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La pagina di... Rubem Alves Novembre 2006

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Ruben Alves   La pagina di... Rubem Alves

Il clown

Rubem Alves
 
Molti anni fa sono stato visiting professor negli Stati Uniti. Alla sera del mio ritorno in Brasile parecchi dei miei studenti vennero nel mio ufficio per salutarmi. Venne anche la ragazza rossa di capelli, lunghi sulle spalle, lentigginosa. Mi guardò in silenzio, mi sorrise e mi disse: «Ti ho sognato. Ho sognato che tu eri un clown…». Mi sono messo a ridere. Lei mi aveva capito. Ho la vocazione per essere un clown.

Nei tempi antichi, quando i re si radunavano con i loro ministri gravi e seri, c’era anche il ministro della risata, il buffone, chiamato anche lo «scemo della corte». Questo ministro aveva prerogative speciali. Poteva raccontare barzellette sul suo re. Si racconta che in una riunione del governo di un regno lontano, il re dava spiegazioni assurde sulle sciocchezze che aveva combinato, arrivando al punto di invocare urucubaca (1). I ministri gli davano ragione, per paura di essere smentiti. Tranne lo scemo, che interruppe il discorso del re e disse: «Maestà, le sue spiegazioni sono peggio di un’offesa». Il re si arrabbiò. «Tu hai tempo fino a stasera per giustificarti, altrimenti passerai una settimana nella prigione sotterranea…». Lo scemo, con una risata, uscì dalla sala. Alla sera, finita la riunione, il re camminava da solo tra corridoi deserti e pieni di colonne verso la camera da letto, immerso nei suoi pensieri. Dietro a una di queste colonne lo scemo aspettava la sua preda. Quando passò il re, uscì da dietro la colonna che lo nascondeva e pizzicò con forza le reali natiche. Il re urlò arrabbiatissimo, ma lo scemo disse: «Chiedo perdono, maestà, ho pensato che fosse la regina…». Allora il re ebbe satori (2) e capì.

Abita in me un clown. E sono in buona compagnia. Nietzsche amava il clown. Nella sua opera Ecce Homo, ha scritto: «Che io sia esiliato da ogni verità … Sono soltanto un buffone, sono un poeta…».

È necessario distinguere un buffone da un umorista. Un umorista è uno specialista nel suscitare risate. Risata per risata. È bravo a raccontare barzellette. Il buffone, invece, suscita la risata per mostrare le mutande sotto la giacca. Ridendo dicere severum - ridendo, dire le cose serie - così Nietsche ha descritto lo stile del buffone. E ha aggiunto: «Non è con l’odio che si uccide, ma con la risata… Di ogni verità che non è accompagnata da una risata, almeno potremo dire che è falsa». Octavio Paz mescola la vocazione del clown con la vocazione del saggio: «I veri saggi non hanno altra missione che quella di farci ridere tramite i loro pensieri e di farci pensare tramite i loro scherzi».

Il filosofo polacco Leczek Kolakowski ha scritto un saggio intitolato Il sacerdote e il buffone. Secondo lui, nella società ci sono due tipi di persone: i sacerdoti e i buffoni. I sacerdoti sono seri, soprattutto si prendono sul serio, le loro parole indossano sempre la giacca e tutto ciò che è toccato da loro diventa sacro. I buffoni, al contrario, distruggono gli idoli tramite la risata.

La ragazza dai capelli rossi aveva ragione. Dentro di me abita un clown. Ed è in nome della mia vocazione di clown che desidero suggerire al governo, così serio, la creazione di un nuovo ministero, il ministero dello scemo della corte. La missione del buffone sarà di andare per i palazzi, essere presente alle riunioni segrete senza essere invitato, partecipare alle sedute del parlamento, e ridere così forte da far sì che tutti sappiano quanto sono ridicole le cose che accadono nel segreto recinto sacerdotale. Quando lo scemo di corte ride gli scarafaggi corrono...


(1) «Sfortuna», parola derivata da urubu, l’uccello che porta sfortuna.
(2) Termine giapponese che denomina, presso i buddhisti zen, la condizione dell’illuminazione.

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