Il resto del mondo Ottobre 2006
Il "resto del mondo"
Dai conflitti dimenticati alla costruzione della pace
Paolo BeccegatoLa crisi in Medio Oriente non fa che riproporre la grande questione di come affrontare un conflitto, tutti i conflitti, dimenticati o meno, a partire dalle modalità di approccio al conflitto stesso da parte dei vari attori coinvolti: le parti in lotta, i sostenitori dell’uno, quelli dell’altro, chi interviene dall’esterno per «mediare», chi ne subisce le conseguenze, magari senza alcuna colpa se non quella di abitare nel teatro di guerra. Come costruire pace in scenari di violenza e di guerra? Quale approccio alla risoluzione dei conflitti armati?
Gli studi sulla pace
In tal senso bisogna innanzi tutto introdurre una prima questione di linguaggio. Conflitti o guerre? Occorre ricordare che gli studi sulla pace si svilupparono nel corso dei secoli, ma subirono un’accelerazione soprattutto nel XIX secolo, soprattutto in relazione alle due guerre mondiali e durante «la guerra fredda» al fine di prevenire una escalation nucleare devastante per il genere umano e per il pianeta terra. Anche il conflitto tra «capitale» e «lavoro» costituì il retroterra per studi e analisi. Si compose così una sorta di «scienza della pace». Il conflitto è studiato come un fenomeno generale, con caratteristiche simili sia che riguardi le relazioni internazionali sia la politica nazionale, le comunità e i gruppi sociali, i rapporti tra individui. L’approccio diventa via via multidisciplinare, frutto della fusione di diversi campi di studio, nella convinzione che la comprensione del conflitto e lo studio dei metodi per prevenirlo e risolverlo sia una scienza estremamente complessa.
Conflitto o guerra? Una questione di linguaggio
Si precisò così che conflitto e guerra sono due realtà ben diverse. Il conflitto è un aspetto intrinseco e normale nelle relazioni umane, spesso anche motivo di cambiamento e avanzamento sociale. È espressione della eterogeneità degli interessi, dei valori e delle credenze, che scaturisce dalle relazioni tra individui, gruppi, nazioni. Il conflitto è quindi inevitabile, anzi talvolta positivo e utile. Cambia molto invece il modo in cui lo si affronta: così dal conflitto si può passare alla guerra. È una questione di abitudini e di scelte che determinano le modalità di risoluzione dei conflitti. Gli studi per la pace e la risoluzione dei conflitti si propongono di far cambiare approccio ad alcuni comportamenti abituali basati sulla violenza (organizzata), per farli evolvere verso interazioni più costruttive e sostenibili.
Cinque approcci al conflitto
Chi si trova in una situazione di conflitto, anche non violento, di solito, tende a concentrarsi sulle proprie ragioni, sui propri interessi e a trascurare quelli dell’altro. La storia di Caino e Abele (Genesi 4,1-16) è un emblema del conflitto ed è stata utilizzata negli studi classici per illustrare cinque diversi modi di fare conflitto.
Nella figura 1, l’asse delle ascisse rappresenta l’attenzione per sé e quello delle ordinate l’attenzione per l’altro. Alternativamente, è possibile pensare all’attenzione per sé come attenzione ai propri obiettivi e all’attenzione per l’altro come attenzione agli obiettivi dell’altro e alla relazione.
Competere
Caino vuole ottenere il favore del Signore e per questo è disposto ad uccidere il fratello; egli ha un alto interesse per sé e un basso interesse per Abele (oppure un alto interesse per il proprio obiettivo ed un basso interesse per la relazione): il suo stile di conflitto è competitivo (1). Il competitivo è concentrato sui propri interessi ed obiettivi, fa la sua strada anche se il prezzo da pagare è rovinare la relazione con la controparte. Egli vede nella controparte un avversario ed è disposto ad utilizzare il proprio potere per vincere.
Accomodare
Se Caino avesse una grande attenzione per Abele ed una scarsa attenzione per sé, egli accomoderebbe (2), rinunciando a soddisfare il proprio interesse, ma facendo contento il fratello. L’accomodante è l’opposto del competitivo: è disposto a negare il proprio interesse pur di soddisfare la controparte, facilmente ammette i propri errori, può essere estremamente generoso ed accettare il punto di vista altrui anche se non lo condivide. Cerca di mantenere la pace ad ogni costo, anche ignorando i propri interessi nel conflitto. Sacrifica le proprie ragioni, quelle del suo gruppo o della sua parte, magari anche perché sa che dal conflitto uscirebbe sconfitto
Figura 1Evitare
Caino potrebbe rifuggire il conflitto ed evitare il confronto con Abele (3), in questo modo non soddisferebbe né il proprio interesse, né quello del fratello. Chi tiene poco alla relazione e poco al proprio obiettivo, evita il conflitto o lo pospone ad un tempo futuro, perché vede il conflitto senza speranza e pensa che non valga la pena spenderci energie. Le differenze sono sottovalutate e il disaccordo, come risultato, è accettato.
Compromettere
La ricerca di un compromesso (4) è una soluzione che soddisfa in parte sia il l’interesse di Caino che quello di Abele. Chi adotta questo stile è moderatamente assertivo e moderatamente collaborativo, ricerca soluzioni mutualmente accettate dal principio, e vede la questione del contendere come una torta che può essere divisa, preferibilmente con maggior soddisfazione per sé o al più in parti uguali.
Collaborare
C’è una quinta soluzione, la collaborazione o cooperazione (5). Qui, Caino ha un’alta considerazione sia per il proprio interesse, sia per quello di Abele. Si unisce al fratello ed assieme cercano di generare soluzioni alternative e creative che possano soddisfare al meglio i reciproci interessi. Se Caino tiene molto sia alla relazione con Abele che ad ottenere il favore del Signore, lavora con il fratello per cercare soluzioni che soddisfino entrambi. Per far ciò, è necessario esplorare gli interessi propri e dell’altra parte e capire le cause del conflitto. Qui la disputa viene vista come un problema da risolvere assieme e non come disaccordo che divide le parti.
Le possibili soluzioni
Comunemente, chi si trova in conflitto, pensa che dal conflitto uscirà un vincente e un perdente, oppure che si troverà un compromesso. In questi casi, le parti percepiscono il conflitto come una situazione a somma-zero, cioè una situazione in cui il guadagno di una parte equivale alla perdita dell’altra. Ma in realtà, in un conflitto violento, il risultato più comune è che ambedue le parti perdano.
Scopo tradizionale della risoluzione del conflitto è aiutare le parti a percepire il conflitto come una situazione a non-somma-zero, dove ambedue le parti possono perdere e ambedue le parti possono guadagnare.
Figura 2
La figura 2 illustra la teoria. Si continua il riferimento alla storia di Caino ed Abele: verso la destra della figura sta la soddisfazione di Abele, verso l’alto sta la soddisfazione di Caino. L’oggetto del contendere è il favore del Signore. Caino percepisce la disputa come una situazione a somma-zero: egli può ottenere il favore del Signore che non sarà dato ad Abele (Caino vince, Abele perde, punto 1 della figura 2); oppure il favore del Signore può essere dato ad Abele (Caino perde, Abele vince, punto 2). Altri possibili risultati, secondo Caino, stanno nella linea fra i punti 1 e 2, in cui il Signore ripartisce il suo favore fra i due fratelli, tale ripartizione potrebbe essere equa (punto 3) oppure dare più all’uno e meno all’altro.
In realtà le cose andarono diversamente, la soluzione che dà la Bibbia è il punto 0, in cui sia Caino che Abele perdono, perché Abele viene ucciso dal fratello e Caino perde il favore del Signore. Esiste quindi un’altra linea in questa situazione di conflitto, che può essere tracciata dal punto 0 al punto 4. Le soluzioni della linea fra 0 e 4 sono a non-somma-zero. Il punto 4 è quello che può essere raggiunto attraverso uno stile cooperativo, cioè se ogni fratello si fosse preso cura dell’altro. È quanto avrebbe insegnato e testimoniato, molto tempo più tardi, il Vangelo di Gesù.