A scuola e oltre Agosto-Settembre 2007
Genitori efficaci
Come essere genitori «passabili»
di Eugenio Scardaccione
Eugenio Scardaccione è nato ad Aliano in provincia di Matera (la Gagliano di Carlo Levi), nel 1952. Oggi vive a Bari. Un disastroso passato da scolaro non gli ha impedito di conseguire due lauree, di superare cinque concorsi e di diventare preside, o, come si usa dire oggi, dirigente scolastico. Nel 1992, insieme ad una pattuglia di amici, ha fondato il G.E.P. (Gruppo Educhiamoci alla Pace). Con entusiasmo, coordina da sette anni campi estivi denominati «Allegra…mente», durante i quali la pace, la riflessione, la natura, la lentezza, i giocattoli, la danza, i burattini, la poesia e soprattutto i partecipanti sono i protagonisti. Assiduo ed inguaribile tifoso di relazioni umane, pensa positivo, ama i viaggi e trascrive i suoi sogni.
Lo ammetto: quando il fraterno amico Gianfranco Zavalloni, dopo aver curato con sagacia la rubrica «per chi suona la campanella», ha proposto il mio nome a Brunetto Salvarani, direttore di CEM Mondialità, ho avuto un sussulto perché nel trattare le tematiche delicate ed articolate dell’essere e diventare genitori«efficaci» si può correre il rischio di essere inadeguati.
Poi ho riflettuto e mi sono convinto che alle sfide si può rispondere semplicemente mettendosi alla prova e in gioco. E allora voglio subito entrare in questa sorta di agone formativo, per fortuna senza vinti né vincitori, cercando di comunicare alcune riflessioni a caldo sul tema intrigante dell’essere oggi genitori adeguati, o come amava ripetere Bruno Bettelheim, «passabili».
E tra una considerazione e l’altra desidero anche sbirciare con entrambi gli occhi la tematica del convegno CEM di agosto 2007 («Umano, disumano, post-umano. Corpo a corpo nell’educazione» e tenerla presente.
Con la splendida e dolce consorte Margaret, ho la fortuna di avere tre figli, Irene, 22 anni, Elisa, 20 e Francesco 14. Insieme a loro mi sento tirato in ballo in questo confronto serrato, tenendo conto del tipo di relazione dinamica e mai scontata che vivo con loro. Per porre sul tavolo la costruzione da una parte di un’identità genitoriale consapevole, e dall’altra impegnativa.
Cosa significa per me vivere, non a livello libresco ed astruso, la dimensione della corporeità liberante non scissa dalla cura dell’anima? Come mi relaziono con i figli riguardo alla complessa e per certi versi decisiva tematica della fisicità con le annesse dimensioni da vivere nella quotidianità? A tali interrogativi non è facile rispondere, anche perché gli inconvenienti che provengono dalla miriade di manipolazioni ed intrusioni delle sofisticate scienze tecnologiche e multimediali, non agevola il mio compito.
Ho scelto di porre le domande direttamente alle figlie, che in un primo momento mi hanno guardato con sospetto, anzi hanno abbozzato un risolino, quasi di commiserazione, poi però abbiamo discusso pacatamente e hanno accettato anche loro la sfida. Per loro la cura dello spirito e del corpo fanno parte di un’educazione integrale. E in modo interlocutorio mi hanno offerto alcuni interessanti spunti di riflessione .
Parto da una considerazione molto sentita da parte dei figli: essi non vogliono essere ingabbiati o incapsulati in stereotipate maniere di concepire la bellezza fisica, anzi è molto nocivo e fuorviante affannarsi in modo frenetico ed esasperato per essere ed apparire belli, snelli e seducenti a tutti i costi. Sarebbe meglio fermarsi e riflettere: i giovani, infatti, non vogliono sentirsi incalzati e condizionati, in modo da essere indotti ad un cambiamento forzato per costruire una bellezza vuota, da esibire.
La sovraesposizione del corpo
A questo punto, data la sovraesposizione del corpo che deve essere appropriato, quasi perfetto, entra in ballo il ruolo educativo fondamentale dei genitori che va vissuto con la dovuta sapienza, nutrendosi di un confronto ragionato. E mettendo in chiaro i ruoli e le funzioni, senza assecondare, vietare e ridicolizzare nulla. I figli vogliono essere ascoltati non in modo banale, ma accettati per quello che sono, semmai considerati «belli» al di là delle apparenze e delle imperfezioni fisiche, e nelle varie sfaccettature comprese le molte qualità e fragilità .
Ai figli vanno riconosciute le loro profonde esigenze, commisurate all’età che vivono, ai loro bisogni, alle loro speranze ed inquietudini; hanno necessità di essere accolti e compresi con un’attenzione particolare, ponendo nella valigia una buona dose di pazienza ,senza ansie, assilli e frenesie fuori luogo. I genitori devono cercare di mettere a bando le prediche senza ricorrere a rimpianti del passato.
Quando l’attenzione e la presenza sono genuine, essi percepiscono subito che qualcosa si muove, anche la corporeità, pur se a fatica, diventa quasi trasparente. E tra genitori e figli, pur appartenenti a diverse generazioni e sensibilità, si riescono ad accorciare le distanze, i sospetti si diradano, i conflitti sono più ricomponibili.
Si celebra quasi fuori e dentro di noi una specie di danza che inneggia alla bellezza piena e soddisfacente.
Anche il silenzio, gli sguardi si trasformano in ritmi, colore e ridiventano di nuovo ascolto. Certo a questo punto, desidero raccontare qualcosa per rendere queste affermazioni pregne di senso senza esprimere soltanto enunciazioni benevole e sdolcinate.
Un entusiasmante laboratorio di danze sacre
Alcuni anni fa, io, Margaret, Irene ed Elisa abbiamo partecipato ad un entusiasmante laboratorio di danze sacre in cerchio, in omaggio alla madre terra, alle stagioni e alle variegate tradizioni musicali dei popoli europei, asiatici, africani e sudamericani.
Ricordo ancora oggi le emozioni intense che condividemmo, il nostro muoverci senza essere giudicati e valutati, il nostro gioire,l ’accompagnamento delle note musicali, tutto questo ci fu molto di aiuto nel ricominciare a guardarci teneramente negli occhi, per ricostruire e consolidare una sintonia rispettosa e dialogante.
Il nostro corpo si era alimentato del movimento, della danza, della musica, del respiro, del silenzio pieno in grado di costruire relazioni autentiche, profonde, palpitanti.
Genitori efficaci