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Interculturafase2 Febbraio 2007

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   Intercultura fase2

Il sogno di Gegè, educatore impertinente

di Gianfranco Zavalloni

È quasi automatico: con i colleghi di lavoro o nasce rispettosa indifferenza o coinvolgente complicità. Con Eugenio Scardaccione, collega maestro ed ora collega dirigente, ci si è indirizzati su questo secondo sentiero, una sincera complicità nata nell’estate del 1983 quando si salimmo (io da Cesena e lui da Bari) a Barbiana, per vivere insieme quell’eccezionale momento di formazione umana e professionale, quale era il Campo Estivo degli «Insegnanti per la Nonviolenza».

Eugenio, conosciuto in tutta Italia (e non solo) come Gegè, ha origini Lucane. È nato, infatti, ad Aliano (Matera), nella misteriosa ed incantevole terra dei calanchi descritta da Carlo Levi nel suo Cristo si è fermato ad Eboli. Risiede a Bari, dove fa il preside o, come si dice oggi, il dirigente scolastico. Nel 2004 (primo in Italia) scrive e pubblica «Tu bocci. Io sboccio», un libro edito dalle edizioni La Meridiana di Molfetta, nel quale affronta il tema della bocciatura a scuola, vista dalla parte di chi la bocciatura l’ha subita ed è poi è divenuto - nel tempo - insegnante. Nella sua carriera da studente, Scardaccione, il cui cognome era spesso per gli insegnanti o amici occasione di derisione, è stato - infatti - un pluririmandato a settembre (5 volte) e un pluribocciato (3 volte).

Quel Tu bocci! Io sboccio ha suscitato molto interesse e clamore e ha aperto la strada ad un secondo libro, in distribuzione nelle librerie da poche settimane, dal titolo altrettanto provocatore: Tu secchi! Io fiorisco.

«Con la sfacciataggine del giullare che cala le braghe al re di turno», nota il pedagogista Daniele Novara nella sua Prefazione, «con la naturalezza del ragazzo di cortile, con la sfrontatezza di chi non ha niente da difendere se non le sue idee e la sua storia, l’autore di Tu bocci. Io sboccio torna ai suoi lettori rendendo pubblico il proprio personale racconto autobiografico. Libera le pagine dai cassetti in cui più o meno tutti conserviamo gelosamente – ma per chi? – le nostre riflessioni, i nostri sogni e le nostre inquietudini.

Lo stesso Gegè definisce il libro «un miscuglio ben variegato ed un modo di far uscire dalla testa e dal cuore tutte quelle note, quei ricordi, quelle sfumature e quegli appunti che fanno parte dell’esistenza di ognuno di noi, che non aspettano altro che di s-bloccarsi».

Superando il blocco che spesso tutti noi portiamo dentro, Gegè fa un’opera di condivisione delle sue esperienze, raccontando in maniera autobiografica, i suoi viaggi, i sogni trascritti per circa quattro anni (851 sogni scritti tutte le mattine e raccolti in quattro quaderni), le feconda memorie di incontri con le persone, le metafore che aiutano a disvelare un universo interiore. I temi di cui sono infarcite le pagine del libro sono a tutti noi cari: la pace, la nonviolenza, il racconto, l’umorismo e l’allegria, l’elogio della poesia, della bellezza e della lentezza, la centralità della scuola, l’interiorità, la ricerca spirituale, le figure di don Lorenzo Milani e la scuola di Barbiana, la maieutica di Danilo Dolci, il sorriso di Frère Roger.

E per concludere questa mia breve introduzione alle memorie e ai sogni dell’amico Gegè, non posso non citare la splendida poesia di Danilo Dolci, che ben si adatta, dal titolo C’è chi insegna.

C’è chi insegna


C’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.

C’è chi insegna lodando
quando trova di buono e
divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.

C’è pure chi educa
senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo
aperto ad ogni sviluppo
ma cercando d’essere franco
all’altro come a sé,
sognando gli altri
come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.

©Cem Mondialità
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