Il resto del mondo Febbraio 2007
Il "resto del mondo"
Sistema scolastico e il «sogno americano» *
di Andrea Raza
Il «mito della meritocrazia»
Fra i primi «valori» che la società statunitense tende ad attribuire come propri viene spesso proclamata l’«uguaglianza di opportunità» per tutti i cittadini, indipendentemente dal colore della pelle, dal luogo di origine e dalla classe sociale: il cosiddetto «sogno americano» si fonda sul principio della meritocrazia, per il quale ogni cittadino ha le stesse possibilità di raggiungere i propri scopi nella professione, nella vita e nella società, ricorrendo esclusivamente alle proprie capacità e al proprio lavoro.
Ciò che risulta evidente nella società statunitense è, tuttavia, un’enorme disparità fra le condizioni dei cittadini «bianchi» e di quelli «non-bianchi», categoria che include tutte le restanti «minoranze razziali». Può sembrare assurdo parlare di «razza» nel XXI secolo, quando è chiaro che biologicamente non esiste alcuna «razza» se non quella umana e che vi sono maggiori differenze genetiche tra individui di uno stesso «gruppo etnico» che tra individui di gruppi diversi 1. Appare anche assurdo dover parlare di «bianchi» e di «non-bianchi», pretendendo in tal modo di porre il cittadino «bianco» come punto di partenza per la definizione dell’Altro. Tuttavia, è palese che il problema razziale negli Stati Uniti è tutt’altro che risolto e che, empiricamente parlando, gruppi di consistente presenza come gli afro-americani, gli ispanici (latinos) e gli asiatici-americani, sono relegati ai margini della società, soggetti a discriminazione e godono di minori diritti rispetto al gruppo «dominante» e privilegiato composto dai cittadini «bianchi» 2. Non si può dunque non considerare la dicotomia «bianchi/non-bianchi» se si vuole analizzare la società statunitense.
Ci si pone allora l’interrogativo: perché questa ineguaglianza, se la società statunitense offre pari opportunità e diritti a tutti i cittadini? Molti studiosi parlano di una supremazia dei «bianchi» nella realtà nordamericana, che tende a mantenere lo status quo attraverso forme di «razzismo istituzionalizzato» 3 reso invisibile e legittimato attraverso strumenti e mezzi quali l’educazione, i mass media e le istituzioni. Alcuni esempi mettono chiaramente in luce questa forma di discriminazione a partire dal sistema scolastico statunitense.
Scuole «bianche», scuole «di colore»
Partendo dal presupposto che per raggiungere un livello professionale sufficiente per condurre una vita dignitosa è necessario possedere un buon grado di istruzione, in una società fondata sulla meritocrazia l’educazione rappresenta dunque il primo passo per la distribuzione delle pari opportunità. Ecco però che i fondi per l’educazione negli Stati Uniti sono in gran parte forniti dalle tasse di proprietà locali. Da ciò deriva che istituti scolastici di quartieri ricchi possono ricevere più denaro per l’educazione rispetto alle scuole dei distretti più poveri. E negli Stati Uniti è ancora altamente presente una segregazione di fatto delle abitazioni, ovvero diversi gruppi razziali tendono a risiedere in quartieri distinti, per cui nelle zone centrali delle grandi città (più povere ed economicamente accessibili) si concentrano in prevalenza le cosiddette «minoranze» etniche, mentre i «bianchi» tendono a stabilirsi nei quartieri più lussuosi adiacenti alla città (suburbs). Il risultato di questa politica è facilmente prevedibile: i figli dei «non-bianchi» frequenteranno scuole con minori risorse finanziarie 4.Ciò significa che questi studenti avranno a disposizione insegnanti con minore esperienza, inferiori risorse tecnologiche, libri di testo più vecchi rispetto agli studenti di una scuola in prevalenza «bianca». Di conseguenza sarà per loro inferiore anche la possibilità di accedere a un college prestigioso, che esige una preparazione scolastica di maggiore livello, precludendogli così anche l’accesso a una professione dignitosa e più remunerativa.
Confraternite e ri-segregazione nei campus universitari.
Sebbene la segregazione razziale sia stata legalmente abolita negli anni ‘60, risulta ancora oggi evidente una netta «ghettizzazione» sia fra le diverse scuole, sia all’interno degli stessi istituti. Quest’ultimo fenomeno è radicato soprattutto nel sistema universitario: nella maggior parte dei college americani dove esiste un sistema di confraternite (fraternities e sororities) gli studenti «non-bianchi» vengono prevalentemente esclusi da questo tipo di organizzazioni universitarie a pagamento. Oltre ad essere normali circoli studenteschi, le confraternite creano reti sociali che si estendono anche al di fuori del college e agevolano l’entrata nel mondo lavorativo e nella politica (vedi Tabella 2). In questo modo, buona parte dei neo-laureati «bianchi» finisce per essere preferita ai concorrenti «di colore», non tanto per merito personale, quanto piuttosto grazie a un tacito privilegio.
Questi esempi mettono in luce l’ineguaglianza del sistema scolastico statunitense presente già nelle sue fondamenta, a partire dall’istruzione primaria fino a quella universitaria, con un’inevitabile ripercussione sul futuro professionale e sociale dei cittadini «non-bianchi» statunitensi.
Tabella 1:
Fra i molti risultati emersi dal Council of Economic Advisor del settembre 1998 (l’unico negli ultimi 10 anni, indetto dal Presidente Bill Clinton), emerge che, rispetto ai membri di minoranze etniche/razziali, i cittadini «bianchi» potranno con più probabilità:Frequentare scuole primarie e secondarie in classi con minor numero di alunni
Avere accesso alla tecnologia informatica nella scuola pubblica e a casa durante la scuola primaria e secondaria
Frequentare e laurearsi presso un college o un’università
Guadagnare salari più elevati
Tabella 2:
Un quarto dei direttori delle 500 maggiori società statunitensi provengono da una confraternita studentesca;Il 48% dei presidenti U.S.A., il 42% dei senatori, il 30% dei membri del Congresso e il 40% dei membri della Corte suprema provengono da confraternite;
La stragrande maggioranza di costoro è, ovviamente, composta da «bianchi».
©Cem Mondialità
NOTE:
* Alcuni concetti espressi in questo articolo sono presi da Robert Jensen, “Race Words and Race Stories”, in The Heart of Whiteness. Confrontong Race, Racism and White Privilege, City Lights, San Francisco 2005.
[1] American Anthropological Association, sul concetto di “Razza”, 17 maggio 1998
[2] Si vedano a questo proposito i risultati delle ricerche “Changing America: Indicators of Social and Economic Well-Being by Race and Hispanic Origin”, a cura del Council of Economic Advisors, settembre 1998 e “The State of the Dream 2004: Enduring Disparities in Black and White”, a cura di United for a Fair Economy, gennaio 2004
[3] Robert Jensen, op. cit., p. 18
[4] Elizabeth Martinez, “Seeing More Than Black and White”, in De Colores Means All of Us: Latina Views for a Multi-Colored Century, South End Press, Cambridge 1998, p. 3.