Intercultura Cem Mondialità, per l'educazione interculturale

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Interculturafase2 Gennaio 2007

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nadia Savoldelli   Intercultura fase2

Sul palcoscenico un Beniamino? Forse... ma nel laboratorio teatrale, mai!

Nadia Savoldelli

 

Educare all’interculturalità attraverso le attività teatrali a scuola significa parlare di relazione. Questa caratteristica propria dell’uomo è l’apertura all’altro: un’apertura che non è semplice scambio di comunicazione, ma un’esperienza di partecipazione affettiva e di reciprocità.

Relazione a teatro è la comunicazione autentica che si celebra nell’incontro personale: ciò implica che ciascuno accetti l’altro così com’è, senza pregiudizi e preferenze preclusive. L’incontro con l’altro è uno degli aspetti fondamentali dello laboratorio che si rivolge ad un gruppo di persone: è lì che l’individuo si può rispecchiare, può confrontarsi e ricevere stimoli per cambiamenti o conferme della propria identità. Il gruppo stesso quindi non può accettare l’esclusione di qualcuno per rifiuto o per elevazione a «prediletto»: non potrebbe continuare nell’attività di elaborazione basata sullo scambio collettivo. Se succedesse non sarebbe teatro educativo ma il teatro dei «talenti eccellenti», dei protagonisti per «censo», dei pregiudizi, delle conferme e non della scoperta e della spinta evolutiva per diritto che la scuola deve garantire a tutti gli alunni! La classe che non è gruppo non riesce a fare teatro: quindi il primo compito per l’educatore è operare perché ciò avvenga, altrimenti è solo esibizione di alcuni, progresso settario, performance strumentale al successo prevaricatore (come spesso sono le «recite» scolastiche con protagonisti i ragazzi che sono già «i bravi» della classe nell’apprendimento e che meglio rispecchiano la mentalità del docente).

Quando ho reso partecipi tutti gli allievi in ruoli attivi sulla scena, spesso ho visto lo sguardo riconoscente dell’allievo abituato a primeggiare: finalmente ha potuto rilassarsi dalla prestazione eccellente e sentirsi tra pari! L’intervento laboratoriale opera nell’insieme delle interazioni in cui i singoli accettano di dipendere dal gruppo, apprendendo a coniugare insieme autonomia personale e appartenenza ad un’entità più grande di loro. Allora gli applausi sono veramente per tutti…

Il conduttore del laboratorio

Il laboratorio interculturale di teatro è un’occasione per fornire alle persone quegli aiuti e quegli stimoli che permettono a ciascuno di essere artefice della propria maturazione: il conduttore svolge quindi funzione di stimolo e non di selezione pregiudiziale. Egli deve favorire la rielaborazione del vissuto da parte della persona, in quanto essere progettuale inserito in una specifica cultura sociale. La possibilità del conduttore di accogliere e dare fiducia a ciascun membro del gruppo passa attraverso l’esistenza di una comunicazione autentica tra il primo e il secondo, volta alla trasmissione di contenuti e di valori; la qualità dell’ intervento educativo è data sia dai contenuti sia dalla relazione umana che si instaura tra conduttore/allievo: i contenuti, infatti, vengono appresi meglio se vissuti all’interno di una ricca relazione umana. La scelta è quella di trattare la comunicazione educativa integrando contenuto e relazione in un tutto unitario: questo presupposto di partenza consente di rispettare la doppia esigenza di offrire ai membri del gruppo un insieme di conoscenze precise e allo stesso tempo permette loro di elaborare in modo originale e creativo le caratteristiche di cui ognuno di essi è portatore. Questo clima di fiducia e rispetto porta ad una intima relazione affettiva che passa in ogni gesto, sguardo, incitamento che fa superare molti ostacoli, prevenendo timidezze, paure, imbarazzi. Se il conduttore lascia qualcuno nella convinzione di riuscire, può star certo che l’allievo riuscirà a compiere le azioni necessarie perché si avveri ciò che si auspica. Se lasciamo invece spazio alla convinzione di fallire, maggiori saranno le azioni negative che si compiono perché ciò che è temuto accada. È un effetto molto noto in psicologia che si chiama profezia che si autoavvera o effetto Pigmalione. Nel laboratorio teatrale di educazione interculturale i timori sono tanti, sia nel conduttore che in ogni allievo: ma quando sei preparato alla sfida (qualunque essa sia), l’unica cosa che può farti fallire è la paura di non farcela! E nel teatro che attraversa linguaggi, comportamenti, ricordi, emozioni, paesaggi e culture diversi, la sfida è davvero sempre davanti a tutti.

Il laboratorio interculturale di teatro e i suoi scopi

L’obiettivo principale quindi del laboratorio interculturale di teatro è lo sviluppo delle coscienze dei partecipanti e della loro capacità di vivere in modo consapevole la difficile realtà socioculturale: questa finalità impegnativa richiede al conduttore una collaborazione senza incertezze ed una profonda coscienza critica. Per sviluppare la criticità necessaria a capire i problemi che vivono i membri del gruppo laboratoriale e a impostare una consapevole risposta educativa, il conduttore deve possedere un buon dominio conoscitivo ed una competenza analitica. Se il compito principale del conduttore è far crescere le relazioni positive nel gruppo è anche vero che lui ne può uscire e stare ai margini. Mi è capitato di condurre un laboratorio sentendomi a volte un’intrusa: nel gruppo di adolescenti si attivavano energie e relazioni dalle quali ero esclusa… meglio mettersi da parte, avere una presenza discreta e gentile. La gentilezzaè infatti una dimensione relazionale da ricercare maggiormente in queste attività, ma non farebbe certo male alla scuola intera avere spazi di relazione con il «riguardo» per le persone. È sempre troppo frequente passare nei corridoi scolastici e sentire i docenti parlare con un tono severo, duro, di rimprovero. Molti allievi mostrano il loro disagio davanti al grido, al tono forte della voce dell’insegnante: e cosa si ottiene? La chiusura della comunicazione, la diffidenza, la lontananza tra l’alunno e il docente. Nel laboratorio teatrale invece il clima di gentilezza si attraversa nel rispetto del conduttore per i singoli e per il gruppo che ha bisogno di spazio, di tempo, di silenzio, di ascolto… Un altro importante compito del conduttore è inoltre quello di abilitare il gruppo a prendere decisioni: arrivare ad una decisione comporta la fatica di trovare un accordo che non sia frutto di un atteggiamento competitivo ma cooperativo, in cui tutti vengono considerati decisori. E quando mai lasciamo questo spazio alla classe? Per fare questo occorre offrirsi con totale disponibilità alle esigenze comunicative del gruppo; per fare ciò il conduttore deve possedere particolari motivazioni al comunicare quali la fiducia ed il forte sentimento di empatia verso ogni singola persona. Se si allestisce uno spettacolo ciascuno deve trovarsi a suo agio in ruoli diversi, condivisi e mai imposti dal conduttore o dal gruppo! Il conduttore deve rivolgersi al gruppo nella sua totalità, effettuando degli interventi ricchi di stimoli atti a permettere un processo di liberazione, di potenzialità e di creatività: egli deve fare in modo che i ragazzi prendano coscienza delle loro capacità latenti, spronandoli a vivere e a lavorare insieme, perché solo in questo modo la sua funzione sarà adempiuta efficacemente.

©Cem Mondialità

Riferimenti bibliografici

Maria Caterina Negri, Valeria Guidotti, Gaetano Oliva, Educare al teatro, La Scuola, Brescia 1998
Gaetano Oliva, Il laboratorio teatrale, LED, Milano 1999 

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