Interculturafase2 Aprile 2007
Intercultura fase2
La seduzione dell’educatore carismatico
di Milena Santerini
La figura dell’educatore/educatrice è complessa e sfaccettata. L’immaginario aiuta a pensare questo ruolo difficile, asimmetrico, di chi sostiene e insieme attira, accompagna e allo stesso tempo guida, in cui la differenza non si valuta in base allo status (essere «superiore» all’altro), ma secondo la capacità di anticipare, progettare, pensare per l’altro.
Quali immagini dell’educatore in questa complessità? Si potrebbe pensare alla figura molto diffusa del tecnico, che si occupa di riabilitare, «aggiustare» qualcosa che non funziona. Si presuppone che nella vita di bambini, ragazzi, adulti ci possano essere meccanismi, inceppati o deteriorati, da riparare. È evidente che si tratta, però, di un intervento dall’esterno, cui corrisponde la funzione rieducativa, che raddrizza qualcosa di storto e riabilita ciò che non è adatto. L’educatore-tecnico trova le sue risposte soprattutto nei cosiddetti «strumenti» di cui tutti gli studenti e apprendisti-del-mestiere vanno in cerca. Più le metodologie sono accurate e apparentemente razionali, più sembrano – almeno idealmente – rispondere a quella fame di sicurezza che l’educatore sente, per far fronte alle tensioni tra libertà e integrazione, protezione e responsabilità, contenimento e proiezione in avanti, insite nel lavoro educativo.
In realtà, nell’immaginario c’è anche la figura dell’educatore carismatico, che costruisce la relazione sulla personalità e sul suo dare senso alle situazioni. Non si tratta di trascurare metodi e strumenti, bensì di utilizzarli nei diversi contesti maturando una capacità interpretativa dell’altro, dei suoi bisogni, delle sue domande. Questo educatore utilizza soprattutto la sua personalità, la sua competenza critica e comunicativa come «strumento» per mettersi in rapporto con la vita degli altri. Anziché pretendere di impadronirsi di metodologie preconfezionate, gli educatori comunicano ciò che sono per aiutare bambini e adulti a dare significato al mondo: solo in questo modo potranno affrontare l’insolito di cui parla Bruner, la differenza inserita nella trama di una storia, un comportamento difficile da inquadrare, la trasgressione... L’educatore deve essere per affrontare lo straordinario, l’insolito e la diversità individuale che ogni persona esprime.
Per fare questo, cioè per «essere» prima ancora che «agire», deve sedurre gli altri? In altre parole suggestionare ed attirare a sé? Il nostro è un mondo di seduzioni, delle immagini, della musica, della pubblicità, della moda. Tutto sembra attrarre facendo leva più sulle emozioni che sul pensiero, sulle pulsioni più che sulla capacità critica. Viviamo nel regno del desiderio, i cui oggetti sembrano vicini, ma in realtà si rivelano irraggiungibili.
Ma di altro desiderio stiamo parlando. È innegabile che nell’educazione esista ciò che è stato definito l’eros pedagogico. Nessuna relazione umana è esente da affettività, e ogni rapporto educativo è carico di emozioni e proiezioni. Il transfert educativo permette di provare sentimenti e attrazione verso gli altri e ciò avviene quotidianamente nella relazione umana, anche in quella educativa. Mentre nel transfert psicanalitico, però, l’attrazione deve essere rimossa e cancellata, in educazione può essere controllata e dominata, non espulsa.
Gli educatori, quindi, attirano, seducono e sono sedotti, amando e chiedendo amore. Nel gioco del desiderio, però, entra il rispetto per l’altro e soprattutto la costruzione della sua libertà. La seduzione non dovrà mai condurre l’altro – inconsapevole – dove noi vogliamo, ma solo accettare che nella relazione educativa giochino sentimenti, affetti ed emozioni. Di tali implicazioni del desiderio, anzi, l’altro deve divenire sempre più cosciente, fino a saper «difendersi», se necessario, dalle nostre seduzioni.
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