A scuola e oltre Dicembre 2007
Generazione Y
Dalla Grande Madre al Grande Matrix? C’era una volta
Antonella Fucecchi
Tra le questioni che gli scenari del postumano sollevano, quelle relative alla genetica appaiono più urgenti, più scottanti e meno astruse di quelle filosofiche o sociologiche: incidere sulla modalità con la quale si viene al mondo, ipotizzare embrioni-chimera destinati a fornire pezzi di ricambio, rimette in discussione ciò che sembrava immutabile per natura. Nascere da un utero sarà una delle opzioni possibili per venire alla luce: si potrà essere clonati, ibernati, selezionati tra eserciti di embrioni a perdere. Dal 1978 ( primi bambini in provetta) ad oggi è gradualmente avvenuta per tappe (ricordate la pecora Dolly?) una progressiva esautorazione del biologico.
La gravidanza, un patetico ricordo
Avere il calore di un grembo e nove mesi di attesa potrebbe diventare un patetico ricordo: il postumano si prepara a liquidare anche tutto l’armamentario biologico con il quale gli esseri umani hanno antropizzato il pianeta: Aldous Huxley, uno degli autori anticipatori del postumano, nel romanzo Mondo nuovo (1932) immagina un mondo senza madri e nascite sterili, perfettamente asettiche senza il ripugnante coinvolgimento di membrane, liquidi amniotici e cordoni ombelicali, reperti obsoleti di un’epoca barbarica in cui, per moltiplicare esseri umani, occorreva l’accoppiamento: rilevante è il colloquio tra il Direttore ed una classe alle prese con la questione della nascita biologica: imbarazzo infastidito e riluttanza caratterizzano il tono del Direttore costretto ad affrontare un argomento «sporco»: «Insomma», concluse il Direttore «i genitori erano il padre e la madre». La parola cruda, che era della vera scienza, cade come un’esplosione nel silenzio imbarazzato dei ragazzi. «La madre», egli ripeté ad alta voce, insistendo sulla scienza, ed appoggiandosi indietro sulla sedia. «Sono» - disse gravemente - «fatti sgradevoli, lo so. Ma d’altro canto la maggior parte dei fatti storici sono sgradevoli».
Situazioni nuove ed inedite
Perdere l’utero, la gestazione, separare la procreazione dalla sessualità, abolire il ciclo mestruale sono eventi possibili, già in parte praticati, realizzabili che solleveranno una serie di prevedibili questioni giuridiche e legislative. Si tratta di situazioni nuove assolutamente inedite anche nel repertorio mitologico classico del quale il nostro immaginario artistico e letterario è imbevuto.
Il mito greco ha inventato modalità di nascite e gestazioni anomale: è possibile venire al mondo da un uovo (Castore e Polluce), vivere la fase prenatale in una coscia (Dioniso), scaturire direttamente da un cervello (Atena). Si può avere origine da gocce di sangue (i coralli dalla testa recisa di Medusa), da pietre gettate alle proprie spalle (come nel mito di Deucalione e Pirra), ma in ogni modo le matrici sono organiche, tratte da materia viva, appunto dalla madre terra. Nella fantasia del mito esistono, però, esseri chimera, concepiti attraverso osceni connubi tra donne ed animali o divinità: l’essere più famoso è il Minotauro che evoca fantasmi mostruosi di misteri che violano l’origine cosmico e devono essere accuratamente occultati.
La fabbrica della vita
Se gli scenari del postumano che si presentano sono realistici, e lo sono, è legittima anche tutta una serie di interrogativi che potrebbero apparire fantascientifici. Le manipolazione del genoma, e la possibilità di produrre e coltivare organi o di sviluppare embrioni ibridi da distruggere dopo l’uso, sollevano una tempesta di obiezioni, interrogativi e domande che investono campi e discipline interrelate. Filosofia, credo religioso, psicologia, antropologia ed epistemologia si stanno misurando con le conseguenze di interventi medico-scientifici dalle ricadute complesse.
Non sfugge lo spessore politico della questione e il tipo di minaccia che comporta per il genere umano: le tentazioni totalitarie di mettere le mani sui laboratori della vita sono in agguato, così come le mire commerciali delle industrie farmaceutiche guidate dalla logica di mercato.
I rischi della genetica liberale sono efficacemente illustrati da Jurgen Habermas ne Il futuro della natura umana, Einaudi, Torino 2002, un agile volumetto il cui spessore e peso è inversamente proporzionale alla qualità e alla serietà delle questioni dibattute, riassumibili in pochi interrogativi essenziali: che tutela vogliamo dare alla vita umana nei suoi stadi prenatali? Che rispetto tributare ai suoi stadi post mortem? Che ne è della responsabilità morale soggettiva?
È diffusa la sensazione dell’argine-che-si- rompe e del non ritorno, come Habermas illustra nel saggio facendo riferimento ad una certa reticenza della giurisprudenza tedesca in materia di fecondazione artificiale e di diagnosi prenatale di preimpianto di embrioni.
La diagnosi prenatale, infatti, è ispirata al principio di prevenire la nascita di individui segnati da tare genetiche, ma si presta anche ad altri interventi, eugenetici, migliorativi. Possiamo noi disporre liberamente della vita umana per fini di selezione? La domanda intercetta due aspetti giuridici «l’inviolabilità moralmente vincolante e giuridicamente tutelata della persona e l’indisponibilità delle modalità naturali con cui questa si incarna nel corpo» (pag. 23).
I punti essenziali secondo Habermas
L’autore sintetizza in questo modo gli interrogativi e i punti critici:
- Cosa significa l’indisponibilità dei fondamenti genetici della nostra esistenza corporea?
- Si può immaginare il diritto ad un patrimonio genetico non manipolato?
- Quali sono le questioni relative all’identità di genere, a ciò che percepiamo come caratteristico del nostro essere uomini?
- L’indebolirsi della distinzione tra ciò che è spontaneamente cresciuto e ciò che è tecnicamente prodotto modifica la tradizionale auto comprensione etica del genere.
- Tutto ciò come può condizionare dall’interno l’autocomprensione di una persona geneticamente programmata?
- Il pericolo che la programmazione genetica e/o eugenetica del proprio patrimonio ereditario riduca gli spazi creativi dell’autonomia individuale e comprometta le relazioni idealmente simmetriche tra persone libere ed uguali.
Il problema di fondo è chiaro: muta un aspetto finora intoccabile del venire al mondo, l’aleatorietà, la casualità che lascia ampio margine a soluzioni non influenzabili e non predeterminabili. Ciò che ha reso finora identica per tutti la condizione umana sono state le modalità di ingresso e di uscita dalla vita e la non completa prevedibilità di caratteristiche personali, originali, relative al proprio patrimonio genetico, al sesso, al colore dei capelli o alla statura, al corredo neuronale che inciderà sulla nostra capacità di essere nel mondo in un certo modo. I genitori, artefici della nostra comparsa nel mondo hanno fornito un contributo essenziale perché noi fossimo qui, ma non hanno potuto influire, fino ad oggi, su tutte le altre caratteristiche che ci rendono individui unici e concorrono alla definizione dell’identità.
Tutto questo non è più vero: i genitori potranno decidere e predeterminare il nostro modo di essere optando per alcune caratteristiche non più decise dalla lotteria della casualità, che riduce il peso delle responsabilità genitoriali e garantisce la nostra libertà, o, meglio il fatto che nasciamo tutti nella stessa condizione di incertezza e di indeterminatezza.
Se i miei genitori selezioneranno accuratamente il miglior corredo cromosomico possibile per consentirmi di elaborare, a suo tempo, nuove teorie scientifiche o raggiungere i cento anni senza usare il viagra, quanto inciderà tutto questo sulla mia libertà esistenziale? Che margine di scelta avrò io e chi verrà dopo di me? Nostalgia di Dio? Nostalgia di un Atlante che sostenga le sorti del postumano? E che ne sarà del Caso?
Generazione Y