Editoriale Agosto-Settembre 2007
Editoriale
Sibiu, capitale del dialogo?
Brunetto Salvarani«Perduti nella contemplazione del nostro ombelico, stiamo perdendo il polso dell’Europa. Gli unici eredi degli esploratori italiani sono i nostri studenti Erasmus: almeno hanno il gusto delle rotte nuove». Come negare a Beppe Severgnini, brillante giornalista del Corsera (rubrica Italians), mille e una ragione, nel porre alla berlina i limiti di un’informazione italiana tutta ripiegata a raccontarci – spesso male e provincialisticamente – di noi, delle nostre paure di smarrire i nostri privilegi, di Cogne e di Erba, senza mettere mai, salvo eccezioni, il naso fuori di casa? Ci sfugge così, egli sostiene, la normalità degli altri, mentre le notizie che passano si dividono di regola in tre categorie: cattive notizie, notizie bizzarre, notizie sulle (presunte) celebrità; e la vita delle nazioni si smarrisce nel frastuono di fondo («Fino a dieci anni fa, inviati e corrispondenti provavano a raccontarla. Ora c’è sempre una bomba, o una bomba del sesso, che ruba la scena»).
In questo contesto ormai cronico, non stupisce che quasi nessuno, dalle nostre parti, sappia nulla di quanto si tiene a Sibiu, in Romania, dal 4 al 9 settembre. La città dei tre volti: lo presentano così, le guide turistiche, questo antico borgo della Transilvania dall’urbanistica medievale, per valorizzarne l’appeal internazionale in occasione della sua proclamazione a capitale europea della cultura per il 2007. Il riferimento è al fatto che la sua popolazione è fatta da tre popoli (tedeschi, ungheresi e romeni) che, a dispetto delle deportazioni etniche subite nel secolo breve, convivono in pace. Triplice è pure la presenza delle confessioni cristiane: ortodossi, cattolici e protestanti frequentano la loro rispettiva cattedrale, testimonianza viva di un passato di crocevia di popoli e culture. Ma Sibiu, oggi, guarda soprattutto al futuro, nell’anno che segna l’entrata ufficiale della Romania nell’Unione Europea, cercando di sfruttare la ghiotta opportunità per costruirsi un’immagine più fresca e dinamica.
Quest’anno, però, Sibiu non sarà solo la capitale europea della cultura, ma anche del movimento ecumenico. Si svolge lì, infatti, la terza tappa del processo conciliare avviatosi nell’ormai lontano 1989 in Svizzera, a Basilea, e proseguito nel ’97 con l’assemblea di Graz: è la prima volta nel terzo millennio, ed è soprattutto la prima che un appuntamento simile si tiene in un Paese a maggioranza ortodossa (info: www.eea3.org). Basterebbero questi elementi per rendere decisamente intrigante l’evento, promosso, come sempre, dalla KEK (Conferenza delle chiese europee) e dal CCEE (Consiglio delle Conferenze episcopali europee), che affronterà il tema La luce di Cristo illumina tutti. Speranza di rinnovamento ed unità in Europa.
Saranno tremila i delegati ufficiali di chiese e movimenti cristiani a riunirsi per quella che, in realtà, sarà la tappa conclusiva di un articolato percorso – il processo assembleare è stato pensato sin dall’inizio come un pellegrinaggio ecumenico – che è transitato attraverso diverse località, scelte per il loro valore simbolico, da Roma (gennaio 2006) a Wittenberg-Lutherstadt (febbraio 2007). Un pellegrinaggio, dunque: per chiamare le chiese a riconoscere che è ormai l’ora di rimettersi umilmente in marcia per trovare nuova luce per il cammino di riconciliazione, e superare la tentazione di tornare indietro, rimpiangendo le cipolle d’Egitto di quando il panorama religioso era più ordinato e rinchiudendosi nelle loro identità tetragone e inscalfibili…
Noi di CEM abbiamo seguito con attenzione questo percorso; siamo stati a Graz e anche a Strasburgo, quando – nel 2001 – è stata proclamata la Charta Oecumenica, la legge-quadro dell’ecumenismo, di cui pubblicammo il testo integrale. È un cammino che ci è caro, e che serve a ribadire, una volta di più, che il dialogo (ecumenico, interreligioso, interculturale) è parte integrante di qualsiasi progetto pedagogico all’altezza dei nostri tempi. Per questo, staremo con gli occhi aperti anche su Sibiu, augurandoci che ne vengano finalmente buone notizie per questo nostro vecchio continente un po’ spompato…
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