Dossier Novembre 2006
Dossier
Punire. L’inferno negli immaginari dell’educazione
Antonio NanniIl senso del percorso che il CEM quest’anno sta compiendo diventa, passo dopo passo, sempre più chiaro e comprensibile.
Tante scelte e tante azioni che come educatori realizziamo a scuola nella nostra funzione docente vengono orientate inevitabilmente dal nostro immaginario, sebbene in una forma di apparente spontaneità.
Stiamo tentando di mettere in discussione noi stessi avendo il coraggio di fare «autocritica», dal momento che una scuola che «boccia» e che «respinge» deve anzitutto chiedersi se tutto ciò che si poteva fare è stato fatto.
Oggi, come sappiamo, il linguaggio economico e aziendale che si è infiltrato anche nelle scienze dell’educazione ci costringe a parlare di debiti e crediti nelle fasi di valutazione. Ma il riduzionismo economico che sta a monte di questa impostazione è già ben visibile nella riduzione della valutazione scolastica alla misura del Pil della conoscenza!! A conferma che l’educazione si è impoverita riducendosi alla sola istruzione. Dov’è andata a finire l’educazione alla cittadinanza globale? Dov’è il profilo del cittadino attivo e democratico? Dov’è la politicità della relazione educativa che non è mai asettica e neutrale?
Lo sforzo che come CEM stiamo facendo per riappropriarci in termini di consapevolezza di un immaginario che «funge, ma si nasconde», somiglia un po’ a quello che Max Weber cercò di fare nel 1905 quando scrisse il celebre volume L’etica protestante e lo spirito del capitalismo (rileggere attentamente le parole usate!). Forse egli avrà sbagliato grossolanamente (come dirà Sombart) sul piano delle scienze economiche, ma certamente ha intuito l’importanza di una connessione prima d’allora non conosciuta e non esplorata. Quale? La connessione tra un immaginario spirituale, mitologico, religioso... (la «grazia» di Dio, la fede nella predestinazione) e un dato di realtà come il capitalismo (nientedimeno).
Siamo convinti che anche oggi se vogliamo una trasformazione della realtà abbiamo bisogno di scoprire delle connessioni nuove e inesplorate, addirittura azzardate e magari controcorrente, se intendiamo procedere verso la riforma del pensiero (Morin), e verso il disarmo culturale (Panikkar).