I paradossi Domenico Milani Dicembre 2007
I paradossi
Il mistero della grotta
di Domenico Milani
Che il viaggio da Nazareth a Betlemme rappresentasse una piccola avventura era scontato e, comunque, riferendoci ai testi in nostro possesso, soprattutto ai vangeli di Luca e di Matteo e ai costumi in uso nel paese in quei tempi, con un po’ di fantasia, possiamo ricostruire così gli avvenimenti.
La carovana si mise in cammino e si diresse verso il sud del paese, per recarsi a Betlemme, non lontano da Gerusalemme, ove - secondo l’antica tradizione - sarebbe nato il futuro messia.
Fra i viandanti di questo strano viaggio per il censimento ordinato dall’imperatore, notiamo due persone: un falegname e la sua giovane sposa in stato di avanzata gravidanza. Avevano caricato le loro povere provviste sul basto dell’asinello che sarebbe servito anche da soma per questa giovane mamma, non più in grado di fare tanta strada a piedi. Pendevano, ai lati del basto, a destra, un cestone di vimini con una coperta, utensili da cucina, qualche pentolino, e, a sinistra, l’altro cestone con farina di frumento per fare le focacce, e frutta secca.
Ed eccoli partiti.
Delle vicende del viaggio non ci rimane alcun testo scritto né racconto orale. Dobbiamo arrivare nelle vicinanze di Betlemme ove i pellegrini sono finalmente arrivati, stanchi e impolverati, per riprendere il nostro racconto.
Il volto più provato è quello della donna incinta che, però, esprime quella dolcezza infinita che è propria delle mamme prossime al parto, con quei grandi occhi aperti al sorriso. C’erano difficoltà ad accasarsi nel caravanserraglio, ed erano stati costretti ad accontentarsi di una grotta dei dintorni ove anche altri pellegrini avevano trovato riparo, fuori dagli occhi indiscreti e lontano dal vociare di tanta gente.
È difficile dire quando la donna avvertì che i dolori si facevano più intensi e che il momento del parto era giunto. Le donne le si posero accanto e quale fu la loro gioia quando le presentarono il piccolino appena nato che gridava a pieni polmoni e che, dopo alcuni profondissimi singulti che lo scossero da capo a piedi, s’acquietò e poté, finalmente, attaccarsi al seno di sua madre. Dopo la prima poppata, lavato ed avvolto in fasce, fu deposto sul cestone del pane, posto lì accanto, ove le donne avevano preparato un primo soffice nido, con panni e una copertina.
Così nacque Gesù.
Poi, quel bimbo divenne adulto e cominciò a muoversi fra campagne e villaggi del paese, come i profeti antichi, e a parlare di Dio come se fosse il suo vero Padre e a dire alla gente come avrebbe dovuto comportarsi per essere gradita al Signore. È scritto anche nei libri che parlano di lui, che operò molti prodigi come quando comandò a Lazzaro, un suo amico, già sepolto da 4 giorni, di venir fuori dalla tomba e di tornare a vivere come prima.
Tutto questo, però, finì per attirare su di lui l’odio di tanti compatrioti che lo accusarono davanti al procuratore romano - a quell’epoca il paese era sotto la dominazione dei romani - e questi, senza tanti scrupoli, lo fece condannare a morte.
Infatti, venne appeso allo spaventoso supplizio della croce, come si usava. E così, spirò.
Ma non era ancora finita.
Centinaia di persone hanno affermato, con giuramento, di averlo incontrato di nuovo, redivivo, risuscitato da Dio, e di aver parlato e mangiato assieme a lui anche dopo che lo avevano accompagnato alla tomba.
E adesso, che cosa succede?.
Ci sono, al mondo, oltre due miliardi di persone che non hanno mai sentito parlare di lui.
Ci sono centinaia di milioni di persone che dicono che la risurrezione di Gesù Cristo è una favola.
Ce ne sono altrettanti che dicono, invece, che è proprio vero e moltissimi, tra questi, per il passato come al presente, hanno testimoniato e testimoniano questo fatto morendo tra atroci tormenti, a conferma di questa convinzione.
Che fare?
Che se poi Dio è come tantissimi dicono che sia, allora la cosa potrebbe essere vera sul serio. I libri sacri dicono che a Lui - se c’è - tutto è possibile.
Ed è difficilissimo, direi impossibile dimostrare che Dio non esiste.
Il mistero della grotta diventa il mistero di Dio.
I paradossi