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Il resto del mondo Dicembre 2007

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Luciano Bosi   Nuovi suoni organizzati

Il Festival Musica dei Popoli compie trent’anni

di Luciano Bosi

Questo mese vorrei rivolgere occhi ed orecchie a prezioso documento curato dall’etnomusicologo Leonardo D’Amico dal titolo Musica dei popoli. Viaggio nella musica tradizionale del mondo.

Il volume celebra i trent’anni di attività del Centro FLOG Tradizioni Popolari, nato per volontà della Fondazione Lavoratori Officine Galileo di Firenze che a sua volta, con lungimiranza e apertura culturale, attivò nel 1979 il Festival Musica dei Popoli, anch’esso giunto alla trentesima edizione.

Per l’Italia, il Festival Musica dei Popoli ha rappresentato la prima rassegna internazionale di musiche tradizionali, oltre ad essere uno dei primi festival etnomusicali del mondo. Basti ricordare che la prima edizione del WOMAD (World of Music Arts and Dance), festival voluto da Peter Gabriel, è del 1982. Il festival Musica dei Popoli è stato ideato e diretto fino al 1992 da Gilberto Giuntini, grande ideatore di iniziative culturali, ricercatore sensibile ed idealista, rimasto sempre invisibile malgrado le sue numerose qualità. Per me rimane un caro amico, conosciuto nel 1981, che ci ha lasciato troppo presto.

Il volume comprende 333 pagine di testo organizzate per aree geografiche, delle quali 290 sono riservate a schede descrittive dei gruppi musicali e 12 ad approfondimenti di esperti etnomusicologi, il tutto per raccontarci degli oltre 300 concerti proposti nelle 30 edizioni del festival. A completamento del volume, troviamo un dvd che con i suoi 120 minuti di musiche ed immagini ci conduce in una splendida epifania di suoni e silenzi lontani.

Uno degli aspetti più peculiari che emerge da questa finestra sul Festival Musica dei Popoli è l’eterogeneità delle proposte, non solo in senso etnografico, ma anche da un punto di vista stilistico: tra le varie manifestazioni musicali presentate troviamo sia ensemble rigorosamente tradizionali (popolare, accademico, religioso…), sia esperienze creative di stampo più innovativo, non avulse da inevitabili quanto vitali meticciamenti sonori. Non possiamo credere che le tradizioni debbano rimanere statiche ed immutabili, è necessario riconoscere il valore di chi cerca di rinnovare la tradizione rispettandone le origini per non gettare nell’oblio quei gesti sonori che da sempre caratterizzano la splendida e quasi infinita varietà di generi.

Un vero e proprio viaggio sonoro intorno al mondo, fondamentale anche per rendersi conto di quale enorme ricchezza espressiva e culturale la globalizzazione conformante ed unificante potrebbe dissolvere, cosa che purtroppo in parte sta già avvenendo.

Vorrei concludere con un doveroso tributo alla FLOG per tutto quello che fa e promuove da quasi un trentennio: il Festival Musica dei Popoli; il Festival del Film Etnomusicale, nato come arricchimento dell’attività concertistica; la Medioteca, fornitissima di documenti audio e video predisposti per la consultazione.

Un patrimonio di grande valore politico e culturale che i lavoratori delle Officine Galileo di Firenze decisero di promuovere fin dalla costituzione della Fondazione il 19 settembre 1945. Nello statuto infatti si legge: «[…] la Fondazione si propone di svolgere un’attiva opera educativa allo scopo di migliorare la cultura dei lavoratori della Galileo e le loro facoltà tecniche e morali, poiché solo attraverso un maggiore approfondimento delle cose della natura e del mondo gli animi acquistano carattere e gli uomini coscienza del proprio destino…».

Insomma, un documento che non può mancare nelle case e nelle scuole di chi è interessato alle culture del mondo.

©Cem Mondialità

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