Il resto del mondo Dicembre 2007
Nuovi suoni organizzati
Gli iiir, la pipì e una traiettoria di sguardi
di Daniele Barbieri
Davanti alla posta di via Orsini, a Imola. Non lontano da qui è nato Andrea Costa, «apostolo dei lavoratori». Immigrati in fila per regolarizzarsi: resse sì, ma risse no. Secondo il buon senso di chi si preoccupa solo dell’ordine pubblico tutto bene. La lista autogestita, un foglietto improvvisato da chi teme i furbetti dell’ultimora, elenca 137 nomi. In fila al freddo, per due notti. «Che succede?» chiede alle 14 in via Orsini un tipo che vuol fare un ccp. «Oggi è aperto solo per gli stranieri che devono regolarizzarsi». Se esistesse l’Oscar del pregiudizio forse lo vincerebbe la signora che commenta: «Noi italiani discriminati sempre». Ha l’aria di un’iscritta al gruppo «iiir» cioè ignoranti, impauriti, infelici, ricchi. Gruppo numeroso anche in Emilia Romagna che potrebbe essere curato da questi quattro mali… se sapesse di essere «iiir», infetto. Di tutto ciò al Comune di Imola (un centro-sinistra allargato) importa poco. Si sono accorti di donne e uomini stranieri al freddo solo dopo aver visto alcuni nativi portare un po’ di tè caldo, come del resto accade in altre città. Nativi che spontaneamente scendono giù dalle case riscaldate per chiedere ad altri esseri umani al freddo: «volete qualcosa di caldo? Possiamo cucinare un po’ di pasta, va bene?». Nessuno chiede di che colore è il passaporto ma solo «vuoi che ti tenga il posto un attimo? Così fai la pipì». Pisciare per strada, si sa è brutto. Sulle cacche dei cani a Milano si giocò una campagna elettorale: da tempo siamo una società esageratamente ossessionata dallo sporco che «si vede» e del tutto disinteressata dalle sporcizie invisibili (la chimica ma anche le fabbriche di armi, il denaro «sporco»…). Ma siccome il Comune di Imola è ossessionato dalla sporcizia che «si vede», l’idea che qualcuna/o pisci per strada o negli attigui giardinetti provoca un serio soprassalto. Così compaiono quattro gabinetti mobili, la definizione esatta è «servizi integrati per l’ambiente», marca Sebach. Bene. Ma fa freddo. Nel centrosinistra allargato di Imola si preoccupano di coperte, sedie pieghevoli e thermos come fa, per esempio, l’associazione «Trama di terre»? Solo in ritardo viene allertata la «protezione civile». Tardi. E poco. Ma forse freddo, dignità, solidarietà non hanno la stessa importanza del pisciare fuori dagli spazi consentiti. Era il «decreto flussi 2006». Chissà se nel 2007 qualcuno ha capito. Se per intendere che quelli sono esseri umani non basta un’occhiata forse al centro-sinistra allargato potrebbero leggere un libro. Si chiama Traiettorie di sguardi: e se gli altri foste voi? Lo ha scritto (per Rubbettino nel 2001) Genevieve Makaping, camerunese che insegna a Cosenza. La quarta di copertina spiega: «Siamo abituati a muoverci con “naturalezza” nel nostro ambiente, come se il mondo fosse uno solo: bianco, civilizzato, occidentale, più o meno ricco. Anche senza volerlo siamo ego-euro-centrici. […] Ma chi siamo noi negli occhi di questi presunti altri, come ci vedono loro?». Ed ecco la Makaping provocarci: «guardo me che guardo loro che da sempre mi guardano». Volete provare? Ah, se il titolo di questa rubrica vi suona misterioso provate a leggere Omsizzar al contrario.
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