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Il resto del mondo Gennaio 2007

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   Il "resto del mondo"

I pesantren, le scuole coraniche dell’Indonesia

di Stefano Vecchia

 

I pesantren sono l’equivalente indonesiano delle madrasa: scuole in cui la base dell’insegnamento è religioso, anche se non in modo esclusivo, e in cui gli insegnanti sono anzitutto degli uomini di Dio. Tuttavia, il ruolo dei pesantren è sempre andato al di là di un puro scopo educativo. Milioni di indonesiani hanno ricevuto in parte o tutta la propria educazione morale, religiosa e anche pratica in queste istituzioni che si contano a migliaia in tutto l’arcipelago (con una forte concentrazione a Giava orientale), e in esse si sono formati anche molti leader di questo immenso paese. Istituzioni di dimensioni a volte minuscole, a volte notevoli, autogestite dalle comunità locali, associate o meno a una moschea, i pesantren costituiscono un sistema educativo non alternativo, ma complementare a quello nazionale.

Scuole come base dell’identità nazionale

Il vocabolo pesantren deriva dalla parola santri, gli studenti che desiderano acquisire una conoscenza generale della religione islamica studiando nei pesantren e in altri organismi di carattere religioso. La presenza dei pesantren nell’arcipelago è antica quanto la diffusione dell’islam, e forse ancora di più, con radici nella preesistente tradizione induista.

Ne consegue che queste istituzioni hanno sempre giocato un ruolo essenziale nel definire l’identità indonesiana, costituita da una particolare identità islamica arricchita da numerose influenze, movimenti e correnti. Attraverso di esse si sono trasmesse conoscenze e tradizioni religiose, che hanno permesso la formazione di generazioni di ulama (guide religiose) ma non solo. Infatti i pesantren svolgono il duplice ruolo di luoghi dove si conserva ciò che è importante per la comunità islamica e di centri per la diffusione della fede. Soprattutto a Giava, i pesantren sono anche i garanti della cultura locale. Alimentano un islam con caratteristiche specificamente giavanesi e conservano la tradizione Arabo-Jawi, ovvero la scrittura araba adattata alle lingue giavanese e malese. Una delle ragioni della nascita e dello sviluppo dei pesantren riguarda proprio questo aspetto di continuo rilancio dei valori religiosi locali.

Alla loro guida sono i kyai, insieme maestri religiosi e leader della comunità. Il loro status elevato nella società indonesiana si basa su un complesso di credi e valori. I kyai sono considerati figure che affiancano a una conoscenza profonda in materia religiosa una vita personale improntata a moderazione e devozione, e che sanno esprimere con coerenza le virtù, la saggezza e la forza dell’islam.

La sfida del cambiamento

I pesantren, oggi, sono visti come una delle grandi tradizioni islamiche in Indonesia. Hanno diffuso per secoli il credo islamico nell’arcipelago e sono considerati depositari di valori e di norme, della morale pubblica e privata. Tuttavia, nella mentalità comune, non sono individuati esclusivamente come istituzioni islamiche, bensì come istituzioni indigene, tipicamente indonesiane.

Benché le istituzioni educative laiche possano sembrare più utili a fornire un’educazione varia e completa, i pesantren mantengono intatta la loro capacità di fornire un’istruzione di base a basso costo a decine di milioni di indonesiani, anche per la loro capacità di adattarsi all’evoluzione della società. Una capacità di adattamento incluso in una delle affermazioni programmatiche alla base della filosofia del pesantren: «Mantenere ciò che dei vecchi valori risulta buono e ancora importante e adottare ciò che sembra meglio dei nuovi».

Tutto bene, dunque? Si tratta di realtà utili ad accompagnare il cammino di questo grande paese verso lo sviluppo, il benessere e una piena democrazia? Non proprio.

Come ha affermato l’ex ministro dell’educazione Yahya Muhaimin, da tempo si sente la necessità di una profonda riforma. Non a caso anche diversi leader dei pesantren mandano i loro figli alle scuole statali, invece di educarli nelle scuole religiose... Un chiaro indizio della mancanza di fiducia in queste istituzioni, che rischiano di perdere il sostegno delle comunità se non saranno capaci di rinnovarsi secondo linee funzionali alle necessità delle stesse comunità.

Con lo sviluppo economico e politico dell’Indonesia, sono stati molti i cambiamenti nella società e non potevano non influire sul sistema educativo. Se i pesantren non possono ovviamente astrarsi da questa evoluzione, allo stesso tempo ancor più dipendono dalla loro volontà di aprirsi alle riforme e al cambiamento.

Scuola laica e scuola religiosa

Aprirsi al cambiamento non è facile. I pesantren devono restare fedeli alla propria missione e ai caratteri originari, ma devono essere in grado di adeguarsi ai tempi. Negli anni, molti di essi hanno aggiornato i piani di studio per offrire agli studenti un curriculum di materie religiose e non religiose come, ad esempio, le scienze naturali. Per adeguarsi al sistema d’istruzione nazionale, molti hanno adottato programmi di educazione moderna trasformandosi in madrasah (scuole di vario grado, elementare, secondario e superiore). Queste scuole islamiche seguono curriculum stabiliti a livello nazionale, oltre a fornire diverse ore settimanali di educazione religiosa.

In Indonesia il governo ha parificato i diplomi delle madrasah a quelli delle scuole pubbliche, così che gli studenti delle scuole religiose possano accedere ai livelli più alti d’istruzione. Così facendo, il governo è dovuto intervenire sui programmi scolastici, riducendo le ore dedicate agli studi religiosi, con il risultato che questo ha reso le madrasah meno credibili in quanto istituzioni deputate a fornire un’educazione religiosa.

Per venire incontro all’evoluzione dei tempi, c’è ora più attenzione alle necessità sociali ed educative delle ragazze: alcuni pesantren hanno aperto le porte alle studentesse. I più rinomati tra questi sono il Putri Aniesah di Jember, fondato nel 1981, e il Gontor Puteri Mantingan di Ngawi, inaugurato dieci anni dopo.

Le scuole coraniche sono viste con sospetto in altri paesi, ma in Indonesia il timore che esse suscitano altrove è fugato dalla familiarità e dall’integrazione nella società locale. Certo, i pesantren sono stati e restano centri d’identità nazionale e di autonomia di pensiero nel segno della tradizione, ma se si escludono pochi pesantren (come quelli in cui si sono in parte formati i terroristi dinamitardi che hanno colpito in questi anni a Bali e Jakarta e i loro ispiratori oggi in carcere o latitanti), essi sono aperti all’incontro con fedi diverse. Non va infatti dimenticato che la loro originalità deriva proprio dalla sapiente unione dell’aspetto giuridico dell’islam e dell’aspetto mistico, quello della corrente sufi, cui si deve la diffusione dell’islam in queste isole. Molti santri, infatti, sono soliti citare un hadith (detto) del Profeta: «Chiunque creda in Dio e nell’aldilà deve rispettare i propri ospiti».

 
Non è un paese qualunque, l’Indonesia. Esteso per due milioni di chilometri quadrati, frammentato in 13 mila isole, l’arcipelago indonesiano è un vero crogiolo di razze, culture e religioni a cavallo tra due continenti, Asia e Oceania. Abitato da 240 milioni di persone, ricco di materie prime tra cui il petrolio e di infiniti traffici e industrie, è la maggiore potenza economica dell’Asia sudorientale, paese che, a causa della relativa instabilità politica, soffre un ritardo nei necessari investimenti che lo avvierebbero definitivamente verso uno sviluppo e un benessere che i suoi abitanti attendono da troppo tempo, prima sotto i regimi dispotici e paternalistici di Sukarno e Suharto e poi, dal 1998, sotto un’incerta democrazia parlamentare. Un’incertezza che ha favorito lo sviluppo del radicalismo religioso tra i musulmani di quello che è il maggior paese di fede islamica al mondo. L’88% degli abitanti dell’arcipelago è infatti musulmano, ma un indonesiano su dieci pratica una delle altre fedi riconosciute dalla Costituzione e garantire anche dalla dottrina di Stato, Pancasila. Cattolici, protestanti, hindu e buddhisti sono cittadini di pari dignità.
Le loro preoccupazioni per il diffondersi di idee radicali e jihadiste tra una minoranza islamica, vanno a coincidere con quelle della maggior parte della comunità mussulmana, tradizionalmente formata nei pesantren
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