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Dossier Gennaio 2007

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Preferire. È inevitabile che esista un Beniamino?

Antonio Nanni

Dobbiamo riconoscere che l’affettività, le emozioni, l’eros, pur essendo dimensioni prioritarie nella vita personale di ogni giovane e di ogni docente, maschi o femmine, non vengono però adeguatamente considerati nel mondo della scuola e dell’educazione.

È una grande bugia far credere che i rapporti educativi siano freddi, glaciali, meccanici e asessuati come quelli tra robot. Non è così.

La presenza di una tonalità affettiva nella relazione educativa introduce sempre la realtà innegabile e assolutamente naturale della preferenza.

Sì, le relazioni educative tra insegnanti e allievi, perfino tra genitori e figli, sono asimmetriche nel senso che non sono tra loro omologabili. Non è vero che tutti gli alunni sono uguali, né che tutti i figli siano uguali. Si fa fatica ad ammettere il dato sfuggente e incontrollabile della preferenza, ma è necessario parlare di «amore educativo» con una sua base istintuale ed emozionale (denominabile «eros educativo») e con una sua espressione sentimentale (denominabile «affetto educativo»).

D’altronde la vicenda di Israele, storicamente paradigmatica, sta a dimostrare che, stando al racconto della Bibbia, neanche Dio sfugge alla dinamica delle preferenze sia sul piano collettivo (il popolo eletto), sia sul piano personale (Saul). La stessa dinamica si ripete tra Giacobbe e i suoi figli (Beniamino). Per questo siamo propensi a credere che alla preferenza debba essere riconosciuto un carattere di universalità.

È tempo dunque di dare tutto lo spazio che merita ai contenuti affettivi della relazione educativa che vanno ben al di là dell’apprendimento. A scuola non ci sono solo cervelli ma corpi sessuati e animati da passioni. L’interazione educativa non è riducibile solo alla sfera cognitiva ma è anche emotiva e simbolica.

In conclusione, bisogna aprire la scuola alla vita delle persone, non solo al mondo delle conoscenze.
©Cem Mondialità
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