Editoriale Giugno-Luglio 2007
Editoriale
Se questo è l’uomo
Brunetto Salvarani
Non passa mai di moda, la domanda che l’autore dei Salmi rivolge a Dio, e che vale per ogni stagione: «Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita,/la luna e le stelle che tu hai fissate,/che cos’è l’uomo perché te ne ricordi/e il figlio dell’uomo perché te ne curi?» (Sal 8,5). Provando a tracciare una risposta per l’oggi, possiamo dire che da alcuni anni l’uomo viene sottoposto a straordinari mutamenti, massime sul versante del suo corpo, come mai era avvenuto prima nella storia dell’umanità. Per secoli abbiamo ritenuto che l’educazione si dovesse occupare soprattutto di spirito, coscienza e sapere. Ora tale concezione è radicalmente messa in discussione dall’evoluzione della biologia, e più in generale delle scienze e delle tecnologie: è per questo che l’educazione non può disinteressarsi di quel che sta avvenendo. Ed è per questo che il prossimo convegno viterbese di CEM Mondialità rappresenta per noi un appuntamento cruciale, che – ne siamo consapevoli – colloca sin d’ora il nostro movimento nel cuore della questione antropologica, obbligandoci ad operare con discernimento e a tener vivi i più decisivi interrogativi dell’etica. Dopo aver messo a fuoco, lo scorso anno, col convegno e l’annata della rivista, la complessità del vivere e dell’educare («Tra il bene e il male? Il conflitto negli immaginari dell’educazione»), c’inoltriamo infatti, adesso, ad investigare altri essenziali aspetti del vivere, tra il nascere e il morire: «Umano, disumano, post-umano. Corpo a corpo nell’educazione». Ci troviamo alle prese con una sfida inedita, che vede la scienza e la tecnica condurre l’uomo oltre l’uomo, già sin d’ora descritto come essere bionico, cyborg, simbionte... fino a produrre un conflitto ancor più radicale dei tanti che dominano la nostra epoca, fra religioni, generi, classi, generazioni, e così via, e che pure si situano ancora all’interno di relazioni fra umani. L’avvento del post-umano può mettere sotto scacco la pedagogia, perché si rischia di non comprendere più come si possa educare un uomo ed una donna che corrono il pericolo di vedere irreparabilmente alterata la loro stessa natura umana. Siamo di fronte ad un paradosso che, ripetiamolo, l’educazione non aveva mai conosciuto sinora: la fine di ciò che sembrava essere naturale, immutabile, fisiologico e a suo modo trascendente. Cosa significa attualmente naturale? Che ne è dei principi iscritti nella coscienza di ogni essere umano? Che ne è della loro universalità? Come educare il simbionte che è già fra noi? Difficile rispondere… anche se sappiamo che, in ogni caso, per noi non potranno funzionare, qui, le reazioni apocalittiche né quelle integrate (così di moda!). Non ci spinge né il timore per una catastrofe apocalittica, né l’attesa miracolistica di un evento salvifico, ma l’assunzione di responsabilità verso la nostra mission, un’educazione capace di futuro. L’educazione è convocata ad un corpo a corpo davvero inesplorato. Il quale, da un lato, chiede di indagare i presupposti razionali su cui fondare le regole di una rinnovata etica pubblica e, dall’altro, di definire i confini invalicabili di quella soglia-limite per impedire a ciò che è umano di degenerare nel dis-umano e in un post-umano non gestito da nessuno. O meglio, gestito verosimilmente da chi dei destini di scuola e educazione non appare minimamente interessato. Chiudo ricordando che lo scorso aprile, in occasione della presentazione a Roma del documento ministeriale «Cultura scuola persona. Verso le indicazioni nazionali per la scuola dell'infanzia e per il primo ciclo di istruzione», Edgar Morin sostenne che «oggi serve un nuovo umanesimo»: «nuovo perché il primo umanesimo fu virtuale, non c’erano problemi che riguardavano tutta l’umanità, mentre oggi nel mondo globalizzato i problemi del fanatismo razziale e religioso e quello dell’inquinamento della biosfera accomunano tutta l’umanità: un umanesimo concreto». Nei prossimi mesi ci chiederemo «che cos’è l’uomo», nella direzione di questo umanesimo concreto.
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