuola… solo per citare gli esempi più famosi e recenti. L’insegnamento del fenomeno religioso a scuola interessa tanti e certo serve a tutti, anche a coloro che propongono di rinunciarci.
Nel piccolo spazio di questa rubrica abbiamo tentato di essere fedeli ad un metodo prima ancora che preoccuparci di un contenuto. Abbiamo, infatti, chiesto alle esperienze di dialogo interreligioso di interrogare l’insegnamento della religione a scuola convinti che in tali esperienze riposa un “magistero” capace di aprire prospettive che la sola ricerca accademica e istituzionale forse non riesce a pensare. Chi ha fatto esperienza che il dialogo e la convivenza fa bene anche alla propria religione è capace di pensare in maniera diversa la preoccupazione per la confessionalità, forse per l’ortodossia, sicuramente la tensione per la riserva morale chiesta all’attuale insegnamento di religione nella scuola. Queste pagine, infatti, hanno ospitato “dialoghi bilingui” - cristiano-islamico (Alessia De Rossi, gennaio), cristiano-buddista (Luciano Mazzocchi, febbraio), ebraico-cristiano (Gianpaolo Anderlini, aprile) -, oltre ad accogliere un intervento autorevole di Flavio Pajer nel numero di marzo.
Le indicazioni provenienti da questo “magistero del dialogo” sono importanti. Se, infatti, il confronto cristiano-islamico chiede, in tempi di islamofobia, di ripensare l’identità stessa della scuola, agenzia educativa accogliente prima che difensiva, il dialogo cristiano-buddista, almeno quello rappresentato dalla comunità milanese della “Stella del mattino”, suggerisce che l’insegnamento della religione a scuola dovrebbe fare i conti ed insieme promuovere una vera e propria antropologia religiosa tutte le volte che parla e si preoccupa dell’uomo. La sensibilità ebraica, in dialogo con l’universo cristiano, ricorda che il discorso religioso è quanto mai necessario al processo formativo dell’alunno. Senza lo studio e conoscenza del fenomeno religioso, cioè, si capisce poco della società in cui viviamo. Ma gli amici ebrei e quelli cristiani ricordano alla scuola, facendo memoria del lungo e travagliato percorso tra le due religioni, che la scuola non deve mai diventare il luogo della rivendicazione identitaria quanto quello della convivenza tra le diversità. Infine, Pajer, che in quanto a “magistero” sul tema presenta un curriculum ormai consolidato e apprezzato, osserva che quello che urge è una revisione concordataria in nome della laicità che non è contro, ma a favore della libertà e pluralità religiosa, in nome della cultura religiosa stessa, spesso grande assente nella proposta didattica. C’è urgenza della revisione del concordato almeno in nome del fenomeno religioso che chiede di ripensare la proposta formativa scolastica oltre la gestione identitaria. Infine, ma non ultimo, occorre, dice Pajer, ripensare l’insegnamento della religione a scuola a partire dalla problematica dell’integrazione e delle minoranze religiose presenti sul territorio.
Questi e altri i temi, i nodi, le critiche insieme con le prospettive. Le esperienze di dialogo interrogano la realtà dell’insegnamento della religione a scuola. Insieme chiedono di aprire una fase di riflessione e discussione. Si avvicina il tempo di prospettare un incontro pubblico dove, dopo il convegno di Brescia e quello di Roma promosso, tra altri, dalla comunità valdese, ripensare insieme l’insegnamento della religione a scuola. Il CEM lancia la sfida: chi la raccoglie?