Interculturafase2 Marzo 2006
Intercultura fase2
Alberi e bambini: frutti diversi, unica poesia
Cristina Ghiretti
Mi incanto ogni volta ad ascoltare i “dialoghi filosofici” dei bambini. Vediamo qualche esempio: il sole “alla sera va a dormire dietro alle montagne o va a spasso per un altro cielo lontano dal nostro”; la luna: “chi l’accende? una fata o è sempre accesa e di giorno non si fa vedere?”, “di notte invece, sembra una faccia che ride”; le stelle, affascinanti mete dei sogni: “io volavo e andavo su una stella”; “quella stella che luccica tanto è la nonna che mi saluta”.
Questo poetico e innato senso cosmico che i bambini esprimono rivela, a mio avviso, l’universalità di valori e principi etici, siano essi riferiti a tematiche di educazione ambientale, filosofica o religiosa. Essi ci riconducono a preziosi insegnamenti come la leggendaria capacità di S. Francesco di comunicare il suo amore per gli animali e per il creato, o al mito degli indiani d’America che consideravano fratelli e sorelle gli elementi della natura. La scuola dovrebbe offrire tutto questo come risposta educativa “laica” ispirata a valori interculturali, contemplando la possibilità di trasmettere insegnamenti che educhino al pensiero aperto verso una cultura mondiale, come ci insegna Tagore. Ritengo fondamentale con i bambini a scuola svolgere attività che inducano al recupero del senso di appartenenza ad un comune cosmo e creato, rafforzando in loro anche il senso di speranza per orizzonti futuri. A tale proposito Martha Rogers, nell’ambito di uno studio sull’educazione alla sostenibilità e all’educazione ambientale, ha elaborato un suggestivo modello di apprendimento definito in tre risvegli: di mente, cuore e anima, suggerendo un approccio didattico tridimensionale che, accanto alla conoscenza, valorizzi la creatività e la cooperazione; promuova accanto alla dimensione cognitiva anche quella affettiva, etica e comportamentale.
Alcuni anni fa io e la mia collega di sezione partecipammo a due corsi di formazione apparentemente diversi, uno sull’educazione ai rapporti e alla gestione non violenta dei conflitti, l’altro sulla progettazione e ricerca in educazione ambientale. Confrontando poi a scuola i contenuti appresi e i suggerimenti didattici ci rendemmo chiaramente conto che erano fondati su analoghi principi educativi relativi a comuni valori i cui apprendimenti intrecciavano armoniosamente sia dinamiche scientifiche che individuali e sociali.
“Incontrare e diventare amici di un albero”. È un esperienza che offre a noi e ai bambini la possibilità di sperimentare una relazione empatica e affascinante con la natura, sia di tipo cognitivo che di tipo affettivo-relazionale. Inizialmente si propone ai bambini di osservare un luogo naturale e di rilevare la quantità e la varietà degli elementi naturali presenti, poi di misurare lo spazio attraverso empiriche e divertenti strategie di calcolo, ad esempio con i passi, con un bastone, a palmi di mano, in fila o per mano ai compagni. Successivamente si invitano i bambini a scegliersi ognuno un albero cui “diventare amico”: toccandolo, abbracciandolo, ascoltandolo, riconoscendolo ad occhi bendati, ecc.. Infine per entrare in empatia con il “proprio albero” i bambini, a piedi nudi sull’erba proveranno con il corpo la sensazione di avere radici, rami che si tendono verso il calore del sole, che oscillano e fremono le fronde al vento e così via.
“Una notte a scuola”. Si tratta di un esperienza rivolta ai bambini dell’ultimo anno che si ispira a motivazioni pedagogiche di intenso valore educativo attinenti al tema della relazione interpersonale e ambientale: l’avventura del dormire una notte a scuola. È ormai buio, abbiamo cenato, giocato, scherzato, tutti in pigiama, accendiamo un falò intorno al quale cantiamo, dichiariamo alle stelle pensieri e desideri felici, poi a spasso con le pile per “incontrare” e scoprire la vita notturna del nostro giardino. “Maestra c’è una lucciola!”, che rarità!… Giovane è la notte e già speciale!
Intercultura fase2