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Il resto del mondo Gennaio 2007

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Stefano Curci   Il "resto del mondo"

L’effetto Pigmalione, un approccio sperimentale

di Stefano Curci            

 

Sul tema della preferenza a scuola, proponiamo uno studio di Lucia Lumbelli e Susanna Mantovani, riproposto nella collana «condizionamenti educativi» della Franco Angeli: Feed back ed effetto Pigmalione1.

Le autrici utilizzano per la loro analisi gli studi classici sull’effetto Pigmalione di R. Rosenthal, che già negli anni sessanta svolse ricerche sulla comunicazione non intenzionale e sulla comunicazione delle aspettative, sia in laboratorio, sia sul campo. Gli studi dimostrarono che, nei casi in cui si fossero favorite negli insegnanti aspettative particolarmente favorevoli riguardo lo sviluppo intellettuale di bambini che partivano da condizioni di svantaggio culturale, alla fine i bambini rivelavano nell’apprendimento progressi molto diversi se paragonati a quelli di bambini seguiti da insegnanti ai quali non era stata comunicata nessuna aspettativa.

Le autrici hanno indagato le modalità espressive attraverso le quali le aspettative vengono comunicate non intenzionalmente. Il correttivo all’effetto Pigmalione non può essere solo una maggiore autoconsapevolezza dei moventi personali inconsci da parte dell’insegnante, il vero progresso passa per forme di addestramento dell’attenzione e della percezione, quindi di un miglioramento a livello cognitivo, a condizione di isolare i problemi affettivi personali.

Il controllo del comportamento verbale sembra più semplice, tuttavia è molto complesso cercare un approccio scientifico per il «quasi-impercettibile».

Altre ricerche hanno mostrato insegnanti impegnati a offrire feed back (sorrisi, occhi negli occhi….) ai ragazzi da cui si aspettavano di più: si è visto che all’insegnante sfuggiva solo il 3% delle comunicazioni degli allievi ritenuti migliori, mentre era ignorato ben il 15% di quelle degli allievi ritenuti peggiori. Ulteriori ricerche hanno dimostrato che gli insegnanti tendono a «rinforzare» le comunicazioni degli studenti «migliori» rivolgendo domande più frequenti e stimolanti, e danno loro più tempo per rispondere rispetto ai presunti «lenti». Gli insegnanti a cui veniva dimostrato tale atteggiamento si giustificavano dicendo che - prevedendo risposte deludenti - preferivano dedicarsi di più ad allievi gratificanti. Gli insegnanti che accettarono di standardizzare domande e tempi di risposta rivelarono un generale miglioramento nelle prestazioni dei loro studenti.

Le autrici hanno realizzato un esperimento che riguardava due gruppi di bambini del primo anno della scuola materna: è in quella fase evolutiva che si compiono le premesse per il futuro cognitivo e caratteriologico. In un primo momento il bambino sedeva dietro ad uno schermo e doveva passare alla sperimentatrice, attraverso una piccola apertura, degli oggetti: un gruppo di bambini era «confermato» dalla sperimentatrice che ogni volta pronunciava il nome dell’oggetto; nell’altro caso tutto avveniva in silenzio e se il bambino chiedeva qualcosa la risposta esortava a darsi da fare. Quando i bambini esitavano, quelli appartenenti al primo gruppo venivano interrogati se volevano proseguire, gli altri erano esortati.

Poi i bambini venivano riforniti di pastelli e fogli: per il primo gruppo di bambini la sperimentatrice ricorreva a conferme verbali, mentre per il secondo c’era ancora silenzio o inviti a darsi da fare. Allora si passava a due giochi didattici, uno con la sperimentatrice che continuava la differenza di trattamento, l’altro con la sperimentatrice che rimaneva per tutti in silenzio. L’esperimento porta a concludere che il feed back dell’adulto, consistente in un mero riscontro verbale del comportamento del bambino, esercita un’influenza di rilievo sul comportamento. I bambini «confermati» si sono mantenuti impegnati per un tempo maggiore dei bambini lasciati in silenzio, ma hanno fatto anche un numero minore di errori nelle situazioni problematiche cui erano stati sottoposti. Non sono perciò necessarie espressioni di elogio per l’effetto Pigmalione: bastano mediazioni cognitive sottili e apparentemente neutre.

©Cem Mondialità


[1] In Lucia Lumbelli (a cura di) Pedagogia della comunicazione verbale, Franco Angeli, Milano 2003, pp. 145-161.

 

 
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