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La pagina di... Arnaldo De Vidi Maggio 2006

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Confesso che sono un pellegrino di culture

Arnaldo De Vidi

Mi è stato chiesto quali elementi io ritenga basilari oggi, per l’educazione e per la società sui quali vorrei essere un testimone chiaro e convincente.

Come la siepe invitava Leopardi a fingersi lidi lontani, così le mura del seminario mi hanno stimolato da giovane a immaginare popoli e culture. Quando poi li ho incontrati, mi fu facile amarli ed apprezzarli. In Asia ho capito quella sentenza: “Dio dorme nella pietra, sogna nel fiore, si desta nell’animale, sa di essere desto nell’uomo”. Ho visto l’indù anelare verso Brahma come bambola di sale verso il padre oceano. Ho visto il monaco buddista liberarsi dalla catena del dolore e dell’illusione col satori. A Taiwan la famiglia Liu mi ha insegnato a vivere in armonia nell’organismo del mondo, respirando yin e yang. In Brasile coi senzaterra e coi guaraní ho cercato la Terra senza mali… So che non dobbiamo mitizzare le culture altrui e screditare la propria, ma alla fine mi sono chiesto, con Lin Yutan, come mai la cultura occidentale sia sopravvissuta, poiché “chi intraprende un sentiero rettilineo, parte dal presupposto di non tornare”; e chi pone un peccato all’origine, ammala l’umanità… Eppure è stata questa mia cultura occidentale che è partita alla conquista del mondo.

Il cuore sanguina ancora, per esempio, alla lettura di certi documenti della conquista dell’America, come il Chilam Balan dei maya:
Gli stranieri ci hanno insegnato la paura; sono venuti ad appassire i fiori.
Perché il loro fiore vivesse, hanno sciupato e succhiato il nostro fiore.
Castrare il sole! Questo vennero a fare qui gli stranieri.

Oggi noi occidentali addirittura con leggi ipocrite continuiamo a conquistare e razziare il Sud del mondo. Anzi abbiamo ecceduto al punto che i paesi del terzo mondo sono in fallimento e l’Occidente sembra l’unico luogo dove c’è futuro. Se noi ignoriamo queste nostre responsabilità, i discorsi sugli immigrati diventano fuorvianti e perfino le nostre campagne di solidarietà diventano ambigue.

Ancora un messaggio mi preme. Il cristianesimo s’è prestato ad essere la religione dell’Occidente imperialista, sia col monoteismo esclusivo che ha spiritualizzato Dio e sconsacrato la terra; sia con l’alleanza tra croce e spada per conquistare le vecchie e nuove Indie e l’Africa; sia infine con l’attuale protagonismo integrista che vuole incontri delle religioni a condizione d’esserne promotore.

Il Chilam Balan, citato sopra, denuncia:
Allora tutto era buono, e allora i nostri dei furono abbattuti.
In loro c’era sapienza. Non c’era peccato… non c’era allora malattia.
Non fu così ciò che fecero gli stranieri quando giunsero qui. (…)
Ci hanno cristianizzato, ma ci fanno passare di mano in mano come animali.

Sto forse parlando da poeta che (secondo R. Bringhurst il poeta è panteista per natura)? No!, io ritengo piuttosto che occorra molta fede per affrontare in modo nuovo il tema della religione. Si tratta di superare il dogmatismo per liberare la mistica e la speranza.

Mi è caro il pensiero di Gandhi sulle religioni:
Se dici che Dio è Verità, sei portato a sostenere che tu hai il monopolio della Verità perché il tuo Dio è quello vero. Meglio allora dire che la Verità è Dio, in tal modo ci si vede tutti alla ricerca continua di Lui/Lei.

Allora nel dialogo tra le religioni si rispetta la relatività (che non è relativismo!). Si tratta insomma di diventare pellegrini - con Cristo e con i fratelli – in cammino verso l’Assoluto Vero.

©Cem Mondialità
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