Il resto del mondo Agosto-Settembre 2007
La scuola degli altri
L’istruzione in Egitto dal periodo liberale ai nostri giorni
di Anna Maria MartelliAnna Maria Martelli, già docente di cultura araba all’Università di Milano – Bicocca, è autrice di varie opere sull’argomento. Il suo testo più recente è Capire l’islam attraverso la sua arte (Edizioni Lavoro, Roma 2006)
Il ruolo sociale del «kuttàb»
Fino agli inizi degli anni ’50 del secolo scorso, l’istruzione in Egitto ha seguito percorsi diversi a seconda che fosse destinata ad un gruppo elitario piuttosto che alle masse rurali.
Anche se fin dall’inizio del XX secolo esistevano le scuole elementari, il kuttàb (la scuola dove i bambini imparano a leggere e a scrivere utilizzando il Corano) era la prima, forse l’unica fonte di istruzione nelle aree rurali. Le famiglie contadine, restie a lasciare i figli a scuola per parecchie ore quando esse necessitavano del loro aiuto nei campi, la ritenevano preferibile. Per questo, all’inizio degli anni ’20 si riteneva che il miglioramento del kuttàb fosse il solo mezzo per sviluppare l’educazione primaria.
Tentativi di miglioramento
Nella prima decade del Novecento si creò un movimento per sviluppare la scuola primaria attraverso il miglioramento del kuttàb. Il movimento si fondava sulla convinzione che il kuttàb costituisse una componente intrinseca della struttura sociale del villaggio e rappresentava radicati usi e costumi rurali. Il fiqi, o insegnante coranico, era una figura rispettata e stimata e i contadini sentivano l’obbligo sociale e religioso di mandare i loro figli al kuttàb, anche se per periodi brevi.
Il movimento incontrò il favore dell’Alto Commissario britannico, Lord Cromer, che riteneva che tale miglioramento potesse produrre due risultati pratici: mettere fine, da un lato, alle incessanti richieste di aprire scuole elementari nei maggiori centri rurali e, dall’altro, limitare il carattere religioso del kuttàb.
Benché l’appello per il miglioramento del kuttàb ottenesse qualche favorevole risposta, il progetto fu in seguito accantonato perché alzare lo standard del kuttàb si dimostrava arduo quando materie moderne, non religiose, introdotte nel programma d’insegnamento, sollevavano sospetto e resistenza.
Il problema della scolarizzazione rurale divenne pressante dopo la promulgazione della Costituzione del 1923 che prevedeva l’istruzione obbligatoria per entrambi i sessi e l’educazione elementare gratuita. Nel periodo che viene definito dell’Egitto liberale (1922-1939) il problema dell’istruzione divenne ancor più centrale nella politica egiziana e coinvolse alcuni dei maggiori intellettuali. Nel 1925 si tenne una conferenza nazionale dalla quale sortì l’ordinamento della scuola primaria che sarebbe rimasto in vigore fino agli anni ’50.
Il «modello tedesco»
Punto di riferimento fu il modello tedesco di istruzione primaria, che prevedeva otto anni di frequenza obbligatoria e gratuita (6-14 anni). In Germania, la scuola primaria costituiva il primo livello ed era poi seguita da una scuola secondaria, tecnica e specialistica.
In Egitto, gli otto anni della scuola tedesca avrebbero avuto la loro controparte nella scuola primaria ed elementare ma, in considerazione del fatto che l’istruzione elementare costituiva il primo ed ultimo livello per la maggior pare degli studenti egiziani che non potevano permettersi di proseguire gli studi, essa non doveva essere vista come preparatoria a livelli successivi.
Le elementari «prima ed ultima scuola»
Nacquero così le cosiddette elementari «prima ed ultima scuola» che avrebbero dato agli studenti la conoscenza teorica di base unitamente ad abilità pratiche, come economia domestica per le ragazze e cognizioni di agricoltura, falegnameria, meccanica, edilizia, ecc., per i ragazzi.
All’inizio degli anni ’50, Taha Husayn (scrittore, saggista, critico [1]), ministro dell’istruzione nell’ultimo governo del Wafd [2], decretò l’istruzione gratuita aprendo agli svantaggiati ceti rurali ed urbani le vie dell’istruzione superiore e chiudendo il capitolo sul concetto della «prima ed ultima scuola». Fu allora che l’istruzione obbligatoria fu portata a 9 anni di scuola (6 anni di scuola elementare più 3 di scuola media inferiore), com’è tuttora.
La prima università
La prima università, fondata nel 1908 su iniziativa privata, venne assorbita nel 1925 in una università egiziana più grande e finanziata dal governo, con facoltà di arte e scienze, legge, medicina, ingegneria e commercio. L’istruzione superiore in questo periodo era ancora ristretta soprattutto a quanti potevano permettersela e anche all’interno di questo gruppo ulteriori limitazioni potevano venire dalla riluttanza della società a mandare i propri ragazzi (e il discorso vale ancora più per le ragazze) a scuole che li avrebbero resi estranei alle loro famiglie e alle loro tradizioni. Ricordiamo che gran parte dell’istruzione di livello secondario e superiore era nelle mani di missioni religiose o culturali europee e spesso i giovani di buona famiglia si recavano a studiare in Francia, in Inghilterra o negli Stati Uniti. Se, da un lato, studiare secondo metodi e curricula estranei alle tradizioni della società da cui si proveniva, utilizzando una lingua straniera, costituiva un’apertura nei confronti della cultura occidentale, dall’altro, andava a detrimento della propria eredità culturale. L’istruzione superiore apriva le porte alle libere professioni ed a cariche governative nei limiti in cui era possibile accedervi dato il perdurante protettorato britannico sul paese, durato in maniera diretta fino al 1936.
Gli anni tra il ’40 e il ’50 videro una grande crescita demografica ed una sovrappopolazione rurale che spinse moltissimi contadini a concentrarsi nella metropoli. Le esigenze della vita in città rendevano ancor più necessarie l’alfabetizzazione e l’acquisizione di una specializzazione. L’istruzione delle masse popolari fu uno dei primi obiettivi che i governi nazionalisti si posero, e al quale destinarono una notevole percentuale delle loro risorse. Per accogliere quanti più studenti possibile si aprirono in fretta delle scuole, ma le classi erano troppo numerose per un insegnamento efficace e la maggior parte degli insegnanti non erano preparati per il loro lavoro. In Egitto nel 1960 il 65 per cento dei ragazzi in età da scuola primaria la frequentava, e vi era una popolazione scolastica di 3 milioni di studenti, 200 mila dei quali in scuole secondarie. La Costituzione del 1971 ribadiva il concetto dell’istruzione per tutti.
La situazione attuale
Attualmente esistono in Egitto due ministeri dell’istruzione che sovrintendono rispettivamente all’istruzione pre-universitaria e all’istruzione superiore e universitaria. Tali ministeri collaborano con il settore privato e con la cooperazione internazionale, per cui la situazione prevede la possibilità di tre tipi di istruzione: quella pubblica, quella privata e quella straniera. Inoltre ci sono le strutture religiose azharite che seguono lo stesso ordinamento e utilizzano gli stessi programmi, oltre agli studi islamici. La scuola pubblica è gratuita dalla materna all’università; è cura dello stato provvedere anche alla redazione, stampa e distribuzione dei libri scolastici.
[1] Autore di un importante testo provocatorio, L’avvenire della cultura in Egitto (1938).
[2] Wafd: nome del maggiore partito nazionalista egiziano. Il termine significa «delegazione» con riferimento alla delegazione egiziana che nel 1918 aveva chiesto al residente generale britannico l’indipendenza totale dell’Egitto.