Intercultura Cem Mondialità, per l'educazione interculturale

Sections

Personal tools

You are here: Pagina principale => Rivista => Arretrati 2006 => Marzo => Il resto del mondo Marzo 2006
[



CSAM
]



[ Missionari Saveriani ]



[ Missione Oggi ]



[ Video Mission ]



[ Libreria dei Popoli ]



[ San Cristo ]



[ Missione giovani ]



[ Missionari Saveriani Italia ]
 

Il resto del mondo Marzo 2006

Document Actions

Brunetto Salvarani   Il "resto del mondo"

La Cina di Gesù, tra Confucio e il Tao

Brunetto Salvarani

Tradizionalmente si fa risalire l'origine di una teologia cristiana asiatica al XVII secolo, con Matteo Ricci, missionario gesuita in Cina. Egli distingueva tra cultura e religione, ritenendo che in una terra simile, quando s'intenda predicare la religione cristiana, occorrerà rispettarne la cultura, come afferma nel suo trattato teologico La vera esposizione della dottrina del Signore del cielo. Da allora i cinesi sono stati descritti da evangelizzatori e studiosi, di volta in volta, come religiosi e teistici, o irreligiosi, atei e rivolti verso questo mondo1. Dall'altra parte, ovviamente, le cose non andavano meglio: il messaggio cristiano era in genere considerato un insegnamento straniero, vera e propria eterodossia, dagli intellettuali confuciani, mentre agli inizi del novecento fu violentemente criticato come imperialista e non scientifico.

Il modello confuciano

Fin dal tempo di Ricci, del resto, era diffusa in Cina una considerevole mole di libelli, opuscoli e antologie anticristiani, scritti da apologisti confuciani e buddhisti, fino a comporre un corpus letterario di ampia diffusione che non solo illustra bene i conflitti fra le due culture, ma fornisce abbondanti fonti per conoscere le interpretazioni del Cristo da parte dei cinesi non-cristiani2.

Un problema cruciale riguardava l'idea che Dio avesse assunto un corpo umano. Uno scrittore anticristiano del seicento, ad esempio, si chiedeva retoricamente: "Questo grande reggitore dell'universo, che ha creato ogni cosa, ha sostanza corporea? Se ce l'ha, chi l'ha creato e dov'era prima che esistessero il cielo e la terra? Se non ha sostanza corporea egli è ciò che il nostro confucianesimo chiama Taiji (origine cosmica). Ma il Taiji non può provare né amore né odio. E come potrebbe pretendere che gli uomini gli obbediscano? Come potrebbe dispensare ricompense e castighi?… Proclamano che il Signore del Cielo è sceso per nascere sulla terra come uomo… Dov'era allora prima?"3. In realtà, per la stragrande maggioranza dei cinesi l'idea che Gesù fosse l'incarnazione di Dio nella storia era semplicemente inaccettabile e irrazionale: poiché era nato solo al tempo della dinastia occidentale Han nella lunga civiltà della Cina, avevano dal loro punto di vista mille ragioni per avanzare dubbi su dove fosse stato Dio durante le tante dinastie precedenti… e non è tutto. In quel contesto, il basso stato sociale di Gesù, figlio illegittimo, ben s'accordava col fatto che facesse lega con persone di classi umili e di dubbia origine. Mentre Confucio (italianizzazione di Kong fuzi, maestro Kong), saggio cinese per eccellenza, aveva settanta studenti intelligenti, Gesù ebbe per discepoli pubblicani e pescatori; e persino uno che l'aveva seguito per parecchio, alla fine, lo tradì.

Giudicato sul modello confuciano, il Rabbi di Nazaret era ben lontano dall'essere un figlio degno di lode, devoto verso i genitori: in riferimento al passo di Mc 3,35 ("Chiunque faccia la volontà di Dio è mio fratello e madre"), alcuni scrittori cinesi criticarono il fatto che non riconoscesse e non rispettasse neppure la madre. Per non parlare dei dubbi laceranti relativi ai racconti evangelici della morte e risurrezione, considerati prova provata che si trattava di un criminale condannato dalle autorità romane. Fra l'altro, il cristianesimo fu accusato di sovvertire i rapporti sociali, di incoraggiare la promiscuità sessuale, e persino di sostenere la supremazia delle donne sugli uomini!

L'ammirazione per il Maestro

Un atteggiamento diverso, più accomodante, fu riservato per l'immagine di Gesù maestro degli occidentali, proprio come Lao-Tzu, Confucio e Mencio furono i maestri dello stato cinese. Alcuni studiosi arrivarono persino ad ammettere che nell'insegnamento gesuano ci fossero aspetti positivi che i cinesi avrebbero potuto assimilare: un atteggiamento tollerante che, almeno parzialmente, era il risultato del rispetto mostrato ai primi missionari cristiani, che - come lo stesso Ricci - furono ammiratori entusiasti dei classici locali.

Agli albori del secolo scorso ci fu un'interessante disputa sulla figura di Gesù. Gli scritti anticristiani di Zhu Zhixin, ad esempio, un influente leader del Guomindang, ebbero buona circolazione. In un saggio dal titolo Cosa è Gesù?, egli ne esaminò il carattere e l'insegnamento. Facendo riferimento alla parabola delle dieci vergini (Mt 25,1-13) Zhu si chiedeva come potessero essere ammesse nel regno le cinque ragazze già pronte, dal momento che erano state egoiste e non avevano prestato aiuto alle amiche nella necessità; mentre la maledizione contro il fico sterile (Mc 11,14) sembrava rivelatrice del carattere vendicativo del Nostro. Qualche anno dopo, invece, toccò ad uno dei primi capi del Partito comunista cinese, Chen Duxiu - nel saggio del '20 Cristianesimo e popolo cinese - affrontare il personaggio-Gesù con occhi più aperti: sebbene considerasse incredibili le teorie sulla creazione e sulla Trinità. A suo parere il carattere e l'insegnamento di Gesù avrebbero potuto contribuire alla rigenerazione morale del popolo: se i suoi connazionali ne avessero emulato il carattere nobile e l'animo fervente, scrisse Chen, avrebbero potuto essere salvati dall'abisso dell'oscurità, della corruzione e della freddezza. Egli pose anche in luce l'insegnamento sul perdono, il sacrificio e l'amore universale come potenziali elementi rilevanti per la sua gente: presentando dunque un Gesù maestro, capace di spingere ad un'autentica rigenerazione morale4.

Cristo e il Tao

Com'è noto, il pensiero antico cinese ha conosciuto un altro straordinario pensatore accanto a Confucio, Lao-Tzu. Molto intrigante è, perciò, il tentativo di un teologo coreano contemporaneo, Jung Young Lee, di elaborare una cristologia in stretto dialogo col taoismo5. La sua premessa è che l'aut-aut del pensiero teologico occidentale, con la tendenza ad assolutizzare e ad escludere la via media dell'et-et, sarebbe responsabile della situazione precaria del cristianesimo nel mondo attuale: egli vi contrappone il concetto cinese di mutamento e relatività, espresso nell'interazione di yin e yang, che fornisce una categoria mentale necessaria, utile "non solo nello sviluppo di una teologia ecumenica, ma anche nella mutua coesistenza del cristianesimo con altre religioni in un processo creativo di divenire"6. In un testo del 1979, La teologia del mutamento: un concetto cristiano di Dio in prospettiva orientale, Young Lee descrive Gesù Cristo come la "perfetta realizzazione del mutamento", accusando la teologia cristiana tradizionale di aver staccato l'evento della redenzione di Cristo dall'evento della creazione di Dio, e di averne ignorato la perfetta continuità. Ecco perché, a suo dire, il racconto genesiaco della creazione è il miglior punto di partenza per lo studio della cristologia, con la visione di Cristo Verbo di Dio quale forza dinamica che muta e crea nuova vita e nuove possibilità. Quando Gesù dichiara "Io sono la via", egli indicherebbe la via della mutazione. Egli è yang, mentre noi uomini siamo yin: la funzione dello yang è di agire ed iniziare, quella dello yin è di rispondere e di seguire. Con la nostra risposta, però, diventiamo a nostra volta creativi, perché yin diventa yang mediante la risposta, e yang diventa yin attraverso la creazione: diventiamo così attivi per la nostra inattività, creativi con la nostra risposta e gioiosi attraverso la sofferenza. È il paradosso dell'esperienza cristiana: concetto che sarebbe espresso, secondo Young Lee, anche nel Tao te ching (o Daode jing) - la sacra scrittura del Taoismo - dove si sostiene fra l'altro: "La via viene conquistata attraverso la perdita quotidiana, perdita su perdita, finché arriva la pace. Lasciando che le cose fluiscano, tutto è fatto; il mondo è conquistato lasciandolo andare". La via dello yin è vincere perdendosi, o - con le parole di Paolo di Tarso - "non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me" (Gal 2,2). In tal modo, rispondendo alla chiamata di Cristo a seguirlo, lo faremmo agire in noi, come lo yang agisce nello yin7.


©Cem Mondialità


[1] Per una panoramica complessiva, un po' datata ma ancora utile, rimando al fascicolo della rivista Concilium n.6 (1979) dedicato a "La Cina come sfida alla Chiesa". Ricordo anche il volume di H.Küng-J.Ching, Cristianesimo e religiosità cinese, Mondadori, Milano 1989.

[2] Cfr. P. Kwok, "Come i cinesi non-cristiani guardano al Cristo", in Concilium n.2 (1993), pp.42-53.

[3] Tianxue chuzheng (Prime questioni sugli studi celesti), in Pixie ji (1643 ca), cit. in J. Gernet, Cina e cristianesimo. Azione e reazione, Marietti, Genova 1984, p.239.

[4] Cfr. P.Kwok, art.cit., pp.49s.

[5] Cfr. J. Young Lee, The Yin-Yang Way of Thinking A Possible Method for Ecumenical Theology, in G.H.Anderson-T.F. Stransky, a cura, Mission Trends No.3, Eerdmans, Grand Rapids/N.Y. 1976.

[6] Cit. in A.Wessels, Immagini di Gesù nelle culture non europee, Queriniana, Brescia 1992 (ed.or.1986), p.142.

[7] Per gli ultimi, sorprendenti sviluppi della diffusione del cristianesimo in Cina, si può vedere F.Sisci, "Cina, tutto esaurito nelle chiese", in La Stampa (24/12/2005), p.14.

 

« Settembre 2014 »
do lu ma me gi ve sa
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30        
Cerca nel sito
 
 

CEM Centro educazione alla Mondialità
via Piamarta, 9 - 25121 Brescia - tel +39 030 3772780 - fax +39 030 3772781 - email: cemsegreteria@saveriani.bs.it

siti al TOP